mercoledì, 19 settembre 2018
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LA NOTTE EUROPEA DEI MUSEI, UNA BELLA PENSATA

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Traducendo guidati dalla sintassi, ma anche dalla semantica del dialetto siciliano, sempre allusivo e rimandante ad un’ulteriorità del detto, ci sentiamo di affermare che l’iniziativa della notte dei musei, lanciata dall’Italia ma allargata a ben 30 paesi dell’Unione Europea, è stata davvero una “bella pensata”.

Bella perché agganciata alla bellezza, caratteristica che nella nostra nazione sovrabbonda, perciò data per scontata, fuori dall’essere pensata come essenza ed opportunità su cui soffermarsi, la notte dei musei è stata sopratutto bella nel senso di buona, nell’accezione di efficace. Una felice pensata, una brillante idea che ha saputo spingere migliaia di cittadini (giovani, giovanissimi ed anche adulti) a centrarsi, almeno per qualche ora, su ciò che abbiamo piuttosto che su ciò che ci manca.

L’organizzazione di un evento che per una notte ha messo a fuoco il patrimonio storico, culturale ed archeologico, una notte che ha catturato l’attenzione di migliaia di cittadini europei sul notevole patrimonio che, come l’aria, ci avvolge, è da sottolineare in tutta la sua portata positiva. Per una notte si è potuto incontrare la meraviglia, lo stupore e di conseguenza vivere la leggerezza, pensare positivo.  Non è cosa da poco in questi tempi tremendi in cui regna la paura del domani, perciò distrarsi con gli occhi puntati sul valore della cultura è cosa opportuna, anzi è un’azione lenitiva, un’azione a contrasto dell’alienazione, un’azione con funzione addirittura di antidoto.

Chi ha potuto partecipare ai tanti eventi organizzati in tante città  ha goduto non solo la visita dei luoghi museali con il biglietto a prezzo simbolico di un euro, ma vi ha sommato spettacoli teatrali, musicali, performance multimediali che si sono succeduti nella 4 ore di durata dell’evento, ha insomma potuto vivere una notte in cui l’immaginario di paradiso, che ciascuno ha dentro, stava a porte spalancate, una notte di incanto.

Moltissimi i centri italiani che hanno onorato l’iniziativa, grandi e piccoli, nel nostro immediato circondario hanno risposto Modica e Scicli. Modica ha aperto alla pubblica fruizione il Parco archeologico di Cava Ispica, un museo a cielo aperto.

L’iniziativa è stata condotta in sinergia tra diversi attori: il Comune che vi ha contribuito con l’operazione di pulizia del sito, dei sentieri e con l’allestimento dell’illuminazione delle grotte, elemento essenziale alla realizzazione dell’effetto suggestivo della nottata,  la Soprintendenza ai Beni Culturali ha messo a disposizione il sito e ha contribuito all’illustrazione del valore archeologico dello stesso. Ciascuno per la propria parte, Istituzioni e Scuole, hanno profuso il massimo d’impegno per la riuscita. L’esito è stato fantastico.

Fantastico perché nel nostro lembo di terra ad amplificare il fantastico vi concorre il cielo con la sua tonalità di blu intenso e profondo, con questa volta stupefacente l’illuminazione delle grotte del sito ha avuto un effetto davvero spettacolare. L’immensa volta sul “fantastico museo” ha amplificato ogni effetto costruito, ma ha soprattutto esibito una potenza incantatrice capace di fare intravvedere l’immensità del profondo alludendo alla vastità dell’universo.

Oltre alle due istituzioni (Comune e Soprintendenza) ad impreziosire il museo a cielo aperto del sito di Cava Ispica hanno concorso i ragazzi delle varie scuole con iniziative culturali ben preparate che hanno regalato al numeroso pubblico intervenuto.

il Liceo Artistico ha contribuito con la proiezione di un documentario sulle bellezze architettoniche della città e una video-mostra dei progetti su Cava Ispica realizzati dalla School of Architecture and Planning dell’Università di Auckland (Nuova Zelanda) a cura del prof. Marco Cannata, modicano, da anni docente di quella Università; il Liceo Classico con uno spettacolo teatrale “La guerra è finita”, testo elaborato dagli alunni con la regia di Alessandro Romano; il Liceo Scientifico con “Teatro di Strada”;  quelli del Liceo Musicale G. Verga con un concerto con musiche di autori contemporanei; l’Istituto Alberghiero con una degustazione a base di prodotti tipici locali; gli alunni dell’Istituto Archimede collaborando alla gestione dell’accoglienza del numerosissimo pubblico intervenuto. Bravi tutti!

Bella Pensata anche quella di rendere i giovani protagonisti dell’evento, non solo perché gli è stata offerta la possibilità di fare esperienza e di mostrare ciò che sanno fare, ma anche per renderli responsabili verso il patrimonio che ereditano, sperando che loro riescano ad essere più capaci di valorizzarlo e farlo fruttare di quanto non sia stata la generazione che li ha preceduti. L’intendimento della Panvini della Sovraintendenza è proprio questo: la fruizione partecipata,  per questo l’istituzione  sta pensando a una giornata dedicata interamente alla pulizia del sito con la partecipazione delle scuole e con quanti intendano partecipare. S’inizia con i giovani che porteranno altri giovani ma l’obiettivo è quello di una fruizione partecipata, la più ampia possibile.

Sarà che a furia di camminare nel deserto di prospettive i nostri canali di speranza si sono disidratati, indeboliti e in grande sofferenza, ma il fatto che Comune e Sovraintendenza abbiano ben collaborato non solo sulla realizzazione dell’evento, ma attorno ad un progetto che si proietta al di la di esso ci fa ben sperare,  auspichiamo solamente che non si tratti di miraggio.

Carmela Giannì

 

 

 

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