giovedì, 19 luglio 2018
l'editoriale di Luisa Montù

LA PASQUA, LE CELEBRAZIONI, LE TRADIZIONI, L’AMORE PER L’UNIVERSO

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Come ogni anno, a Pasqua s’è visto in tutta la nostra penisola un dilagare di manifestazioni religiose che, dalla Domenica delle Palme in poi hanno impegnato gli italiani e i turisti incuriositi, divertiti, ammirati.

Le grandi feste religiose. Sicuramente sono importantissime per noi, perché affondano nella tradizione, nella storia, ci tengono strettamente ancorati alle nostre radici e questo per un popolo è fondamentale per sentirsi tale. Quante però delle innumerevoli persone che hanno affollato queste manifestazioni l’hanno fatto con lo spirito religioso dal quale esse erano nate? Probabilmente nessuna, eppure una forma di fede le ha accomunate, anche se una fede diversa, una fede laica: la fede nell’appartenenza a un mondo, a una cultura. Per questo sono importanti e lo saranno sempre, per questo crediamo che debbano essere mantenute così come sono nate, senza essere stravolte per guadagnare qualche minima percentuale di turismo in più, perché nel momento in cui perdono la loro genuinità perdono anche tutto il loro fascino; sono radicate nel popolo e lì devono restare, perché il popolo ne ha bisogno anche se non ne avverte più l’originale senso religioso.

Già, il senso religioso. Mai come quest’anno da facebook a twitter, da whatsapp alla posta elettronica siamo stati inondati da messaggi di benedizioni papali e Cristi in croce, eppure mai come quest’anno quello che accade intorno a noi denuncia avidità, egoismo, disinteresse per il destino altrui, insomma nessun rispetto, niente amore per quel Cristo del quale continuiamo a riempirci la bocca.

Se crediamo che recarci in chiesa e fare la comunione ad ogni occasione sia sufficiente a garantirci il Paradiso, sbagliamo di grosso: le indulgenze comprate col danaro sono solo una truffa in voga nel Medioevo, un po’ come quella dello specchietto ai giorni nostri, così il Paradiso non si guadagna con un gesto nemmeno faticoso, fatto magari mentre già si pensa che, appena usciti dalla chiesa, si andrà a pugnalare alle spalle qualcuno che in passato ci ha solo fatto del bene. Se i comportamenti per meritarcelo sono quelli che ci ha consegnato Gesù di Nazareth, sono ben altri, ma probabilmente troppo difficili da seguire. Non ci ha mai detto di pensare solo a noi stessi, ma di rivolgerci agli altri e in quest’insegnamento è racchiuso tutto quanto, dal modo di vivere alle scelte, qualcosa che va ben più in là di qualsiasi preghiera. E quest’insegnamento tanti che si dicono e si credono cristiani non sono stati capaci di impararlo, probabilmente perché il loro cuore, ma più ancora il loro cervello, non erano in grado di capirlo. Sì, il loro cervello, perché riuscire a vivere in un certo modo, e farlo più per istinto che per determinazione, per il proprio intimo sentire e non per garantirsi un tornaconto, cioè il Paradiso, spesso non accade perché si ha fede in un Dio e si vogliono seguire i suoi insegnamenti, ma semplicemente perché si ha una mente capace di comprendere l’essenza del mondo e della vita e quindi la capacità di far parte davvero di quella vita. Ma occorre una mente davvero grande e di queste, purtroppo, non ce ne sono molte.

Per concludere, vorremmo riportare, per poterci riflettere tutti insieme, le parole di un grande scrittore, che giocando con l’universo, seppe scrutare a fondo nell’animo umano: “Se non fossi ateo, crederei in un Dio che vuole salvare l’umanità sulla base della sua esistenza e non di ciò che essa crede. Penso che Dio preferirebbe un ateo rigoroso e onesto a questi preti che parlano di Dio in ogni frase e il cui desiderio è di vedervi colpevoli.”Il suo nome è Isac Asimov e le sue storie, tra il sorriso e la commozione, ci hanno aiutati ad amare l’universo.

 

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