mercoledì, 18 ottobre 2017
l'editoriale di Luisa Montù

LA LEGGE DELLA JUNGLA

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Ormai ci si sveglia con la notizia di una strage e si va a dormire col magone per l’ultima della giornata.

Stragi dell’Isis, certo, stragi di guerriglia, ma anche stragi incomprensibili da parte di chi si sveglia una mattina e decide di uccidere quante più persone può. Ma che senso ha? Si può capire, anche se non giustificare, l’omicidio di chi ci ha fatto soffrire, di chi ci ha fatto del male, ma uccidere degli sconosciuti?

La cosa che crea maggiormente angoscia è l’impossibilità di comprendere le motivazioni di certi gesti. Se si possono spiegare le azioni di guerriglia, perché finalizzate all’ottenimento di un risultato, quindi anche cercare di porvi rimedio, per difficile che sia, quando non si può risalire al perché di un fatto si resta sgomenti e si vorrebbe soltanto che un asteroide colpisse questo mondo malato e lo mondasse da tutta la sozzura che caratterizza l’umanità!

Guardiamo l’ultima strage di Las Vegas, una strage assurda e immotivata, una strage che suscita una nausea talmente forte da far addirittura trascurare la pena per chi ne è stato vittima. Ma la nausea non si limita a rivolgersi a chi senza alcuna logica ha improvvisamente deciso di uccidere, ma anche, e soprattutto, a chi ha permesso a una persona del genere di armarsi fino ai denti e di mettersi allegramente a sparare. In Italia anche per tenere in casa un’arma antica e non più funzionante magari da qualche secolo si devono chiedere mille permessi e farla sottoporre a un procedimento che renda un suo eventuale funzionamento del tutto impossibile oppure ad avere il porto d’armi, che non viene certo concesso a chiunque. E’ vero, le armi in Italia circolano ugualmente, ma, se non altro, non lo fanno col crisma dell’ufficialità. In America chiunque ne può comprare quante ne vuole, persino un individuo, come l’assassino di Las Vegas, figlio di un uomo con gravi disturbi mentali, a rischio quindi di averli ereditati.

Perché questo commercio non viene limitato e controllato anche in America? Perché quello delle armi è sempre stato e resta il più fiorente in qualsiasi parte del mondo, è un’industria che non subisce flessioni, nemmeno in un momento di crisi profonda come il nostro. Anzi, nei momenti particolarmente difficili la richiesta allo Stato da parte dei cittadini di avere la possibilità di dotarsi di un’arma si fa più pressante. Per certi versi è anche comprensibile, perché, in un momento in cui la delinquenza impera, il bisogno di proteggersi da sé si fa più urgente. Quando il cittadino si sente insicuro su tutti i fronti, non protetto dallo Stato né per quanto riguarda il lavoro né per quanto riguarda la sanità e nemmeno per quel che concerne la sicurezza personale, è normale che si convinca che l’unica possibilità che gli resta è quella di difendersi da solo. Come dargli torto?

Va poi tenuto in conto che la crisi scatena gli istinti peggiori della gente, che diventa sempre più egoista, rissosa, cattiva, sì, perché l’essere umano, purtroppo, trova in se stesso i buoni sentimenti verso il prossimo finché le disgrazie non colpiscono lui, allora è facile impietosirsi, persino commuoversi, ma nel momento in cui il proprio benessere è a rischio, la vita si riempie d’incertezza, sbarcare il lunario è diventato faticoso, allora degli altri a nessuno importa più, che vadano pure a farsi fottere purché io ci guadagni qualcosa. Se tutto questo è in parte spiegato dalla disperazione, nel momento in cui sulle sofferenze degli altri lucra chi di sofferenze proprie non ne ha, anzi sarebbe in grado di alleviare quelle sofferenze, chi è già ricco e vuol diventare ancora più ricco, allora non resta che inorridire. Pensiamo a chi ha costruito in zone ad alto rischio sismico risparmiando sui materiali e ha fornito alla gente ignara edifici che al primo sgrullone cadono giù, pensiamo a chi raccoglie fondi per la ricerca sanitaria o per sostenere i disabili o per aiutare gente in gravi situazioni di disagio e poi di quei fondi si appropria usandoli per l’interesse personale. E pensiamo ai commercianti d’armi, che s’ingrassano dell’odio e della follia della gente. Mors tua vita mea, certo, è sempre stato così, ma quanta tristezza, quanta vergogna nel riconoscerci esseri umani!

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