domenica, 19 novembre 2017
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UN AMORE NON ADEGUATAMENTE RICAMBIATO

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13700224_1113044025456670_3460121266294717955_nChe la città di Modica riesca a fare innamorare è cosa nota, succede a molti che giungendo in questo luogo rimangono incantati dal clima, dai colori, dai monumenti, dall’orografia del sito, dal paesaggio circostante.

Succede che la suggestione degli occhi si trasformi in emozione e poi in determinazione sentimentale, resto qui! Ci voglio vivere. Succede anche di più, succede che scatti il vero amore che induce all’azione del “voglio contribuire a valorizzarla questa realtà fantastica”.

Poco più di dieci anni fa successe a due pregiati artisti della danza, il Maestro Evgeni Stojanov e sua moglie, Ornella Cicero. Bulgaro lui, catanese lei, rimasero incantati dai colori, da tanta storia, dalla barocca bellezza, dalle asimmetrie della pianta cittadina, se ne innamorarono e decisero di mettere su casa qui.

La Cicero era ancora impegnata a danzare presso i più prestigiosi teatri, in ultimo il Massimo di Palermo, il marito, avendo iniziato la carriera giovanissimo, era appena in congedo, fuori da vincoli contrattuali, quindi disponibile a mettere su progetti ambiziosi per Modica mettendo a disposizione la sua competenza professionale.

Grazie a questa generosa disponibilità Modica può contare sulla presenza di una scuola di danza di qualità eccelsa, messa a disposizione dei giovani che volessero intraprendere questa disciplina a fini di carriera senza bisogno di lasciare il territorio, un’opportunità che permette di potere iniziare presto un cammino artistico anche in età in cui non ci si può allontanare dalla famiglia.

L’energia e la passione del Maestro Stojanov non si è esaurita nell’impresa didattica, ha creduto opportuno di mettere su per Modica un’impresa che avesse ricadute anche sul territorio, un’impresa di alto profilo artistico, di livello internazionale, dalle molteplici potenzialità per ricaduta di immagine della città oltre che economiche e turistiche.

L’audace maestro pensò bene di organizzare nientemeno che un festival internazionale di danza, coinvolgendo giurati di grande prestigio provenienti da varie parti del mondo e richiamando danzatori da svariate nazioni (Italiani naturalmente, ma anche da Francia, Russia, Giappone, Corea ecc. ecc. ).

Il concorso nella sua prima edizione venne svolto con un’esibizione in piazza e poi negli anni seguenti all’interno dell’atrio comunale, sito decisamente più idoneo.

Ogni anno, da ben dieci anni ormai, agli inizi di luglio, per quattro giorni consecutivi, l’atrio comunale diviene un palcoscenico su cui il mondo della danza si esibisce inondando di armonia e bellezza i tanti modicani e i tanti turisti appassionati del genere e, non di meno, i tanti increduli curiosi che si trovano a vivere, rimanendo spesso a bocca aperta, una dimensione di mondialità inedita per Modica.

La formula organizzativa del concorso si è perfezionata nel tempo, è diventata quasi del tutto autonoma in termini di presidi logistici, alleviando così il Comune dalla collaborazione pratica che risultava essere un impegno difficile da sostenere.

L’esperienza organizzativa maturata negli anni è andata crescendo fino a raggiungere quella compatibilità d’azione che fa scorrere agevolmente gli ingranaggi di un evento complesso che coinvolge davvero tanti artisti.

In questo decennio la manifestazione ha raggiunto uno stile organizzativo ed estetico davvero mirabile, e il gala finale che vede esibire quelli che hanno superato le fasi eliminatorie è un vero tripudio di arte e di bellezza.

Certo, anziché un festival corredato da convegni e iniziative collaterali coadiuvanti la danza si è limitato ad essere concorso, perché, si sa, ogni attività ha un costo organizzativo e le risorse messe a disposizione dall’Amministrazione comunale non risultano sufficienti ad allargare il raggio di attività che pure farebbero bene al territorio perché richiamano presenze di esperti, di comunicatori e di testate giornalistiche.

Comunque, pur nella penuria di fondi per organizzare, da ben dieci anni consecutivi, per una settimana intera, Modica veste i panni di una capitale europea, niente da invidiare a Praga o a Parigi. Le strade invase da presenze straniere (intere famiglie si spostano per seguire gli artisti che partecipano alla prestigiosa competizione), famiglie che si fermano a fare acquisti presso i nostri negozi, che consumano presso i bar, mangiano presso i ristoranti, dormono presso gli alberghi.

Insomma un bel fermento che il territorio vive un po’ passivamente, non consapevole dell’occasione che questa impresa culturale potrebbe generare in termini di ricaduta economica se solo su di essa venisse investito un minimo di sostegno.

Se i modicani possedessero un minimo di cultura imprenditoriale avrebbero già compreso che potrebbero utilizzarla come sementa per un rigoglioso raccolto.

