lunedì, 16 settembre 2019
l'editoriale di Luisa Montù

LA BATTAGLIA DEL BUONSENSO

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Seguiamo con molto interesse e apprezzamento la battaglia dell’avvocato Scarso per riportare a Modica il Tribunale. Non si tratta di campanilismo. Il palazzo che alloca il Tribunale a Ragusa è fatiscente, non è antisismico, all’interno non è razionale, insomma non è assolutamente in grado di ospitare un’istituzione così importante come un tribunale. Il palazzo invece in cui fino a poco tempo fa ha avuto sede il Tribunale a Modica è nuovo, antisismico, costruito appositamente per svolgere questa funzione pertanto funzionale al massimo, dotato di un ampio parcheggio e situato in una zona facilmente raggiungibile, oltre che da ogni parte di Modica, anche dalle città vicine.

In alto loco invece si è deciso di preferire la struttura di Ragusa. In base a quale contorto ragionamento? Ragusa in quanto capoluogo di provincia? Ma le province non erano state abolite? Ecco, questo è proprio un mistero buffo, per dirla alla Dario Fo. Quindi quale altro criterio sarebbe stato seguito? Forse una maggiore comodità della mafia, che, anziché tentare di corrompere i giudici, li vedrebbe scomparire in un sol colpo coi relativi incartamenti al prossimo terremoto? Ma se, come spesso accade, il terremoto avvenisse di notte, il suo problema sarebbe risolto solo a metà, perché solo delle carte, forse, si sarebbe liberata e, per ottenere questo, potrebbe inventare modi più diretti, più immediati e meno catastrofici. Tentiamo di scherzarci, ma in realtà c’è molto poco da ridere.

Per dimostrare che la sua battaglia non è mossa da spirito campanilistico, l’avvocato Scarso ha ora proposto di spostare la sede del Tribunale a Palazzo Tumino, a Ragusa, così la provincia che non c’è più potrebbe essere gratificata e le persone che vi operano non si troverebbero esposte a rischi. Non si tratta di un palazzo comunale, pertanto le spese per l’affitto graverebbero sulla popolazione; servirebbero altresì ulteriori spese per l’adeguamento della struttura all’interno, però si tratta di un palazzo moderno, quindi antisismico, facilmente accessibile e dotato di parcheggio. Il Tribunale resterebbe in tal modo a Ragusa e l’edificio di Modica potrebbe tranquillamente essere abbandonato all’usura del tempo, cosa che pare piaccia particolarmente agli amministratori dell’Italia tutta. Ovviamente i soldi occorrenti per attuare questa soluzione non ci sono e, in ogni caso, se si amministrasse usando il metro che tutti gli studenti di giurisprudenza sono abituati a considerare, e cioè quello del “buon padre di famiglia”, seppure i soldi ci fossero, sarebbe comunque una soluzione antieconomica, quindi non ottimale.

E si torna alla struttura di Modica, la sola in grado di rispondere al medesimo tempo ai criteri sia di economicità, sia di sicurezza e altresì di comodità, che, per chi vive la città (le città, nel nostro caso), non guasta. Persino i media nazionali hanno ripetutamente rilevato il nonsenso di questa situazione, presentando a tutta l’Italia la provincia iblea sotto un aspetto negativo, irrazionale, che non si può mascherare ricoprendolo di cioccolata. D’accordo, in questo caso la colpa non può essere attribuita agli amministratori locali, che hanno dovuto sottostare a una direttiva superiore, ma forse un maggiore impegno da parte loro ci avrebbe potuto evitare una stortura del tutto immotivata.

Chi ancora non si è arreso è l’avvocato Scarso, che continua a portare avanti la sua battaglia che solo in termini riduttivi possiamo definire una battaglia per il Tribunale ibleo e che è in realtà una coraggiosa battaglia per il buonsenso.

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