lunedì, 25 giugno 2018
Monete-NWO

ECONOMIE SENZA DENARO. Il quarto capitolo del lavoro annunciato di Salvatore Blasco

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Capitolo IV

ESPERIENZE DI MONETA ALTERNATIVA

Una volta fatto riferimento alle monete alternative in uso in vari parti del mondo è bene ora approfondire la nostra disamina analizzando il fenomeno nel nostro Paese.

Detto ciò è bene passare a casi concreti per rendere più tangibile quanto in appresso. Molti sicuramente si ricorderanno quando, in Italia (intorno agli anni ’70 dello scorso secolo), per superare la mancanza di monete di piccolo taglio (monete metalliche), le banche (naturalmente con l’autorizzazione della Banca d’Italia) cominciarono a immettere sul mercato monetario assegni circolari di piccolo taglio, al fine di sopperire alla mancanza di moneta. Insomma quando un negozio di alimentari o un bar o una macelleria (per citarne alcuni) doveva dare il resto al cliente ricorreva a questi strumenti.

Questo è da considerarsi, quindi, un esempio concreto di come una comunità (in questo caso nazionale) si inventa, per mera necessità, una moneta, riconducibile nel suo valore, e che facilita gli scambi e l’erogazione di piccoli servizi.

Come sempre l’idea nacque da una manifesta esigenza portata avanti dalle associazioni dei commercianti, che fecero pressioni sulle banche perché, vista la difficoltà atavica  di reperire spiccioli, dare il resto era diventato un problema. In quel periodo si usava di tutto, dalle penne ai francobolli e addirittura alle caramelle. Così le Banche misero in circolazione piccoli assegni da 100 lire, cinquanta, etc… quale moneta informale.

Poi, in un secondo momento, grazie alla tecnologia più avanzata, sono nate monete così detti fittizie o virtuali – di accredito e di addebito – come i Bancomat, le Carte di credito e i più sofisticati corrispettivi via internet.

Ma gli esempi appena accennati sono strumenti non idonei per i piccoli scambi di beni e servizi quotidiani specialmente per chi non dispone di soldi messi da parte. Quindi nasce la necessità

di “altro”: di qualcosa che la comunità riconosca come “moneta di scambio” collettiva locale identificabile in un luogo fisico o geografico dove gli individui si identificano.

Insomma diciamo che la moneta alternativa, emessa nell’ambito degli scambi di una comunità cittadina, può diventare veramente un volano di sviluppo per un sistema diventato asfittico.

Da qui è spiegato il motivo di tanto interesse per la moneta complementare e delle tante iniziative sorte in vari parti d’Italia grazie soprattutto a interventi di associazioni private e ad  amministrazioni pubbliche illuminate.

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