Perché la danza non è solo un fatto culturale, certo nella sua espressione artistica è cultura, è bellezza, è armonia, è fascino, suggestione, è apoteosi dell’esibizione corporea fatta linguaggio, fatta comunicazione di emozioni, ma è anche lavoro per molti giovani, proprio in questa ultima edizione uno dei ragazzi arrivati alla finale ha avuto come premio un contratto di lavoro presso un teatro russo.

Il concorso non è solo una passerella di godimento per gli spettatori, è un’occasione per i praticanti la disciplina di farsi conoscere, di mostrare le loro competenze, e per chi ha talento di raggiungere mete lavorative.

La danza è educazione e formazione per chi la pratica e per chi la vive come spettacolo, altro che giovani “in posizione orizzontale” come si usa indicare la gioventù svogliata e senza speranza di prospettive, chi ha fatto questa scelta ha una idea precisa del proprio futuro, ha deciso di dare il meglio di sé e ogni giorno vive la sfida del miglioramento individuale con tenacia e perseveranza, già questo è uno spettacolo esemplare.

Attorno a questo mondo ordinato e disciplinato c’è investimento sul sogno e sul futuro, c’è inoltre il concorso della creatività di tanti coreografi, che con la loro fantasia creativa contribuiscono a rendere l’espressione del corpo una vera opera d’arte, un sogno da sognare, una favola da ascoltare, una poesia da cui farsi carezzare.

Ma questo mondo è anche, come tutto il mondo artistico nelle sue varie espressioni, un universo dove l’economia ha un ruolo importante, perché crea indotto.

Una città come Modica, con la sua potenzialità di bellezza, potrebbe cogliere l’occasione per incentivare il concorso, per investire un minimo di risorse affinché possa divenire festival, cioè corredarlo di tutte quelle attività culturali che richiama gente, visitatori che soggiornano, che spendono in loco, che portano, come si usa dire, moneta straniera sul territorio.

Questo concorso, in apparenza un’attività di spettacolo, per la città può diventare volano economico ancor più che la cioccolata, basta solo riconoscerla come seme che può germogliare e fruttificare.

Perché ciò avvenga non basta solo il concorso dell’Istituzione Comune, che certo deve fare la sua parte di motore incentivante, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto il profilo di coinvolgimento verso le imprese economiche locali a crederci e ad investirvi per farla crescere e fruttificare.

Poiché siamo una realtà a prevalente cultura agricola, voglio esemplificare con un paragone che trae immagine dall’agire lungimirante del contadino, questi non vende tutto il raccolto, ne conserva una piccola parte per utilizzarla come semente, si priva di un piccolo guadagno oggi per reinvestire nella produzione della stagione successiva, e da questa ripartizione saggia sa ricavare il suo sostentamento nel tempo.

Ecco, le imprese locali più lungimiranti dovrebbero fare questo, cogliere l’occasione dell’attività generosa dei due maestri (Cicero-Stojanov) fatta come regalo al territorio, e farla crescere, farla sviluppare nelle sue potenzialità di ricaduta economica che sono considerevoli.

Ci sono tanti piccoli luoghi in Italia dove questo genere di lungimiranza ha dato frutti notevoli, luoghi di montagna, prima isolati e adesso raggiunti da centinaia di visitatori che vi soggiornano per seguire le iniziative culturali e naturalmente assaggiano i cibi, fanno scorta delle eccellenze tipiche per portarle a casa. Tutto ciò alimenta il territorio e le attività economiche del posto.

Dove questo è avvenuto è successo che l’intera città ha saputo farsi coro, ciascuno con il proprio ruolo, ciascuno con le proprie potenzialità, in questo modo un’iniziativa culturale è diventata un marchio, un’occasione che richiama avventori, e a goderne non è solo la cultura e la bellezza, che non è cosa indifferente, ma a usufruirne e a fiorirne è proprio l’economia territoriale.

Il mio è un appello all’intelligenza e alla lungimiranza strategica verso chi in questo territorio vive e lavora e vorrebbe non vedere i propri figli dover emigrare per sopravvivere, voglio dire loro di cogliere l’occasione, di non lasciarsela sfuggire per noncuranza e sottovalutazione. Voglio invitare gli imprenditori locali a farsi furbi, sì, furbi nel senso di lungimiranti, investire oggi, poco, per raccogliere domani con adeguati frutti, se lo si fa in coro ci vuole davvero molto poco, e se lo si fa i frutti ci saranno.

Il futuro appartiene a chi lo sa costruire non a chi lo attende con passività rassegnata aspettando che la manna cada dal cielo. La manna non cade, bisogna seminare la pianta e poi raccoglierla, bisogna sporcarsi le mani oggi, bisogna osare costruire e credere nel futuro in base all’azione che si mette in campo.

Se l’amore che questa città suscita in chi vi giunge non viene ricambiato con gesti può succedere che si tramuti in disamore e in abbandono, pensiamoci!

Carmela Giannì

 

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