lunedì, 25 giugno 2018
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ANIMALI E PIANTE CHE VIVONO CON NOI

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Da un po’ di tempo, i movimenti animalisti sono presenti in molte manifestazioni ed hanno sensibilizzato tanto l’opinione pubblica da far emanare delle leggi speciali che prevedono pene consistenti per chi maltratta gli animali. La legge, purtroppo, non si estende agli altri esseri viventi che vivono con noi e fanno parte, ormai, delle strutture civili. Sono le piante, queste dimenticate, oggetto di atti di cattiveria e di grossolana ignoranza da parte degli addetti ai lavori. Sembra siano scomparsi i cultori del verde decorativo e i professionisti botanici. Tempo fa ho suggerito alle amministrazioni la creazione della figura professionale del curatore del verde, come negli orti botanici, una figura professionale che peserebbe sull’amministrazione meno di un usciere, data la saltuarietà degli interventi, ricadenti nella stagionalità delle operazioni colturali. La mediocrità culturale della popolazione, in tutti i settori, dalle professioni all’arte, ormai è diventata una piaga, il cattivo gusto e l’indifferenza si notano nell’immagine di tutti i quartieri e maggiormente nei luoghi più rappresentativi. Le piante ormai non dialogano con chi sta loro accanto, si sono dimenticate tutte le cure che i nostri antenati, pur nella loro limitata conoscenza ed esecuzione rituale, si limitavano a fornire alle piante produttive e utili, escludendo tutte le altre (“chiddhi ca nun fanu nenti”).
Il verde decorativo è diventato un peso economico, ma solo per danneggiarlo con atti d’ignoranza su tutte le ruote. Non sono previste le concimazioni organiche, perché, presuntivamente, “fanno puzza”, mentre manifestano una schiavitù culturale da parte dell’intelligenza commerciale delle grandi industrie chimiche, che propongono l’uso dei concimi chimici, ignorando completamente gli ecosistemi terricoli e i loro equilibri, legati alla presenza di carbonio digeribile. Le radici delle piante vivono in una massa di terreno in cui sono presenti tanti altri esseri che per continuare a vivere hanno bisogno di sostanze alimentari e in assenza di fornitura chiedono alle radici delle piante un contributo che si può trasformare in pseudoparassitismo. La concezione dell’uomo di città riguardo alla gestione del territorio è disastrosa, basti pensare agli opportunismi negli scarichi dei residui industriali e cittadini. Non si è riusciti a educare i cittadini a selezionare i pochi grammi di sostanze alimentari e a conferirli puntualmente ogni mattina. Data la quantità limitatissima di scarti alimentari, perché le verdure si comprano già nettate, la frutta è consumata poco, la maggior parte degli altri prodotti viene comprata già pronta all’uso, non si spiega quale sia la difficoltà. È discutibile, se non inspiegabile, la destinazione della sostanza organica agli impianti di compostaggio, quando esistono altri sistemi di utilizzazione della sostanza fresca per produrre i biochelati da destinare all’agricoltura biofila, cioè quella che si prefigge di riequilibrare gli ecosistemi territoriali, bisognosi di sostanza organica ricca e non esausta come i prodotti derivati dal compostaggio. Una soluzione avanzata sarebbe quella di triturare tutti i residui alimentari familiari e scaricarli in fognatura, ma questo presuppone, non solo il dimensionamento delle tubazioni e la loro pendenza, ma anche un sistema di grigliatura e recupero all’ingresso dei depuratori, con destinazione del recuperato verso industrie di produzione di biochelati. Questa non è fantascienza, è solo una proposta adeguata al secolo di era moderna che viviamo.
Dopo questo preambolo, data la continua azione distruttiva della funzione decorativa del verde pubblico, nella completa sconoscenza, non solo estetica, ma più gravemente nell’ignoranza dei cicli biologici delle piante e nelle loro esigenze vitali, ci si augura che le Amministrazioni siano più sensibili ai diritti delle piante e che i responsabili paghino tutti gli atti di cattiveria e di irrazionalità nell’esecuzione di attività eseguite, anche, con scarsissima professionalità.
Animali e piante ormai vivono con noi con un ruolo ben definito e debbono, quindi, godere degli stessi diritti.

Abel

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