lunedì, 25 giugno 2018
caserta - der königspalast

UNA STORIA ITALIANA… MOLTO, TROPPO ITALIANA

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C’era una volta volta un re che apparteneva ad una casata internazionale di regnanti professionisti, i Borbone. Questo re era a capo di un regno più piccolo di quello dei suoi parenti francesi e spagnoli, ma baciato dal sole, dal mare, dalla bellezza, dall’arguzia, dal genio e dall’arte: Napoli.

Questo re, che si chiamava Carlo, fece del suo regno la capitale europea della cultura e del progresso sociale ed economico. Fu un vero figlio dell’età dei lumi. Verso la metà del ‘700 decise di sottolineare la grandezza del suo regno dotandolo di una reggia capace di surclassare quella eretta dal suo bisnonno Luigi a Versailles, e fu Caserta.

In questi giorni si è molto parlato della reggia di Caserta, dei suoi splendori che mano a mano risorgono dall’oblio, della magnificenza del suo parco ornato di spettacolari peschiere ricche di gruppi statuari e di cascate formate dall’acquedotto Carolino, ma anche, purtroppo, della incredibile serie di cattivi usi – quando non di abusi veri e propri – subiti da questo prestigioso sito UNESCO.

Come tanti luoghi d’arte italiani, la reggia ha subìto l’assalto delle bancarelle dei rivenditori abusivi di paccottiglia per turisti non solo davanti all’ingresso, ma anche all’interno dell’androne. I pochi, volenterosi visitatori trovavano i quattro cortili perennemente invasi dalle automobili. Le scuderie, i magazzini e gli edifici di servizio sparsi nel verde del parco, dati in anni molto lontani come abitazione al personale che prestava opera di guardiania e di manutenzione, sono ancor oggi occupati dagli eredi dei primigeni occupatori, al costo di canoni d’affitto assolutamente risibili.  L’Accademia dell’Aeronautica Militare solo da qualche anno ha lasciato questa prestigiosa sede, della quale occupava gli appartamenti reali, ma che ancora a Caserta tiene i corsi della Scuola di Specializzazione. Altri Enti, che nulla hanno a che fare con le finalità culturali della reggia, ne occupano numerosi locali.

Parliamo della reggia di Caserta perché è l’esempio della summa del disprezzo e della irriconoscenza degli italiani verso l’immenso patrimonio di arte, bellezza e cultura lasciataci dai nostri predecessori. Forse viziati dall’abitudine o obnubilati dall’ignoranza, siamo diventati ciechi e non ci rendiamo più conto del fatto che siamo dei privilegiati, e sputiamo su quella che può e deve essere l’industria italiana per eccellenza: il turismo culturale.

Ricordiamo la valanga di critiche per la scelta operata dal governo l’estate scorsa circa la nomina di venti nuovi direttori dei più importanti musei italiani, scelta che comprendeva anche sette studiosi stranieri. Si è detto di tutto e di più: non staremo qui a disquisire sui criteri che hanno informato questa selezione (esterofilia, provincialismo, eccessivo rispetto delle quote rosa, etc.), ma mettere il bolognese Mauro Felicori a dirigere la baracca casertana è stata di certo una buona idea. Contrariamente alla solita prassi del dirigente “forestiero” che per motivi logistici e, aggiungiamo malignamente, spesso anche per lassismo menefreghista, è scarsamente presente sul posto di lavoro, Felicori ha lasciato la sua Bologna, ha preso casa a Caserta e non si allontana neanche nel fine settimana, quando si fa raggiungere dalla moglie con la quale va alla scoperta delle bellezze campane. Così facendo, riesce ad essere presente in ufficio dalle 7:30 del mattino e durante la giornata di sovente gira per le stanze e i corridoi per controllare il bene a lui affidato. Alla sera, poi, non si ritira mai prima delle 21:30. È un robot stakanovista? È un bieco burocrate vessatorio? No, è un uomo felice di poter svolgere il lavoro che sa fare in un luogo che ama, entusiasta dell’arduo compito che gli è stato affidato: portare la reggia ad essere un bene culturale d’eccellenza, fruibile da tutti coloro che desiderano visitarlo con orari e servizi ben studiati, eliminando tutte le situazioni in odore di illegalità e in piena sicurezza.

I venditori di cianfrusaglie sono stati allontanati, i cortili non sono più sviliti dalla funzione di garage, i visitatori si sono decuplicati. Resta ancora il contenzioso circa le abitazioni nel parco, dato che gli occupanti sono lì anche da quarant’anni sulla base di contratti d’affitto regolari dei quali pagano puntualmente l’affitto: il problema è che queste persone, che agli occhi di tutti paiono essere dei privilegiati ingiustamente, sono in regola. In effetti, vivere in residenze unifamiliari settecentesche, anche se ex stalle, immerse nel verde a pochi euro al mese, certamente è un privilegio, ma chi è in torto è lo Stato. Addirittura sembra che non si sappia nemmeno con certezza quale Ente riscuota gli affitti e a che titolo, insomma a chi è dato l’onere e l’onore di gestire questi immobili: pare siano res nullius, visto che in tanti anni i contratti scaduti non sono stati rescissi e che non è mai stato richiesto l’adeguamento del canone d’affitto! Adesso questa gente viene trattata peggio che se fossero occupanti abusivi, minacciati di sfratto e obbligati ad un canone di diverse centinaia di euro al mese, cose improponibili per molti di loro, anziani pensionati non certo d’oro. Tra l’altro, dalle immagini dei numerosi servizi televisivi, si deduce che gli edifici abitati e gli spazi verdi limitrofi sono curati e ben tenuti, quelli disabitati sono fatiscenti e sepolti dalle erbacce. Quando gli abitanti saranno andati via, saprà l’Ente pubblico salvare questi immobili dal degrado e dall’abbandono? Anche questa sarà una bella sfida per il direttore Felicori, visto che la maggior parte dei beni privati che passano in mano pubblica subiscono, per carenza di fondi, per insipienza e per lungaggini burocratiche, danni anche irreversibili. Financo Modica ne sa qualcosa…

Ciliegina sulla torta: questo dirigente così abile, responsabile e solerte, si comporta in maniera del tutto difforme dal dolce, pigro andazzo al quale erano abituati i lavoratori (!) della reggia: un esposto firmato da una moltitudine di sigle sindacali di ogni colore ha denunciato l’alieno al ministro dei beni culturali Franceschini, per comportamento lesivo e pericoloso per la sicurezza del monumento. Bontà sua, la Camusso si è dissociata e ha dichiarato che i sindacati hanno commesso un errore.

Ecco perché il caso della reggia di Caserta è emblematico. Gli elementi di una storia di malcostume italico ci sono tutti.

C’è il bene pubblico che, per essere tale, finisce per non essere di nessuno. C’è l’ottica miope del guardare al piccolo vantaggio dell’oggi senza accorgersi di preparasi un gramo futuro. C’è il lassismo pseudo-buonista, l’incapacità dirigenziale e la tacita complicità di un fare di sapore mafioso nella gestione. C’è il sindacato che da troppo tempo tutela solo i peggiori tra i lavoratori, portando avanti una politica della diseducazione al lavoro, e senza un minimo di riguardo per chi è in cerca di lavoro, disperatamente.

Auguri, direttore Felicori: speriamo che anche il tuo comportamento possa diventare tipicamente italico, seguito da uno stuolo di validi emuli.

Sempre che una zampata camorrista politicamente guidata non metta fine a questa esperienza troppo bella per essere vera. Ancora auguri, e facciamo le corna!

lavinia paola de naro papa

 

 

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