giovedì, 26 aprile 2018
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ANNO VECCHIO, ANNO NUOVO, DUE VOLTI BIANCHI E UN PUBBLICO NERO

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Non ho ascoltato bene il discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Mattarella, e neppure ho ascoltato bene quel programma in tv dedicato a “L’Anno che verrà”, perché, come la maggior parte degli italiani, travolta nella confusione di parenti e bambini che giocavano gridando, ogni tanto piangendo ma felici di stare coi grandi e noi con loro.

Tra il vociare e il mangiare in compagnia, però, ho guardato il volto del presidente durante il suo discorso al popolo italiano e dei cantanti durante lo spettacolo televisivo, soprattutto il volto di Patty Pravo e quello nero del pubblico presente.

Per ben due volte, tra il vocio, ho sentito che parlavano dell’anno 1918, perplessa cercavo di ascoltare senza disturbare e di capire.

Nel primo caso, il presidente Mattarella che leggeva il suo discorso agli italiani, senza un pizzico di cuore, freddamente e bianco in viso, troppo bianco. A un certo punto ricorda i giovani di 18 anni del 1918 che andavano in guerra, diversamente dai giovani di oggi che invece vanno a votare. Mi sono chiesta: dove vuole arrivare? cosa ci vuole dire? anzi, cosa gli hanno detto di dire?

Da parte mia ho pensato: cosa c’entra con l’anno nuovo? vuole forse farci capire di quanti anni siamo tornati indietro e di quanta strada i nostri giovani devono ripercorrere per ritornare all’onestà del nostro Paese continuando ad andare in guerra e votare coloro che la guerra ce l’hanno costruita addosso?

Nel secondo caso, guardavo Patty Pravo, criticata da tutti coloro che in quel momento la stavamo osservando mentre cenavamo e parlavamo, per il suo viso.

Da parte mia, ho detto loro che l’ammiravo, è stata sempre una bambola di porcellana in viso, ha avuto sempre le sue idee sul modo di cantare, di vestire, di essere, e poi, ditemi che differenza c’è fra lei, Berlusconi e i tanti volti non solo di donne, finti, che stanno girando vertiginosamente attorno al nostro mondo riempiendolo di maschere.

La differenza sta nel fatto che Patty Pravo, diversamente dal Presidente, inconsapevolmente o consapevolmente, ha augurato quel “Buon Anno 1918” che tutti quanti hanno applaudito senza neppure accorgersi degli anni che lo separavano da questo anno nuovo.

L’uguaglianza invece, sta nel fatto che anche lei è e vuole rimanere quello che è, non vuole invecchiare ma ha il coraggio di dirlo col suo solo viso, mentre tanti vogliono, come se fossimo dentro a una macchina del tempo, catapultarci indietro di un secolo e per questo si nascondono dietro alle parole.

Il pubblico presente ai due spettacoli, molti dietro allo schermo, altri in piazza, ha dimostrato solo rassegnazione, ha continuato, senza neppure pensare, a ballare, cenare, parlare, come se stesse guardando semplicemente un film horror impostato sulla nostra vita.

Ho pensato ai bambini presenti fra di noi, all’ipocrisia che mostriamo sorridendo, ignoranti di reagire a tutto il sistema.

Ho pensato ai migranti che annegano in mare.

Ho pensato allo sfascio del nostro territorio e del mondo tutto.

Ho pensato alle religioni.

Ho pensato alle bandiere di ogni Paese, fra queste anche la nostra bandiera italiana che spesso ho visto posizionata sugli scogli, a Marina di Modica e che adesso non c’è più.

Ho pensato alle donne e ai bambini violentati e uccisi.

Ho pensato all’istruzione che stanno togliendo ai nostri figli.

Ho pensato alle bombe che costruiamo e ai popoli che uccidiamo.

Ho pensato al contante che vogliono eliminare e, se ci riusciranno, senza che noi facciamo niente, uccideranno i sogni dei nostri figli. Negheranno loro l’emozione di crescere responsabili e gli toglieranno la gioia di ricevere una moneta da conservare nel salvadanaio da aprire a fine anno per comprarsi con fierezza un piccolo regalo coi propri risparmi.

Immaginare un mondo senza contante, è capire le macchine che siamo, è capire l’ignoranza nella quale ci stanno gettando, è capire di essere tornati al 1918.

E’ capire di non essere più padroni del nostro tesoro più grande, la nostra vita.

Io, personalmente, ho cercato di ripercorrere dentro di me, ancor prima di ritrovarmi a trascorrere la serata coi miei pochi ma buoni parenti, l’anno trascorso, ormai quasi alla porta, negli affetti e nel lavoro.

Per un attimo ho anche pensato di non voler più lavorare per uno Stato che non ha saputo rispettare tutte le mie esigenze nel campo lavorativo e familiare e, anzi, ha cercato in tutti i modi di sopprimermi sovraccaricandomi di tasse.

Ma poi ho pensato alla mia famiglia e ho capito che, per essere libera di amarla e di farmi amare da lei, solo col lavoro lo posso fare, quindi resisto, crollo ma non mollo.

Lo Stato e il mondo intero anche quest’anno dovranno fare a meno della mia disoccupazione, della mia umiliazione, della mia passività, perché finché avrò il mio lavoro sarò libera anche senza un proficuo conto in banca, visto che tutto va via con le tasse pagate e non pagate ma con una splendida famiglia che, dignitosamente unita, con tanti sacrifici non dice di no alla vita.

Auguri per il nuovo anno a noi dunque, con la speranza di rivoltare il mondo e continuare la nostra strada con fierezza ed umiltà, consapevoli che per renderlo migliore, insieme al mondo intero, occorrono la nostra utilità e il nostro pensiero.

Sofia Ruta

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