mercoledì, 19 settembre 2018
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UN PARTO DIFFICILE, UN NASCITURO PROBLEMATICO

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Dopo una settimana dal voto del 4 marzo sono iniziate le doglie propedeutiche alla nascita del nuovo governo, tutti in attesa dell’evento, ma il travaglio, lunghissimo, si è manifestato molto difficile, con delle problematiche che hanno messo a dura prova tutti.

Il nascituro infatti si presentava in posizione podalica, vale a dire che invece di avere incanalata la testa in direzione di uscita, piuttosto in direzione del canale poggiava il sedere, posizione impossibile per venire alla luce.

Se si fosse trattato del parto di una comune mortale sarebbe intervenuta la chirurgia, si sarebbe praticato il così detto “taglio cesareo”, ma, trattandosi del parto della “signora repubblica” la nota pratica chirurgica era vietata, bisognava necessariamente seguire la via naturale.

In questi casi così complicati la vita o la morte di madre e figlio dipendono esclusivamente dalla esperienza e dall’abilità dell’ostetrica, che, se possiede vera arte maieutica riesce a condurre a termine il travaglio salvando entrambi.

La posizione podalica, come ciascuno comprende, non consente spostamento e, per evitare di sacrificare la vita di madre e nascituro bisogna effettuare delle sapienti manovre per effettuare il cambio di posizione del feto.

In questo caso le manovre sono state particolarmente difficili e laboriose, ma alla fine, grazie alla eccellente arte ed esperienza dell’ostetrica, queste manovre rischiose e non del tutto scontate hanno avuto buon esito.

La partoriente (terza repubblica) tra un blocco delle doglie e una crisi di panico, è entrata ed uscita dalla sala parto più volte tenendo tutto il personale di reparto in fibrillazione.

Per chi attendeva l’esito fuori dalla sala parto le emozioni non sono state da meno di chi si è dato da fare per portare l’evento a buon esito.

Le esternazioni di emozioni sono state davvero molteplici, di tutte le sfumature: euforiche, trionfali, positive, negative, inedite, sconcertanti, esilaranti, imbarazzanti, di isteria e perfino di pietà.

Molti italiani hanno temuto per l’ostetrica, per la sua tenuta, molti ci siamo immedesimati nella estenuante stanchezza, abbiamo temuto che crollasse la sua pazienza, credo che nessuno ha invidiato la sua posizione, tuttavia, come sempre succede quando l’ansia dell’esito viene tirata allo spasimo, molti l’hanno attaccata in corso d’opera, senza capirne la delicata posizione, l’hanno attaccata ancora prima di finire l’opera,  ignorando lo sforzo delle pratiche messe in atto.

Alla fine il governo è venuto alla luce, apparentemente in buono stato, ma se lo sviluppo evolutivo lo mostrerà in stato di armonica salute attualmente è impossibile dirlo, bisogna attendere lo sviluppo, solo il tempo potrà dimostrarlo.

In quanto all’ostetrica (il Presidente della Repubblica Mattarella), ha ricevuto davvero di tutto, encomi e calunnie, attacchi gratuiti e lodi sfegatate, insulti e ringraziamenti, ma questo sarebbe nell’ordine delle cose, quello che è stato fuori misura è stato il tono, la veemenza, il grado di aggressività, ogni giudizio, al di là dal merito, è stato emesso su un tono fuori dalla ragionevolezza, fuori dalla calma razionalità, senza interrogare la complessità, un vero fuoco di mitraglia fuori da ogni controllo.

Il Presidente, per la sua storia umana e professionale, sa certamente prendere la giusta distanza dalle svariate posizioni, anche da quelle che vengono scagliate come grandine fuori stagione, lui sa valutare e collocare ogni reazione là dove civiltà e buonsenso le colloca, lui è profondo conoscitore della furia dei venti.

Da spettatrice della vicenda, come tutti gli Italiani, trovo che ha condotto tutta la fase con sapienza, eleganza, equilibrio, maturità, clemenza e signorilità. Da gran signore qual è non si è scomposto nel vedere l’opinione pubblica divisa su due fronti contrapposti (critica e lode, torto e ragione), non ha fatto una piega perché guidato da due stampelle d’acciaio, da un lato la profonda conoscenza della Costituzione e dei poteri che competono al Capo dello Stato, e dall’altra, il senso etico della responsabilità verso la nazione che è chiamato a rappresentare.

Ha dimostrato pazienza infinita, capacità di ascolto profonda, attitudine maieutica magistrale, ma con tacita eloquenza ha saputo dire sì e no, assumendosene sempre la personale responsabilità, chiarendo sempre il solco d’azione seguito. Solo una persona dotata di grande autonomia e libertà interiore può agire il coraggio personale fino al punto in cui lo ha agito lui, forte della sua specchiata fedeltà al giuramento prestato sulla Costituzione.

Ha saputo essere pedagogo, maestro severo, ma anche esemplare padre capace di perdonare il figlio impulsivo che parla senza pensare, sempre imperturbabile.

Mentre noi spettatori provavamo sconcerto per il tono delle accuse e delle ingiurie che gli venivano mosse, imbarazzo e vergogna di fronte alle reazioni scomposte del bambino isterico perché si sentiva tradito, pietà verso la democrazia calpestata, verso la bandiera infangata, verso la patria vilipesa, la dignità mortificata, mentre molti di noi temevano per la tenuta delle istituzioni, lui, senza mai scomporsi, ha saputo inverare la novella del “Figliol prodigo”, sempre senza scomporsi!

Carmela Giannì

 

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