mercoledì, 19 settembre 2018
l'editoriale di Luisa Montù

UNA SCELTA RISCHIOSA MA PREVEDIBILE

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Se la sconfitta della Democrazia Cristiana avvenne nei tribunali, quella della sinistra è partita dall’interno, dall’essere stata trasformata in un partito sempre più moderato e, soprattutto, sempre più vicino a quella che era stata la vecchia Democrazia Cristiana.

Gli italiani, che della sinistra avevano un’idea piuttosto diversa, che la credevano vicina ai lavoratori e agli emarginati mentre si sono trovati travolti da imposte spesso inique a fronte delle quali vedevano ancore di salvataggio offerte alle banche e privilegi per pochi a scapito dei molti, non l’hanno accettato.

I nostri concittadini per loro natura temono i cambiamenti e lo si è visto appunto ai tempi della DC, quando tutti si lamentavano ma continuavano a votarla.

Che al Nord ci sia stato un netto spostamento sulla Lega e sulla destra in generale era abbastanza prevedibile, perché già alcune zone ne avevano conosciuto l’amministrazione, quindi si trattava di qualcosa di non completamente nuovo e che, evidentemente, aveva soddisfatto gli abitanti. Che più di mezza Italia però abbia scelto un salto nel buio optando per qualcosa di completamente nuovo, che potrebbe risolvere tutti i problemi o aggravarli ancora (questo nessuno è in grado di saperlo), non può che essere indice di una disperazione assoluta, della totale consapevolezza o convinzione che il popolo non solo ha perso quella sovranità perno della democrazia ma è diventato solo un ostaggio di un’oligarchia egoista e avida. E’ la sconfitta della politica.

Se oggi la sinistra italiana è andata in frantumi, la colpa non può però essere attribuita tutta e solo a Renzi, ma alla totale mancanza, al suo interno, di almeno un uomo onesto, di spessore e forza tali da opporsi a lui e costituire un’alternativa capace di raccogliere intorno a sé gli elementi che potessero rappresentare una sinistra degna di questo nome, ma un uomo nuovo davvero, non un vecchio politicante riciclato. E’ colpa di Renzi se non c’è stato nessuno? Le colpe di Renzi, o meglio gli errori, sono altri. Se infatti, dopo essersi imbarcato spericolatamente in una politica suicida, avesse mantenuto l’impegno dichiarato di dimettersi in caso di insuccesso del referendum, dopo un anno o due avrebbe potuto riproporsi con l’aureola di chi le promesse le mantiene, e gli italiani gli avrebbero creduto. Non ne ha avuto la forza e ancora oggi è rimasto nella posizione del se perdo mi dimetto ma forse no e questo, probabilmente, lo danneggia più degli errori politici.

Adesso non ci resta che sperare che una sinistra degna di questo nome possa risorgere dalle sue ceneri o che i 5 Stelle riescano a rappresentare quelle idee di giustizia, equità ed eguaglianza sociale che promettono e che sono, o almeno dovrebbero essere, gli ideali della sinistra di tutto il mondo.

Sì, gli italiani hanno scelto il salto nel buio, ma nella speranza che in fondo a quel buio si trovi invece una luce, una luce che riesca a far brillare nuovamente la stella di un paese che è il più bello del mondo e che non può, non deve, finire schiacciato dal servilismo e dalla rassegnazione.

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