lunedì, 17 dicembre 2018
8-marzo-1217

UMILIANTE 8 MARZO

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Si dovrebbe cambiare il nome a questa ricorrenza, diventata l’opportunità per poter denigrare sempre di più le donne. Un giorno di memoria che noi tutte non vogliamo, perchè il rispetto, non solo verso le donne, lo si dimostra ogni giorno ad ogni singola persona, cosa o pensiero che incontriamo.

Ogni anno, ogni 8 marzo, da quando scrivo per questo giornale, ho sempre parlato di donne speciali. Donne che solo contando su se stesse e sulla forza della volontà, hanno costuruito il loro futuro in campo lavorativo, affettivo e familiare, mettendo in primo piano il rispetto per la vita altrui e poi la loro.

Non tutte, non metto in dubbio che tante donne hanno pensato e pensano solo a se stesse, alla propria carriera e alla propria persona, ma queste sono donne sfortunate che non hanno mai conosciuto il valore di una famiglia e della società dentro alla quale vivono, per questo hanno impararto a speculare e a offendere, senza sani principi, la società tutta, aiutando senza scrupoli chi continua a far apparire le donne un mezzo di trasporto da trascinare con possesso e senza chiederne il permesso. Sono esattamente come quegli uomini che ci appaiono venali ed egoisti, che all’apparenza sembrano distingueri ma sono stati catapultati dentro a un ruolo che non gli appartiene ma che vivono senza alcuna passione.

Ed è proprio di questi uomini che io oggi voglio parlare.

Sono gli esseri più viscidi che possano esistere in questo mondo.

Sono quelli che si nascondono dietro alla figura materna che li ha messi al mondo ma che non hanno mai rispettato, forse proprio per non aver mai ricevuto nessuna forma di amore e, anzi, hanno imparato a odiare, prima di tutti, chi li ha messi al mondo.

Sono quelli che dietro a un figlio, a una moglie, a un amico, a uno sconosciuto, si presentano come se fossero Dio ma non sono niente.

Sono quelli che pretendono e fanno credere di sapere tutto, danno ordini, rendono incapaci di pensare, fanno sentire frustati chi sta loro accanto, mentre sono loro i primi a esserlo.

Sono quelli che non avendo più dove nascondersi, non sapendo cosa rispondere, non avendo nessun carattere proprio, alla prima occasione di contrarietà si sentono persi e alzano la voce e le mani, puntandole verso chi sta contestandoli, che siano essi madre, figlio, moglie, amante, amico o chiunque osi far loro capire che non valgono nulla, che non contano niente, che non hanno nessun diritto di far credere che sono i padroni della vita altrui, quando, invece, non sono padroni neppure della loro stessa vita.

Il problema più grande è che questi uomini, se così si possono definire, sono appoggiati da un altro grave malato, lo Stato (unito ormai e agli ordini dell’Europa).

Da un lato, infatti, il nostro Stato ci fa credere che sta facendo di tutto per aiutare le donne a renderle libere e con pari diritti dell’uomo, dall’altro non sta facendo nulla per evitare che le si uccida, che le si faccia a pezzi, che le si bruci, che le si licenzi se in gravidanza, che le si paghi di meno. In sostanza, tutto il percorso di lotte delle nostre simili che, in alcuni casi e luoghi, ci hanno rimesso la vita, sta sprofondando e disperdendosi senza lasciare impronta,  insieme alla vita che le donne stesse hanno messo al mondo: i figli.

Non dimentichiamolo mai, siamo tutti figli, per essere padri e madri, ci vuole coraggio, coscienza, amore, non da vendere e neppure da comprare ma da regalare.

Sofia Ruta

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