lunedì, 16 settembre 2019
foto Sebastiano Trigilio

CHIARA CIVELLO E ALFONSO DEIDDA S’INCONTRANO MA NON SI FONDONO

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Molto apprezzato dal pubblico il concerto di Chiara Civello che la cantante di origine modicana ha tenuto al Garibaldi la sera del 20 gennaio. Apprezzato perché Chiara è indubbiamente brava, sa tenere la scena ed è molto amata, com’è giusto, dal pubblico di casa sua.

Dal punto di vista più strettamente tecnico, lascia perplessi l’impostazione del concerto stesso. Chiara si è esibita, come spesso fa, insieme a un altro musicista, l’ottimo Alfonso Deidda, sassofonista, flautista, pianista, che ha portato sulla scena la sua musica jazz. La Civello però col passare del tempo si è sempre di più orientata sul pop. La mescolanza di pop e jazz è cosa abituale, ma, nel caso di questo concerto, si è avuta la sensazione che nessuno dei due musicisti intendesse cedere alla musicalità dell’altro, attuando quella fusione di stili, quella contaminazione necessaria per suonare insieme. In breve, si è avuta un po’ la sensazione di assistere a due concerti indipendenti e sovrapposti l’uno all’altro. Peccato, perché ci si trovava di fronte a due artisti di sicuro valore, la cui esibizione sarebbe stata indubbiamente più godibile se, anziché in duo, avessero suonato ognuno i suoi pezzi da solista. Vorremmo pertanto suggerire a Chiara di fare maggiore attenzione nello scegliere un abbinamento musicale, anche se sappiamo che tali decisioni molto spesso sono prese dalle case discografiche anziché dall’artista, case discografiche che non sempre curano la compatibilità degli artisti che espongono al pubblico, ne è prova il Festival di Sanremo, dove si giungono a vedere accoppiamenti impensabili e a volte addirittura sgradevoli. Alla base di tutto questo ci sono certamente motivi economici, ma non capiamo quale vantaggio economico per una casa discografica possa esserci nel non mettere un proprio artista nella condizione di esibirsi al meglio.

Forse questa critica può apparire troppo severa, ma siamo convinti che rilevare gli errori (o quelli che lui ritiene tali) da parte di un critico non volga, e non debba volgere, a demolire ma a costruire dando all’artista un input per crescere e migliorarsi sempre di più, anche curando, oltre a se stesso, pure il proprio habitat sul palcoscenico. Questo discorso vale, ovviamente, anche per il jazzista Deidda, che, in un altro contesto, con la stessa Civello, avrebbe avuto una collocazione migliore, perché questa serata aveva lo scopo di promuovere l’ultimo disco di Chiara, un disco di cover molto melodiche proposte in modo melodico, che quindi col jazz avevano ben poco a che fare Proprio la partecipazione di Alfonso Deidda avrebbe potuto essere l’occasione per Chiara per tornare, magari solo per poco, al jazz, da proporre però, a parer nostro, più spontaneamente in un diverso contesto. Un jazz raffinato come la sua voce elegante consentirebbe. Ci rendiamo conto che il pop è più popolare e consente meglio di farsi conoscere, ma la Civello ormai è nota in tutto il mondo e, in quest’ottica, probabilmente è giusto che continui per la strada che ormai ha intrapreso, solo che oggi potrebbe permettersi di far conoscere e apprezzare ai suoi fan consolidati anche quel genere di musica al quale si era accostata per primo.

L. Montù

foto Sebastiano Trigilio

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