giovedì, 19 luglio 2018
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NOI E GLI ALTRI

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Noi e gli altri: razzismo, ipocrisia, falsità, disprezzo, rabbia, egoismo, in poche parole… guerra.

Tutti o quasi, diciamo di non essere razzisti ma sarà vero?

Spesso affermiamo di non esserlo ma, inconsapevolmente, nel nostro modo di dire o di fare, evidenziamo invece atteggiamenti di razzismo e d’intolleranza verso i nostri simili,  spesso anche molto forti.

Sicuramente quello che ci manca, è il vero senso della solidarietà e dell’intercultura, cioè la mancanza di comprensione verso gli altri chiunque essi siano, per i loro diritti che sono anche i nostri, dimenticando che, quando identifichiamo gli altri in qualsivoglia senso, parliamo anche di noi, in quanto altri agli occhi degli altri.

L’ipocrisia s’insinua nei nostri comportamenti e domina le nostre parole.

E’ una simulazione di buone qualità, sentimenti e intenzioni, per apparire diversi da ciò che si è in realtà, ingannando gli altri e noi stessi per primi. In sostanza, per compiacere gli altri, spesso, diciamo cose che non pensiamo e critichiamo l’operato di chi ci sta attorno, fingendo consenso anche nel dissenso, diventando, così facendo, noi stessi, oggetto di critiche; è così che cominciano spesso le incomprensioni in casa, i dissapori fra amici, i disagi fra concittadini, ma anche i conflitti fra interi popoli.

Di falsità, spesso, è intriso tutto ciò che ascoltiamo, notizie infondate, ma che ripetiamo a noi stessi e agli altri come un Ave Maria, finché le rendiamo credibili. Spesso facciamo nostre storie che ci vengono raccontate, pur non avendole minimamente vissute e non essendo a conoscenza dei fatti reali. Sono tante le notizie false, non vere, trasmesse dalle tv, lette nei giornali,  su internet (le classiche bufale), o con il passaparola, che si rivelano infondate e che noi accettiamo per vere e credibili. Disgrazie dove si parla di decine o anche centinaia di morti, mentre in realtà sono due o tre, o qualche decina (per fare audience o per vendere copie), mentre, al contrario, di disgrazie con centinaia di morti si da notizia di qualche decina (ipocrisia di Stato), ma dove poi viene sistematicamente celata la verità sul perché accadono, su chi sono i veri responsabili e sul perché non si fa nulla affinché non accadano più. E il popolo, allocco, a prendere tutto per oro colato.

Il disprezzo verso i nostri simili, secondo Garotti (professore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna), e per chi di noi si sofferma e riflette un momento, è provocato soprattutto da comportamenti trasgressivi di norme morali, dal tradimento della fiducia, dalla trasgressione di convenzioni sociali, da comportamenti aggressivi e violenti, da atteggiamenti immotivati di superiorità, da insincerità e falsità. Non è poco!

La rabbia ci rende rigidi e ottusi. Quando siamo arrabbiati, riusciamo a scaricare i nostri sensi di colpa nell’altro, giudicandolo e accusandolo, come se fossimo tutti quanti Dio (il quale invece non giudica ma perdona) e con non molta superficialità riusciamo a uccidere, picchiare, incolpare, ferire gli altri, tanto fisicamente quanto psicologicamente. Sono i falsi insegnamenti inculcati dalla società (leggi media), che ci portano a pensare in questo modo, una società che ha smarrito il senso dell’umanità e della fratellanza, che si serve del senso di colpa come mezzo per controllare le persone, inducendoci a credere di poter soggiogare, sottomettere l’altro. Forse dovremmo cambiare un po’ tutti il nostro modo di pensare, da giudicante ad empatico; recupereremmo sicuramente l’energia e l’intelligenza necessarie per i nostri bisogni quotidiani.

L’egoismo è l’opposto dell’altruismo; io, però, ho sempre pensato che fosse l’opposto dell’amore. Oscar Wilde scriveva “l’egoismo non consiste nel vivere come ci pare ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi”. Penso basti per capirne il concetto.

A questo punto potrei elencare ancora molte parole (frasi) che esprimono la nostra educazione e il nostro malcontento (comportamento), arrivo al dunque dell’argomento su cui in questi giorni si è tanto speculato. Noi, mamme modicane, non siamo razziste e ignoranti come qualcuno ha voluto far  credere. Siamo mamme come tutte le mamme del mondo che amano e danno la vita per i loro figli e li proteggono a costo di diventare impassibili davanti alla sofferenza degli altri. Tuttavia, proprio per quest’ultima affermazione, ci ritroviamo a sembrare tali, proprio per gli altri di cui sopra, che hanno manovrato la nostra mente e il nostro modo di essere e di pensare. Col nostro comportamento, abbiamo inconsapevolmente tolto il lavoro a un nostro concittadino, Luigi  Abbate, autista e proprietario di un pullman, con il quale, per far vivere dignitosamente i suoi figli (mi pare siano quattro), trasporta di giorno, e spesso anche di notte, i ragazzi delle scuole, intere comitive di gruppi parrocchiali e adesso anche gli immigrati nelle loro destinazioni, né più né meno, come fanno tutti i suoi colleghi dipendenti di tante altre ditte della provincia intera, che utilizzano i loro mezzi, per questo esodo di migliaia di sventurati alla ricerca soltanto di una vita meno infelice di quella che hanno vissuto nella loro terra d’origine.

E allora, se noi siamo gli altri e gli altri sono noi, perché siamo in guerra, perché addossiamo la colpa di questa disgraziata realtà che adesso stiamo vivendo a queste persone, colpevoli soltanto di essere state per centinaia d’anni deportate come schiavi, saccheggiate e derubate di oro, diamanti, petrolio e quant’altro, derise per il colore della pelle, e costrette a guerre fratricide, con l’avallo e il beneplacito di noi occidentali?

 E’ lo Stato, è l’Europa che è latente in questa circostanza, ed è a loro che dobbiamo far sentire forte la nostra insoddisfazione per come viene gestita l’emergenza profughi.

La solidarietà e la fratellanza, sono e devono continuare ad essere alla base di una civile convivenza tra i popoli tutti.

Sofia Ruta

 

 

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