giovedì, 19 luglio 2018
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“BASTA UN GIORNO PER EQUILIBRARE IL MONDO”

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Come ogni anno, ormai da dieci consecutivi, in data con l’arrivo della primavera, puntuale ogni 21 di marzo, si celebra a Modica il festival VERSI di LUCE, festival di cinema e poesia.

L’evento è, per ogni edizione, una maratona zeppa di appuntamenti che si estendono dal 21 al 24. Il festival è organizzato dal “CineClub 262” e dal “Club Amici di Salvatore Quasimodo”, in collaborazione con laCineteca Modicana.

Una maratona di quattro giorni forte e vivace, con numerose iniziative, tra cui “Adotta una poesia” (realizzata il 22 marzo al Teatro Garibaldi); Loop di videopoesie in concorso, “Poetry Slam”; Proiezione film in concorso (tra videoclip, videopoesie, cortometraggi e lungometraggi) e poi incontri culturali vari, oltre ad eventi collaterali (appuntamenti che si snodano tra il Palazzo della Cultura e la Cineteca), “Visioni itineranti dei corti di Videoarte in concorso”.

Di anno in anno l’evento cambia il motto, ma fa sempre perno su Salvatore Quasimodo; per questa decima edizione è stato scelto “Basta un giorno a equilibrare il mondo”.Un motto che allude alla speranza e alla positività.

Questo festival è iniziato dieci anni fa in punta di piedi, ma è cresciuto negli anni, senza fare rumore né clamore, è cresciuto con la spinta intrinseca, come la naturale crescita di un bambino.

E’ cresciuto in partecipazione numerica ed in rilevanza di diffusione nel mondo, basti pensare che per la sezione cinema quest’anno sono pervenute 2500 opere provenienti da 600 paesi (Francia, Turchia, Germania, Algeria, Spagna, America, Tunisia, Russia, ecc.).

Senza clamore ha scavato un solco che continua ad ampliarsi, come dimostrano i numeri, per esempio all’iniziativa “denominata adotta una poesia” quest’anno hanno partecipato ben 240 studenti.

In questo settore ogni studente, singolarmente o in gruppo con altri, adotta una poesia e la trasfigura nella modalità espressiva, la poesia scelta o adottata, che dir si voglia, può essere trasformata in un balletto, in un dipinto, in un video, in una performance mimica o in altro ancora.

Insomma ogni studente ne sceglie una e vi lavora sopra, la reinterpreta secondo la propria fantasia e immaginazione e la restituisce in un nuovo linguaggio, a volte supportato dalla tecnologia, altre volte trasfigurandola mediante un’installazione, insomma la manipola e la rende a modo proprio senza togliervi potenza né bellezza, anzi esaltandola.

Poi vi sono i poeti che partecipano con le proprie composizioni leggendole ad un pubblico vario, a volte in un luogo al chiuso di tipo teatrale, altre volte fuori, in angoli inaspettati porgendoli ai passanti, agli avventori di un negozio, di un esercizio commerciale. Quest’anno alcuni androni di palazzi privati del Corso Garibaldi hanno ospitato proiezioni delle opere poetiche, una sorta di luoghi in ombra o, se si preferisce, luoghi senza ombra, pronti ad accogliere passanti, curiosi o gli ospiti che, programma in mano, hanno seguito le tappe del festival una dopo l’altra. Ovviamente tutto viene offerto gratuitamente, la filosofia di un festival è la gratuità.

Si diceva della risonanza internazionale che il festival ha raggiunto nel tempo, risonanza che mette la città di Modica al centro, come automaticamente fanno gli eventi di spessore che durano nel tempo. Per l’occasione arrivano in città registi, fotografi, attrici, sceneggiatori, direttori di festival, scrittori, critici letterari, giornalisti.

Fra gli ospiti noti quest’anno, per il secondo anno consecutivo era presente la scrittrice Carla Vistarin che ha presentato il suo ultimo libro; Franco La Magna, storico e critico d’arte, profondo conoscitore dell’opera di Florestano Mancini, che ha dialogato, tramite videochiamata, con la figlia del grande maestro, Gloria; è stata presente la vicepresidente della F.I.C. (Federazione Italiana Cinema) Patrizia Masala.

Ovviamente sono state presenti le personalità (Lea Tafari, Renato Scatà, l’attrice e sceneggiatrice ragusana Katia Vitale) che hanno costituito la giuria deputata a scegliere i vincitori fra le opere pervenute a cui sono stati assegnati i premi durante la serata di gala, il 24, presso l’auditorium Pietro Floridia, a conclusione della maratona artistica.

Fra tante presenze materiali (note, celebri, esordienti) è inevitabile che si aggirino anche le muse, inevitabile che si mettano nella mischia! E’ inevitabile che fra poesia classica e moderna, fra recite e declamazioni, tra trasfigurazioni poetiche, tra film, installazioni, e altre realizzazioni d’arte le custodi ispiratrici dell’arte ci mettano lo zampino.

Certo, chi segue il festival da spettatore non coglie queste presenze immateriali, ma gli artisti che nella quattro giorni si sono cimentati le hanno viste palpitare, qualcuno di loro addirittura ci ha dialogato, le ha accarezzate, ne ha ricavato letizia. Uno di loro, più audace degli altri, ha osato, terra cotta alla mano, darle corpo, ha osato raffigurarla, scolpirla.

Lo ha fatto Emanuele Rizza, lo ha fatto perché voleva celebrare il decimo anno dell’evento, lo ha fatto perché in tanto ben di dio si è sentito tirare per la giacchetta dalle nove muse che tutti conosciamo, poi, non sapendo scegliere tra Clio e Calliope che erano le due più insistenti nel ronzargli attorno, per non fare torto a nessuna ha creato la “decima musa”, ovvero una figura femminile che incarna la forza, la determinazione, una figura femminile cui svolazza dietro le spalle una pellicola come fosse una bandiera, che conduce sulla spalla sinistra una cinepresa con cui sembra riprendere le stelle mentre punta lo sguardo in alto per ricevere la luce che la guida.

L’ha chiamata “Kinesi”, e d’ora in poi, sarà il simbolo del “Festival” nel mondo. D’ora in poi, per tutte le edizioni che seguiranno, sarà lei l’emblema dell’evento.

Carmela Giannì

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