mercoledì, 13 dicembre 2017
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LO SPRECO NEL DNA

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Anche quest’anno la televisione generalista berlusconiana ha insistito nel proporre il principe dei reality show “Grande Fratello”. Dopo tante edizioni che hanno visto protagonisti illustri sconosciuti la versione 2017 è dedicata ai VIP, o presunti tali.

Non è più il caso di stigmatizzare con altre critiche l’essenza maleducante di un tale format, del resto ampiamente superata da altri che propongono tresche, tradimenti, inganni e risse tra personaggi dello spettacolo un po’ appannati e letteralmente morti di fame.

Tuttavia, è recente il gran chiasso che si è fatto sui social network a causa delle immagini della bellona di turno che, sotto la doccia, si faceva il bidet.

Anatemi di tutti i colori e grida allo scandalo hanno inondato il web per la sconcezza dell’evento: una reazione che stupisce un po’, visto che proviene da un pubblico fatto essenzialmente di guardoni.

Per carità, lavarsi in pubblico le parti intime, e per giunta in prima serata TV, non è il massimo della finezza – cosa non si fa per soldi e per mettersi in mostra! – ma in un mondo di gente che si lava poco e male è un messaggio certamente grossolano ma con risvolti in fondo positivi.

Lo scandalo vero, invece, è il motivo per il quale la bella indugiava a farsi la doccia e a lavarsi per bene: usciva da una disgustosa “sfida delle vasche” che serviva a stabilire la supremazia settimanale all’interno della “casa”. Sulle due contendenti appetitosamente seminude, sdraiate in vasche separate, è stato fatto piovere di tutto, e in grandi quantità. La vittoria è andata a colei che al buio è riuscita a riconoscere cosa le cadeva addosso. Mais, spaghetti, mutande, polpi, bignè, uova, caffè, würstel, guanti di lattice e seppie: a parte i guanti e le mutande, è stato buttato via un bendiddìo, anche parecchio costoso, bastante a sfamare decine di pensionati al minimo, di senzatetto e di migranti.

Veramente uno spettacolo offensivo, degradante e di pessimo esempio.

Fa piacere, invece, che a Modica ci sia qualcuno che lo spreco lo combatte, e con l’ottima arma di farlo pagare.

C’è un ristorante che propone cibo orientale cino-giapponese da consumare a buffet e a prezzo fisso, senza limiti di quantità. La scelta è ampia e ricca: sushi, tempura di verdure e di crostacei, pesce fresco da far cucinare sul momento, salsine piccanti e agrodolci, e poi spaghetti, noodles e carni di manzo e maiale, frutta, dolci e gelati: tutto fresco e di buona qualità. Ma un limite c’è: tutto quello che metti nel piatto lo devi mangiare, altrimenti lo paghi a parte!

Quindi bisogna fare attenzione a non avere gli occhi più grandi dello stomaco, cosa altamente educativa per gente che va in pizzeria, ordina la pizza più costosa -bresaola, bufala, rucola e porcini freschi, per esempio – ne sbocconcella un poco e il resto lo lascia nel piatto, da buttar via…

Certi comportamenti che puzzano di sfoggio di ricchezza e di disprezzo per chi ricco non è, quello che si chiama signurìu e che impone di lasciare semipiena la tazzina di caffè al bar, è roba d’altri tempi, retaggio di arroganza e di albagìa spagnolesca.

Ora basta.

ldnp

 

 

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