domenica, 21 gennaio 2018
balletto

REGALO DI NATALE

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La natura ha in sé una saggezza prodigiosa, una forza motrice capace di autoalimentarsi che ha del miracoloso. Quando non la si ostacola, quando non le si lavora contro come noi umani spesso facciamo con un certo talento, uno dei pochi ambiti nel quale non ci sforziamo, insomma quando riusciamo a stare nel solco virtuoso del rispetto la ricaduta mirabile è evidente.

Non sempre notiamo è apprezziamo tale prodigio, quasi sempre siamo distratti da inezie o, presi da futili problemi, non ci soffermiamo a riflettere sulla bellezza e sulla meraviglia nella quale siamo immersi.

Le feste per fortuna costituiscono una pausa che aiuta, non sempre le cogliamo nel giusto modo, ma ogni tanto succede.

In questa coda di 2017 mi è riuscito di entrare nello spirito adeguato e la favola ha preso corpo, si è data testo è mi ha regalato pensieri e sentimenti di gratitudine.

Per cominciare ho pensato di entrare nell’atmosfera del gioco, cosa che, nei lunghi anni della mia vita, non ero riuscita a concedermi. Naturalmente da quando ho nipoti ho sempre preparato i regali per loro, ma mi ero limitata a consegnarli; quest’anno ho deciso di indossare i panni di “Babbo Natale”, cioè mi sono travestita, ho recitato la parte del mitico personaggio, ho fatto i conti con la sorpresa dell’inedito, da parte di grandi e piccini che mi circondavano, e, devo confessarlo mi sono divertita ed emozionata!

Naturalmente ad accendermi l’emozione sono stati i due piccoli di famiglia, soprattutto il piccolo di 5 anni, che, oscillando tra eccitazione e delusione, con voce tremante ha esclamato: ma non sei Babbo Natale, ti riconosco dalle scarpe, sei la nonna!

La concitazione della voce e un leggero tremore motorio tradivano la delusione per avere visto demolire un mito e per avere scoperto una finzione. Bisognava raccogliere l’emozione-eccitazione e restituirla in positivo, non era facile, credo di esserci riuscita. Ho accolto l’evidenza svelata e ho replicato: certo che sono la nonna, ma voi pensate che Babbo Natale potrebbe riuscire ad arrivare in tutte le case del mondo in una sola notte? Pensate che potrebbe farcela? No, non potrebbe fare tutto da solo, quindi chiede aiuto, chiede ai nonni o ai genitori, insomma si fa collaborare, e come se la cosa fosse stata vera ho proseguito: poco fa, stava sorvolando col suo elicottero, mi ha vista che ero in terrazza e mi ha chiamata ad aiutarlo ad essere presente in questa casa, mi ha lanciato un sacco coi regali e un altro pacchetto col costume e col megafono mi ha gridato: sostituiscimi mi raccomando! Non potevo non accogliere la richiesta, ed ora ho bisogno di collaboratori per aprire il sacco e per assegnare i regali.

La richiesta di aiuto bastò ad attivare la complicità, e la magia divenne immediata!

Più tardi, da sola, ancora sotto l’effetto del gioco presente in corpo, riflettevo sulla saggezza dell’avvicendarsi delle generazioni, riflettevo sul fatto che se non ci fossero i bambini i vecchi si spegnerebbero nella monotonia e nella noia, mentre la loro presenza trascina adulti e anziani in un mondo lontano nel tempo che necessita di venire rievocato per colorare l’esistenza.

Con largo anticipo avevo preparato la scena, scelto i regalini, confezionato 14 pacchetti, preparato il sacco, e alla fine mi ero detta: perché non pensare ad un regalo anche per me?

Detto, fatto.  Per questo natale mi sono regalata un biglietto per assistere ad uno spettacolo fuori dalla consueta programmazione, uno spettacolo che avuto l’unica tappa europea a Modica, mi sono regalata il “Gran Galà di Danza Corea del Sud”.

Il magnifico balletto è andato in scena al Teatro Garibaldi il 21 e il 22 dicembre, sul palcoscenico gli artisti dell’Università del K-Arts di Seul (Corea). Quale regalo migliore di quello di cogliere l’occasione di essere presente ad una rappresentazione fuori dall’ordinario?   Potrei dire: ho visto cose che è impossibile narrare!

Lo spettacolo realizzato con la collaborazione tra il corpo di ballo coreano, la Fondazione Teatro Garibaldi e il C.I.D. (Centro Internazionale di Danza dei Maestri Cicero-Stojanov), è stato eccelso sia sul piano della tecnica che su quello dell’interpretazione, un’occasione di quelle che si verificano eccezionalmente, un’occasione di quelle in cui poter dire c’ero anche io suscita un moto di orgoglio.

Sono state due ore di godimento puro, due ore dove professionalità, buona musica, splendidi ballerini, costumi di alta qualità, si sono fusi in un magnifico intreccio riuscendo ad allargare il cuore dei presenti.

Alle rappresentazioni del balletto, qui in periferia, siamo poco avvezzi, a causa di ciò le poche occasioni che vengono offerte le snobbiamo sotto l’impulso del pregiudizio, perché ignoriamo il potere estetico-comunicativo di questa disciplina, difficilissima e durissima, ma grandiosa in potenzialità espressive e, per ciò, assolutamente spettacolare.

La sera del 21 dicembre ciò che i miei sensi hanno raccolto e che è difficile da narrare potrei riassumerlo così:

–  ho visto corpi plasticamente perfetti tanto da sembrare modellati da scultori del rinascimento;

– ho visto professionisti che si lasciavano investire dalle onde sonore, che assorbivano le armonie meravigliose per restituirle in forma estetica compiuta ed esplicita;

–  ho visto slanci acrobatici esibiti come voli dell’anima;

– ho visto danzatori mimare, ritmare ed interpretare la furia passionale, la passione virile, il languido abbandono, la contrizione del dolore, la tempesta emozionale, la nostalgia della perdita, il raccoglimento della preghiera;

– ho visto coreografie dai colori vividi su panneggi carezzanti;

– ho visto come il corpo sapiente che sa farsi linguaggio, veicolo per quelle istanze dell’anima che sulla parola non possono contare;

– ho intravisto il potere devastante che possono assumere le somatizzazioni, quelle emozioni che rimangono intrappolate se non trovano il canale tramite cui manifestarsi, veniva palesato dalla potenza espressiva di corpi tesi fino allo spasimo per tirare fuori la forza dello stato dell’animo;

– ho visto la grazia, l’eleganza, la nobiltà del gesto, l’intesa, l’armonia, la discordia farsi tenzone, la leggiadria farsi arte.

Una messa in scena di questa portata strappa dal quotidiano, accende l’immaginazione, apre le porte alla fantasia, fa sognare, fa gioire, fornisce ali all’anima, incanta! Si esce dal teatro stralunati e

Carmela Giannì

 

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