sabato, 19 agosto 2017
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BUONISMO E INGIUSTIZIA

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In queste ore sta facendo scalpore la notizia che la Corte di Cassazione ha ritenuto ammissibile il ricorso presentato dai difensori di Totò Riina al fine di ottenere una riduzione della pena o almeno gli arresti domiciliari: il padrino, ottantaseienne, è gravemente ammalato e ha diritto ad una morte dignitosa.

Ricordiamo che Riina è in regime di 41bis, carcere duro, per la quantità e qualità dei delitti commessi e per la sua indiscussa capacità di ordinarne altri anche con un semplice cenno.

Certo, l’idea di un vecchio malato, prossimo alla fine, lontano dalla famiglia e dall’affetto dei suoi cari, è straziante.

Ma non stiamo parlando di un caro nonno qualsiasi, ma di un capomafia di indiscussa criminalità. Se è vero che lo Stato deve tendere alla rieducazione ed al recupero sociale del detenuto, e non ad essere un feroce vendicatore delle vittime, è pure vero che se, anche in regime carcerario duro, al detenuto non vengono fatte mancare le cure mediche oltre che le condizioni di vita dignitose anche se restrittive, lo Stato deve garantire alle vittime il rispetto più alto.

Scarcerare Riina e portarlo a casa sarebbe un insulto intollerabile alla memoria di chi è stato vittima dei suoi delitti e al dolore dei sopravvissuti.

Morire spappolati dal tritolo o straziati dai kalashnikov in mezzo alla strada in un lago di sangue, o morire bambini, strangolati e sciolti nell’acido per vendetta, sono morti dignitose?

L’elenco di magistrati, poliziotti, carabinieri fatti fuori per ordine di Riina è lunghissimo, ricco di nomi che a sentirli ci si riempiono gli occhi di lacrime. E le parole della giovanissima vedova di Vito Schifani, uomo della scorta di Giovanni Falcone, piene di dignità e di forza, sono rimaste per sempre scolpite nella memoria.

La morte può essere bella o brutta, dipende dal come e dal perché si muore.

Ma che vuol dire morire in maniera dignitosa? Vuol dire morire nel proprio letto circondati da mogli e figli piangenti? La morte è dignitosa se la vita lo è stata.

Potete scarcerare Totò û curtu e portarlo a finire i suoi giorni a Villa Igiea tra lenzuola di seta e pianti e lamenti, ma la sua morte sarà comunque indegna, come indegna è stata la sua vita.

Se Riina verrà portato a casa sua, non meravigliamoci se poi si assisterà ad un funerale in stile Casamonica, coi picciotti devoti a baciare il feretro.

ldnp

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