sabato, 26 maggio 2018
l'editoriale di Luisa Montù

BLADE RUNNER È ALLE PORTE?

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I ricercatori della Microsoft e dell’Università di Kyoto hanno perfezionato degli algoritmi che consentono all’intelligenza artificiale di associare testi e immagini al punto che questa è in grado di esprimersi in poesia. Certo, al momento si tratta di poesie come le potrebbe fare un bambino, ma gli esperti che le hanno analizzate non sono stati in grado di distinguerle da quelle di un vero bambino.

La notizia al momento non rappresenta altro che una curiosità, o almeno così viene recepita, ma quello che implica va ben al di là di ciò che oggi rappresenta.

Le elucubrazioni di tanti film fantascientifici potrebbero diventare realtà.

A questo punto ci si comincia a chiedere chi è davvero l’uomo. E’ proprio lui quello creato da Dio o il risultato di un innesto genetico prodotto in laboratorio da altri esseri evoluti, intelligenti, forse loro, sì, creati da Dio o magari il risultato della combinazione di particelle vaganti nello spazio?

Le domande che a questo punto dell’evoluzione siamo costretti a porci sono infinite.

Ci sono ricercatori che aderiscono alla teoria del paleocontatto, sono cioè convinti che l’uomo moderno sia il discendente di una razza proveniente dallo spazio oppure il risultato di una mescolanza di creature scese sulla terra da un altro pianeta con ominidi qui già presenti o ancora il prodotto nato in laboratori alieni. C’è anche chi ipotizza che la vita sulla terra sia il frutto di una “semina” di spore portate qui da creature di altri mondi. Le prove di tutto questo, ci dicono, si possono trovare, fra l’altro, nel modo più evidente, nelle antiche religioni, diverse eppure tanto simili, presenti in zone immensamente distanti tra loro del nostro pianeta, e in tante antiche costruzioni, anch’esse molto distanti tra di loro, che ricordano la struttura l’una dell’altra, il loro posizionamento rispetto al cosmo e, soprattutto, realizzate in modo che i nostri progenitori mai sarebbero stati in grado di eseguire. Sono stati poi ritrovati scheletri con caratteristiche particolari, profondamente diversi da quelli degli ominidi dello stesso periodo, i cosiddetti “crani allungati” ai quali corrisponderebbe una sequenza del dna un po’ diversa da quello tipico della popolazione terrestre e che apparterrebbero a creature molto più alte della media umana.

Insomma, le ipotesi sono infinite e le prove addotte seguono una logica ineccepibile, alimentate da un lato dai progressi della scienza e dall’altro dalla fantasia. Ecco, la fantasia. E’ forse questo quel segno distintivo fra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale, quel plus che non potrà mai essere raggiunto dalle macchine per quanto rese capaci di immagazzinare dati, fare esperienze, evolversi fino al punto di esprimere concetti attraverso le parole?

Accade però che in certi periodi storici la fantasia sembri atrofizzarsi, periodi come quello che stiamo vivendo adesso, in cui i giovani si sollazzano con la violenza, quella violenza che si traduce quasi sempre nello scempio delle città, nello sfregio alle cose, nel disprezzo e nella distruzione dell’arte. E la violenza è la negazione della fantasia. Si perde il desiderio di imparare, di apprendere, di evolversi, mentre allo stesso tempo l’intelligenza artificiale assimila, assimila, assimila fino a giungere a comporre una poesia. La poesia di un bambino, certo, ma non è proprio nel bambino il trionfo della fantasia?

E così non si può fare a meno di ricordare quel bellissimo film che è Blade Runner, con i suoi replicanti indistinguibili dagli esseri umani, capolavori della scienza e della tecnica a un punto tale da sviluppare sentimenti, desideri, sogni, esattamente come gli esseri umani, anzi, se pensiamo all’umanità dei giorni nostri, molto di più. “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste nemmeno immaginarvi”diceva il replicante morente. Già, perché per quanto possa galoppare l’immaginazione non potrà mai raggiungere l’estensione della conoscenza, del sapere. Forse è proprio perché oggi abbiamo ripudiato il sapere che abbiamo perso anche la nostra fantasia.

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