mercoledì, 28 giugno 2017
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LARGO AI GIOVANI, LA GERONTOCRAZIA E’ FINITA!

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La vecchia Europa cambia pelle.

La Francia si gioca la carta Macron, neanche quarant’anni e anche poca esperienza politica: le prime mosse sullo scacchiere internazionale ne hanno rivelato il lato pragmatico e la capacità di dire in faccia quel che pensa con chiarezza, ma sempre con eleganza e un pizzico di charme.

Il giovane Presidente ha manifestato il suo essere contrario al regime dittatoriale repressivo e filoislamico di Erdoğan, ma lo ha incontrato comunque per vedere se ci sono possibilità di comunicazione e dialogo.

Anche l’ormai quasi zar Putin ha avuto la sua brava dose di bacchettate sulle dita, ma anche a costui ha stretto la mano, sotto l’autorevole sguardo di Pietro il Grande celebrato a Versailles con una grande mostra sui trecento anni di amicizia culturale franco-russa.

Infine, dulcis in fundo, la stretta di mano che ha quasi maciullato la zampaccia di Trump, quasi una prova di forza tra Davide e Golia.

Macron non transige sul rispetto dei diritti civili, sui tentativi di ingerenza nella conduzione democratica dell’Unione Europea, sulle responsabilità delle modalità, a dir poco ambigue, di lotta al terrorismo che coinvolgono siriani e curdi che nulla hanno a che fare con l’Isis che, anzi, combattono. Lo strappo di Trump dagli accordi di Parigi ha permesso a Macron di fare una dichiarazione durissima sull’irresponsabilità del gesto e di servirsi dello slogan elettorale del tycoon ribaltandoglielo contro: “Make Planet great again”.

L’esordio di Macron fa ben sperare: per ora sono parole poco diplomatiche, chiare ma corrette. Lo aspettiamo al varco dei fatti.

L’Italia si accinge anch’essa a riprovare a consegnare il potere ai giovani, nonostante le fregole elettorali del bisnonno di Arcore che, pur di strappare qualche voto alle anime belle degli animalisti, in combutta con la rossa (solo di capelli!) Brambilla ha fondato un partito che qualcuno, sagacemente, ha battezzato “Lista Dudù”.

Riprovare, perché in realtà abbiamo già dato. Cacciato dalla porta da lui stesso spalancata in un parossismo di immodestia che lo ha portato a credere di essere una cosa sola con la Costituzione, ora tenta il rientro dalla finestra con lo stesso pensiero in testa: o io, o nessuno! Roba da far impallidire Luigi XV e il suo “Après moi le déluge!”. Per rimediare al catastrofico risultato del referendum, il giovanotto toscano ha fatto tutta una serie di azioni per proteggere dagli scandali che li hanno travolti suo padre Tiziano, la BellaBoschi e il di lei genitore banchiere-bancarottiere, e altri sodali facenti parte del Giglio Magico. Il risultato è stato di diventare segretario di un PD stremato dalla fuga dei Grandi Vecchi e di gran parte dei Giovani Cervelli di sinistra. Ora vuole freneticamente le elezioni, e pur di fare una legge elettorale che spera gli possa consentire di vincerle, si appatta e si alliscia con vecchi nemici coi quali scambiava insulti, maldicenze e cattiverie a suon di cinguettii. Berlusca, Grillo, Salvini: Volemose bbene!

Mentre Alfano e i suoi quattro gatti, peraltro tutti ben piazzati – ministri e sottosegretari – sbraitano per lo sbarramento al 5% che ne determinerà la scomparsa, il reuccio della Leopolda si disfa di suoi ex estimatori, e tramando e pasticciando tra le cariche di sottogoverno come si usava ai bei tempi della Prima Repubblica, scassa la RAI (cosa di cui non ce ne può importare meno, detestata com’è!) e caccia la Orlandi dalla direzione dell’Agenzia delle Entrate, rea di aver combattuto e vinto troppe battaglie contro l’evasione fiscale, sostituendola col fido Ruffini, già capo dell’esecrabile Equitalia ormai assorbita dall’Agenzia medesima. La cosa fa supporre ai poveri contribuenti tartassati che i metodi da strozzino di Equitalia continueranno ad essere applicati severissimamente a chi dimentica di pagare il bollo auto o la registrazione di un contratto di locazione, mentre a chi evade totalmente o porta i capitali all’estero saranno concessi “operosi ravvedimenti”, rottamazioni e sanatorie sotto mentite spoglie.

Il disgusto degli elettori di sinistra è palpabile ovunque, la schiera degli astensionisti aumenta, la destra traballa divisa e financo i Cinquestelle non se la passano tanto bene.

Vedremo quale dei nostri enfant prodige uscirà dalla tenzone che si sta combattendo in un clima di miseria morale e di volgarità materiale che fa brillare Macron come astro di prima grandezza.

Renzi? Di Maio? Salvini? Meloni? Mah…

Se l’Europa chiama i bambini al potere, c’è chi il potere lo ha dato a un vecchio ragazzo, un rim-bambino, il giocoso Donald che ha dichiarato di essere sorpreso di quanto sia difficile fare il Presidente degli Stati Uniti! Convinto che i soldi, uniti ad una solida e strafottente, sbandierata ignoranza potessero garantirgli il potere assoluto, rischia l’impeachment per aver confidato notizie top secret sulla sicurezza dello Stato all’ambasciatore russo. L’ha fatto per amicizia verso Putin o per bambinesca vanteria?

Delle promesse fatte ai suoi estimatori – agricoltori del midwest, associati del KluKluxKlan, reazionari e razzisti vari – ha messo in cantiere il Muro anti Messico, ha distrutto la riforma sanitaria di Obama, ha fatto passare oleodotti di società petrolifere di cui è azionista nei territori sacri dei Sioux, ha bloccato l’ingresso negli States ai musulmani, ha minacciato gli alleati della NATO, ha disconosciuto gli accordi di Parigi sul clima. Fortunatamente tutte queste cose richiedono tempi lunghi per diventare operative: anche il Presidente, gli piaccia o no, deve sottostare alle leggi e ai tempi della burocrazia (ce l’hanno anche loro!) e il suo quadriennio non basterà. Se poi gli americani ne avranno la misura colma, visto che anche i repubblicani ne hanno a stento tollerato l’elezione e che financo le imprese industriali più importanti sono contrarie a lasciare alla Cina il beneficio di essere il primo grande paese inquinatore pentito, con lo scandalo del Russiagate fin dentro casa, lo impicceranno oppure qualcuno finirà per sparargli.

Così si usa negli USA.

lavinia de naro papa

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