giovedì, 19 luglio 2018
l'editoriale di Luisa Montù

ARROGANTI O SOTTOMESSI? NO!

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Se davvero il 2018 sarà in grado di portarci qualcosa di nuovo, gli chiediamo di restituire il cervello agli italiani. Ci sembra infatti che gran parte di loro sia stata colpita da improvviso rincoglionimento. Da un lato s’inneggia a un’italianità che per tanti anni era stata dimenticata (anche troppo) esclusivamente perché spaventati dalla presenza di tanti profughi stranieri che vengono visti come nemici mentre sono solo persone disperate che arrivano nel nostro paese sperando di trovare qualcosa di meglio che nel loro, dall’altro si eccede in un distorto concetto dell’accoglienza cancellando o stravolgendo le nostre tradizioni e le nostre credenze.

Sono due atteggiamenti dei quali, pur se per motivi diversi (ma forse nemmeno tanto), dovremmo vergognarci e cancellare dalla nostra vita, dal nostro modo di essere, perché sono entrambi atteggiamenti vigliacchi. Sono vigliacchi perché ugualmente dettati dalla paura. Il razzismo altro non è che la paura di perdere i propri privilegi o le proprie ricchezze, la paura di tutto ciò che è, o che crediamo, diverso da noi, quindi partiamo dalla convinzione di non capirlo, in pratica vuol dire confessare la nostra ignoranza e la nostra stupidità. Occultare le nostre credenze e la nostra religione è per altro verso la paura di eventuali reazioni che possano danneggiarci, non certo il rispetto delle credenze altrui, perché questo si può manifestare soltanto andando verso l’altro per capirlo ma anche per farci capire, creando con lui un dialogo, perché dove non c’è dialogo non può esistere alcun tipo di rispetto e quindi di convivenza. Sottometterci, spersonalizzarci non potrà mai trasformarsi in un dialogo, anzi lo negherà e il dialogo lo si nega solo per paura o per presunzione, fate voi, entrambi comunque due sentimenti arroganti e stupidi, capaci solo di distruggere, mai di costruire.

Forse non è facile da spiegare e ancor meno da capire, ma dovremmo per prima cosa chiederci quale rispetto, quale considerazione può avere chi crede fermamente e appassionatamente nella propria religione, nella propria storia e nelle proprie tradizioni nei confronti di chi le abbandona, di chi addirittura se ne vergogna e le nasconde. Sicuramente nessuna! Non solo, ma chi questo presunto “omaggio” lo riceve non potrà che vederlo come una forma chiara di sottomissione da parte di chi è consapevole di essere inferiore, allora sì che il dialogo diventerà impossibile! Perché il dialogo può nascere solo da pari a pari, si può sviluppare solo fra chi percepisce se stesso come un essere umano che si rapporta con altri esseri umani del tutto simili a lui, anche sa hanno alle spalle una storia differente, differente sì, ma che, a rifletterci bene, non può essere veramente coì diversa dalle loro, perché la vita, quella di tutti i giorni, quella che ci porta a destreggiarci tra i mille problemi quotidiani (lavoro, casa, famiglia, figli da crescere, cibo da procurare, bollette o balzelli da pagare ecc. ecc. ecc.), ci accomuna tutti. Se ci proponiamo come creature privilegiate, che elargiscono il loro rispetto vuol dire che quel rispetto in realtà siamo ben lontani dal provarlo davvero.

Se facciamo un approfondito esame di coscienza, dovremmo riconoscerci come creature piene di sé, quindi incapaci di capire, incapaci di aprirsi, incapaci di accettare. In questo modo, tutto quello che riusciamo a offrire è solo una vergognosa e vigliacca ipocrisia.

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