lunedì, 25 giugno 2018
elezioni

ALLE URNE PENALIZZATE LE DONNE

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In occasione di queste ultime votazioni gli italiani si sono accorti che votare non è solo un dovere ma anche, e soprattutto, un diritto. Se ne sono accorti nel momento in cui entrare in quella benedetta urna è diventato sorprendentemente faticoso. Le nuove norme, formulate per garantire l’assenza di ogni tipo di frode nel voto (ma ne siamo proprio sicuri? Sì, perché appare piuttosto cervellotico garantirla collegando con un numero elettore e scheda…) sono state pubblicizzate solo gli ultimi giorni prima delle elezioni (bisogna dire che la maggior parte dei votanti le ha recepite e seguite con grande consapevolezza), pare che abbiano letteralmente sconvolto chi le varie sezioni doveva gestire. S’è visto di tutto: dalle schede con errori a quelle inviate in un Comune diverso da quello al quale erano destinate, con l’inevitabile scompiglio che ne è conseguito. Insomma, l’elettore che per recarsi alle urne era abituato a sopportare, quando gli andava proprio male, una mezz’ora di fila se aveva la cattiva idea di recarcisi in un orario di massima affluenza, quest’anno, quando gli è andata bene, ha perso almeno un’ora e mezza. Molti hanno momentaneamente rinunciato dichiarando l’intenzione di tornare più tardi. L’avranno fatto? Forse sì. O forse no, chissà. I tanti però che hanno accettato di restare hanno avvertito in sé la volontà di votare, perché, si sa, gli italiani sono testardi e appena nella loro mente balugina il pensiero che quella determinata cosa magari qualcuno avrebbe piacere che non la facesse, allora sì che s’intestardiscono e la vogliono fare per forza!

A tutto questo si è aggiunta una disposizione, a parer nostro del tutto incivile, che, per consentire (ma era così difficile?) la registrazione delle schede, venivano fatti entrare nella stanza adibita alla votazione un uomo e una donna. Nel caso in cui le prime persone della fila fossero state solo donne, si chiamava un uomo, a caso, anche se era appena arrivato. Poiché è noto che nella razza umana gli uomini sono in numero minore delle donne, si lasciava che queste, anche se anziane, restassero condannate a una fila interminabile per far passare magari un diciottenne atletico appena arrivato. E che si sarà fatto quando saranno rimaste, come inevitabile, solo le donne? Non ci pare proprio che questa strana alternanza risponda a un criterio di parità. O chiamare “sindaca” un sindaco donna implica anche altre distinzioni? Tutte a sfavore delle donne, ci pare.

Dopo gli appelli di andare al mare in occasione dei referendum, i disagi creati per esercitare il diritto al voto ci sembra insomma abbiano a dissuadere il cittadino dall’esprimere la propria scelta, cosa peraltro della quale da tempo avevamo il sospetto senza bisogno di quest’ultima manifestazione.

L. Montù

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