mercoledì, 13 dicembre 2017
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L’ISOLA DEI DONATORI

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Domenica primo di ottobre, L’AVIS di Modica, insieme all’Amministrazione Comunale, ha inaugurato  “l’Isola dei Donatori”, ovvero ha realizzato un sogno.

Un sogno che inseguiva da lungo tempo, precisamente dal 2011, quando affidò l’incarico di realizzare un monumento a simbolo del dono allo scultore modicano (più conosciuto come ceramista) Giovanni Cerruto.

Il monumento, dal grande valore simbolico, consistente in un MENHIR che porta al centro una rossa goccia di sangue, era pronto da molto tempo, ma la messa a dimora ha dovuto attendere parecchio perché gli spazi pubblici liberi nella nostra città sono quelli che sono.

Il sito congruo per l’istallazione di un’opera d’arte, capace di richiamare l’attenzione al dono e rendere onore a coloro che gratuitamente e anonimamente compiono il nobile gesto, di norma viene individuata in un posto dove ci si può soffermare e meditare, per questo si è tardato tanto, perché uno spazio appropriato non si trovava, e, forse, ad attendere il luogo ideale mai sarebbe stato messo a dimora.

C’è voluto un gesto d’audacia, una di quelle decisioni bizzarre, di quelle che trascendono i canoni, di quelle che si fanno d’impulso per poter pensare di installarlo nell’angusta area di uno spartitraffico.

Queste idee possono venire solo al Sindaco Abbate, nessun’altro ci avrebbe pensato mai, ma lui è così, unico! Lui bada alla sostanza fregandosene della forma, e se ciò non va bene nella prassi delicata del governo dei conti comunali e nella comunicazione con la Corte dei Conti, in altre circostanze ci azzecca. Ecco, questa dell’isola pedonale dedicata è, senza dubbio, una ciambella venuta col buco.

Può constatarlo ogni cittadino, la realizzazione finale è infatti bella a vedersi; è in un posto che conduce alla sede (l’AVIS) dove il dono si concretizza in atto effettivo; è visibile anche ai più distratti che, anche non volendo, se lo trovano sotto gli occhi come monito che li richiama, fosse solamente per la brillantezza dei colori, anche quando stanno concentrati su tutt’altro.

Il monumento silenziosamente grida, bussa, accarezza, implora! Il MENHIR non lascia indifferenti, scuote col suo esserci e con la sua forma di oggetto primordiale alludente al sacro, tocca la sensibilità con la forza dei suoi contrasti cromatici del bianco risplendente che fa vibrare la traccia di purezza, di genuinità umana che ciascuno reca dentro, interroga, con le sottili strisce nere trasversali che intaccano il bianco, creando una frattura come quella che la malattia pratica sulla salute, abbaglia con quel rosso acceso della goccia di sangue che dice dell’essenza umana nella sua fragilità materiale, nella sua caducità.

Certo il merito primario è dell’artista scultore che ha realizzato in un’essenzialità stilistica speciale tutti questi elementi in una forma di “oggetto primitivo” richiamante al sacro (nelle civiltà preistoriche megalitiche i menhir servivano a delimitare uno spazio sacro). Eccellente idea Maestro Cerruto!

In un sol colpo, ma con grande efficacia, dice dell’immutabilità dell’umano, dell’eterno bisogno di dialogo col sacro, ieri come oggi, nonostante tutto spinga verso opposta direzione, però l’anelito rimane, immutato!

Il luogo, nonostante l’anomalia rispetto ai consueti canoni, è inoltre vicino a chi giace in ospedale, a chi soffre e dipende dalla generosità dell’altro per reggere la propria vita e l’equilibrio della salute.

Accanto al MENHIR voluto dall’AVIS, delle targhe: l’AIDO, l’ADMO, l’AIAL, a ricordare che il dono non è solo quello del sangue, ma anche quello del midollo osseo e quello degli organi.

Così, quella che sarebbe potuta restare una semplice isola spartitraffico, un manufatto per snellire la circolazione in un punto nevralgico di super traffico, uno di quegli accorgimenti strutturali logici che nessuno si sofferma a commentare perché percepiti come elementari precauzioni a salvaguardia dell’incolumità  collettiva, con questo arredo diventa un richiamo all’essenziale umano, un monito a ciò che conta, un pungolo alla pigrizia, uno schiaffo alla superficialità.

Materialmente l’isola ha la funzione di un qualunque spartitraffico, ma, grazie ad un arredamento dedicato alla solidarietà umana, sbatte in faccia, anche al più distratto degli automobilisti, che c’è qualcosa che non si può comprare, qualcosa che costituisce il bene più prezioso di cui l’uomo può disporre: il dono! Il dono che è il gesto più sacro che l’uomo possa compiere.

Carmela Giannì

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