martedì, 16 luglio 2019
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ITALIANI BRAVA GENTE?

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E così, oltre che ad essere un popolo di navigatori, poeti, inventori e quant’altro, siamo anche un popolo di torturatori. Ce lo dice l’Europa riguardo ai fatti del G8 di Genova alla scuola Diaz.

Non che noi non si avesse il sospetto che ogni tanto a qualche tutore dell’ordine o a qualche militare in “missione di pace” potesse scappare la mano ma, in assenza di una legge che definisce e punisce come reato la tortura, pensavamo, in linea di massima, di essere ignari mali cioè candidamente ignoranti, per cui, da noi, la tortura non esiste. Ennesima ipocrisia italiota, in linea con certi eufemismi politically correct per cui chi si occupa di spazzatura non è più definibile spazzino ma deve essere chiamato operatore ecologico oppure chi è zoppo diventa diversamente abile: nei fatti, ciascuno è quello che è ed ha gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti. Piuttosto, a chi fa lavori particolarmente utili anche se considerati umili e disagiati, o a chi per mala sorte si trova in condizioni psico-fisiche difficili, deve essere dato tutto il rispetto e la considerazione che merita.

Il tempo che ci separa da quanto accaduto alla Diaz – quindici anni! – e il fatto che se ne debba parlare ancor’oggi a causa di una tardiva e risibile recente sentenza, ci conferma nell’idea che il sistema giudiziario italiano sia profondamente ingiusto per l’eccesso di formalismi, per i troppi gradi di giudizio, per la farragine di leggi che consentono scappatoie e cavilli capaci di rallentare il corso della giustizia, quasi sempre a vantaggio dei rei e a svantaggio di chi è senza colpa. Si pensi quanti personaggi soliti noti hanno evitato la galera per prescrizione del reato e quanti invece si sono fatti anni di pena ed hanno avuto la vita spezzata da innocenti, riconosciuti tali oltre ogni tempo massimo concepibile: il recentissimo caso di Bruno Contrada è un tristissimo esempio di quanto la giustizia italiana possa diventare aguzzina.

lpdnp

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