mercoledì, 13 dicembre 2017
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SALVIAMO IL CALCIO DI PROVINCIA!

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Il calcio di provincia, quello che, grazie all’impegno di imprenditori disposti a mettere al servizio dell’entusiasmo qualche migliaio di euro, appassiona ancora gruppi di tifosi, sembra destinato a scomparire. E i tifosi che inneggiano ad una maglia con i colori della propria città, sono destinati a dissolversi tra il labirinto di regole che riguardano la sicurezza e che, tuttavia, presupporrebbero impianti sportivi moderni ed efficienti nati, invece, con la precarietà tipica delle proroghe di agibilità da elemosinare di domenica in domenica.

Succede così che a Modica, con due squadre che militano nel campionato di Promozione, e due stadi (il “Vincenzo Barone” e il “Pietro Scollo”) il Modica Calcio e il Frigintini sono costrette a giocare a porte chiuse in attesa che le rispettive società adempiano agli obblighi imposti dalla commissione di vigilanza per i pubblici spettacoli. Obblighi molto precisi e che ammettono poche deroghe. Le conseguenze sono “letali” per chi ha deciso di investire: innanzitutto i presidenti e le società. Ma, anche, quelle imprese che hanno inteso collaborare mettendo a disposizione somme di denaro in cambio di pubblicità a bordo campo: sono gli sponsor che, senza pubblico, possono veicolare i loro messaggi promozionali solo… agli atleti in campo.

Per quanto tempo si può sopravvivere ad una tale situazione, considerando il fatto che i soldi messi a disposizione dagli sponsor, nella quasi totalità dei casi, servono per pagare i compensi ai giocatori, gli adempimenti previsti dagli organi federali, le manutenzioni degli impianti sportivi?

Al di là di queste considerazioni, comunque, resta il fatto che il disamore per il calcio dilettantistico di provincia continui ad aumentare annullando anche i positivi effetti sociali che questo tipo di disciplina sportiva ha avuto in passato: formare tanti giovani, impegnarli in attività che li distolgano da pericolose tentazioni sempre in agguato nel tempo di internet. Il “gioco di squadra” contribuisce a formare i ragazzini, li stimola a migliorarsi, li abitua ai sacrifici (siano essi di natura fisica o mentale), li inserisce in un contesto nel quale si impara a fidarsi dei compagni e a collaborare per un risultato comune. Le scuole di calcio costituiscono una sorta di “vivaio della crescita” e, anche se da esse non usciranno campioni da milioni di euro, saranno servite ad accrescere il senso di disciplina e a far maturare “sul campo” persone che, ancor prima di atleti, saranno uomini pronti ad affrontare qualche difficoltà in più. Mettendo in pratica, magari, la caparbietà di una incursione sulla fascia, la bellezza della parabola di un cross, l’imperiosità di un colpo di testa, la magia di un dribbling riuscito, la delicata carezza che ha originato un pallonetto.

Sono tutte sensazioni che, quotidianamente ormai, siamo abituati a vedere in televisione; sensazioni vivisezionate da decine di occhi elettronici. Sensazioni, tuttavia, che nulla hanno a che vedere con la bellezza di un’emozione racchiusa nell’esultanza di quei pochi attimi che seguono un gol, nel grido di gioia di un manipolo di tifosi che – sugli spalti di un campo sportivo non ancora assurto agli onori di uno stadio – sventolano una bandiera con i colori della loro città senza aspettare il replay o il responso della “Var”.

Il calcio di provincia è anche questo. E, allora, cerchiamo di salvarlo. La missione è possibile.

                                                                  Concetto Iozzia

 

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