domenica, 18 novembre 2018
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PAESE MIO, TI LASCIO, VADO VIA…

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Così cantavano i Ricchi e Poveri con José Feliciano tanti, tanti anni fa a Sanremo. Era il 1971 ed eravamo entrati nei cupi “anni di piombo”, inevitabile conseguenza delle follie del boom economico degli anni ’60. Ma eravamo giovani, c’erano ancora le ideologie che, nel bene e nel male, ci facevano sentire vivi e partecipi nel processo di formazione del futuro. Quante attese e quante speranze furono tradite: non riuscimmo a cambiare il mondo e il mondo invece riuscì a trascinare via dal movimento tantissimi eroi della prim’ora, e a corromperne l’anima per sempre. Vennero gli anni ’80: per reazione agli eccessi degli opposti estremismi e agli orrori che essi avevano generato, ci portarono al liberismo ed al consumismo più becero.

Adesso ci ritroviamo tutti in braghe di tela, sbandati, senza nessuna luce che brilla in fondo al tunnel, in balìa di efferati ladroni di Stato sempre più avidi che ancora prosperano in mezzo allo sfascio dello stato democratico e delle sue istituzioni. Anche per costoro, tuttavia, sembra che l’aria stia cambiando: checché ne dicano Letta o Alfano, i Forconi, assieme a tutti gli altri manifestanti orgogliosamente senza padrinaggi politici, sono ampiamente rappresentanti della realtà dello stato di sofferenza del Paese e potrebbero cacciare porconi e forchette dal Parlamento. La manifestazione di Roma, anche se Piazza del Popolo è rimasta semivuota, è stata un successo considerando che è stata indetta in un giorno feriale e senza organizzatori di partito o di sindacato pronti ad offrire viaggio, cestino, bandiere e cappellini, senza il gettone di presenza che, pare, qualche danaroso è uso elargire a chi è convocato ad applaudirlo.  Chi ha potuto c’è andato con i suoi mezzi e a sue spese, anche a rischio di potersi trovare in mezzo ad infiltrati violenti: chi non ha più nulla da perdere…

Mentre Standard & Poors declassa l’Europa tutta intera – Germania compresa! – incapace di uscire da una crisi dovuta anche alla sua straordinaria cocciutaggine in campo economico e alla persistente tragica inconsistenza politica, gli Italiani vengono sommersi da fiumane di parole: dal logorroico Renzi, dal parolacciaio Grillo, dalle spocchiose supporter di SILVIOFOREVER e dai conduttori di talk show che costruiscono intere serate di chiacchiere su gossip e illazioni, insomma sul nulla.

E’ drammatico constatare che tanto le parole che le azioni di protesta non riescano ancora a produrre una ricetta per almeno cominciare a curare questa società malata. Intanto la gente ha fame, si suicida o delinque perché non ci sono né credito né lavoro mentre si continua a perdere tempo a cercare nuovi nomi per tasse vecchie.

In mezzo a questo sfasciume, chi può se ne va. Vanno via braccia e cervelli – la meglio gioventù – ma anche fabbriche ed imprese e, come d’uso, i capitali in sempiterna fuga dal fisco. Se ne vanno i ragazzi a cercare un futuro migliore, se ne vanno anche i pensionati che scelgono la possibilità di vivere decentemente con le loro magre pensioni in paesi dell’Est o in sperduti arcipelaghi tropicali piuttosto che restare qui a fare la fila alla mensa della Caritas.

Forse è un pensare da vigliacchi, ma l’idea di lasciare questo paese tanto bello e  così irrimediabilmente disgraziato, mi continua a frullare per la testa…

L. P.

 

 

 

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