domenica, 19 novembre 2017
l'editoriale di Luisa Montù

UN PAESE SENZA VERGOGNA

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Era stata costruita ai primi del Novecento col criterio già in uso nel secolo precedente, cioè un binario unico la cui percorrenza da parte del treno dipendeva dal fischio del controllore. Sì, proprio come in quei film western in cui i treni erano attaccati dagli indiani che, sui loro cavalli, li potevano tranquillamente assalire e fermare perché non sapevano andare più veloci di una diligenza. Immagini viste milioni di volte. Solo che adesso siamo nel Duemila e il mondo, almeno quello tecnologico, è cambiato, cambiato tanto e, se non c’è più posto per la diligenza, non ce n’è nemmeno per un binario singolo sul quale far passare più treni in opposte direzioni. Stiamo parlando della ferrovia di Bari Nord, in cui i treni partono ancora al fischio del capostazione e la loro marcia è comunicata da una stazione all’altra per mezzo del telefono (a manovella?…). Non è nemmeno dotata del sistema automatizzato del blocco treno, per il quale sarebbe bastata una spesa di due milioni e l’Unione Europea ne aveva elargiti molti di più per consentire il raddoppio della linea, raddoppio che non è mai stato realizzato, e che avrebbe evitato una tragedia. La tragedia è stata causata da un errore umano, forse da due o da quattro. Strana coincidenza. Ma l’errore umano esiste, perché l’essere umano è imperfetto e se gli mettiamo fra le mani un giocattolo troppo complesso per lui non possiamo pretendere che riesca a usarlo per anni senza commetterne mai. A che serve se no l’evoluzione tecnologica se non a sopperire ai limiti dell’uomo?

Vero, il raddoppio delle rotaie era previsto, ma, come sempre, si era in ritardo. In forte ritardo. Troppo in ritardo per chi su quei due treni che si sono scontrati frontalmente ha perso la vita. In Italia si è sempre in ritardo e qualcuno ci viene a dire che questo succede nel nostro paese perché come si comincia a scavare ecco che saltano fuori reperti archeologici o geologici o chissacché. Che, evidentemente, sono più importanti della vita umana, visto che è questa quella che viene messa sempre in secondo piano. In questo caso si è parlato persino di piccoli reperti preistorici ma la notizia è presto scomparsa dalle cronache. Un po’ di pudore!

Ma le carrozze erano nuove, moderne, certo, correvano troppo per un binario del secolo scorso! In Italia, si sa, si comincia a fare le cose sempre dalla coda, mai dalla testa.

Si pensa a mettere l’alta velocità. Al Nord. Al Sud resta il trenino del Far West. Certo, siamo in Italia. Si dice che l’alta velocità era necessaria per evitare d’intasare le autostrade di automezzi. Ce ne accorgiamo adesso? Giusto quando si decide di dotare il Nord di treni superveloci? Perché non abbiamo pensato a migliorare le ferrovie quando si poteva evitare l’enorme spreco del trasporto su gomma (per passeggeri e merci) che è stato anche questo causa di tante morti sulle strade italiane? No, allora non conveniva. Non conveniva alla più importante industria italiana. Se poi la gente moriva, se i costi dei trasporti lievitavano, se i disagi per tutti crescevano a dismisura, che importava? Eravamo in Italia, dove i potenti s’inchinano ai potenti e il cittadino non conta nulla.

Adesso tutti esprimono il loro cordoglio. Un po’ di vergogna, suvvia!

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