mercoledì, 19 settembre 2018
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 LA FESTA DEL RITORNO

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“Penso alle mamme meridionali, che ormai non festeggiano più nessuna ricorrenza se non quelle in cui fanno ritorno a casa i propri figli: ed eccole tutte, in quei giorni, arieggiare le loro camere, mettere lenzuola fresche e pulite, riempire il frigo con gli alimenti preferiti dai figli e godersi i loro abbracci, i loro sorrisi, la loro compagnia. Non c’è più famiglia del Sud che non ne abbia almeno uno fuori casa, chi per studio, chi per lavoro, chi a Milano, Torino, Roma, chi fuori dall’Italia: figli per niente “bamboccioni” ma che hanno dovuto imparare a vivere da soli lontani da casa e dagli affetti più cari. Ed eccole le mamme meridionali, che hanno prima visto andar via i loro padri e adesso i propri figli, gioire e festeggiare in questi giorni… sarebbe il caso di sostituire le varie feste del Papà, della Mamma, Natale, Pasqua, vacanze estive ecc. con una sola festa, l ‘unica che al Sud si celebra davvero… LA FESTA DEL RITORNO…”

Queste parole postava qualche tempo fa su Facebook un’amica, a proposito delle allora imminenti festività Pasquali (quanto mai attuali visto l’avvicinarsi delle vacanze estive), parole che mi hanno profondamente commosso in quanto anch’io da qualche anno condivido le stesse emozioni e sofferenze perché uno dei miei figli si è trasferito fuori per motivi di studio. Tante volte per consolarmi mi sono detta che si tratta comunque di un privilegio, in quanto studiare fuori apre ai nostri figli opportunità per il futuro altrimenti negate. Nei momenti di sconforto invece mi sono tante volte chiesta perché i figli del Sud debbano essere costretti anzitempo a lasciare le famiglie d’origine per avere un futuro migliore e più certo, affrontando sacrifici e rinunce notevoli, solo perché sono nati nella parte sbagliata dell’Italia. Le famiglie si disgregano, non si vive più la quotidianità, non c’è più la gioia di festeggiare una ricorrenza sia pure la più stupida, perché comunque ci sarebbe un componente della famiglia assente; si vive sempre con la paura che possa succedere qualcosa, e la sera, quando si danno le mandate alla porta prima di andare a dormire, si ha sempre la sensazione di lasciare fuori qualcuno… Col tempo ci si assuefà a questa altalena di emozioni, a questo destino ineluttabile, considerandolo quasi normale e accettabile. Ma io vorrei adesso rivolgermi a tutte le mamme modicane che vivono la stessa situazione, ed anche a quelle che si apprestano a viverla nei prossimi anni, a tutte le mamme, nonne, alle donne in generale. Ma se i nostri figli vanno via, cosa ne sarà della nostra città? Chi nei prossimi decenni potrà farsi carico delle sue sorti? Di questo passo è una città destinata ad invecchiare e a morire. Resteremo solo noi genitori, in seguito nonni, che piangeremo per i nipoti e pronipoti che non potremo goderci quotidianamente, come si faceva un tempo nelle famiglie patriarcali, perché i figli nel frattempo hanno finito di studiare ma spesso non tornano più, costruiscono le loro famiglie altrove, dove c’è il lavoro. E noi saremo ben contenti di questo, soffriremo ma per una giusta causa! Ma è questo il futuro che vogliamo per la nostra Modica? C’è bisogno di un cambiamento e subito, un cambio di passo, di un’evoluzione nel nostro modo di pensare e discernere. I nostri figli hanno bisogno di questo cambiamento come dell’aria per respirare, questa generazione rischia di rimanere soffocata dalla mancanza di prospettive, di progetti per il futuro, schiacciata dai giochetti manipolatori dei potenti che vogliono tenerla così, ignorante, inerme, indifferente e rassegnata, in modo da potersi garantire un bacino enorme di consensi per gli anni futuri. Noi donne abbiamo il sacrosanto dovere di essere promotrici di questo cambiamento, la nostra stessa natura ce lo impone, siamo genitrici e in quanto tali dobbiamo garantire la continuità della specie, non il lento declino. Mi fa piacere notare che mai come ora un gran numero di donne ha scelto di entrare nella kermesse elettorale, segno dei tempi forse, oppure segno che non possiamo più lasciare soltanto agli uomini la gestione della cosa pubblica. Quante di queste scelte siano state dettate da un autentico desiderio di rinnovamento e quante invece da mero opportunismo politico non spetta a me dirlo, saranno i fatti a parlare. Ma credo fortemente nel grande potere che hanno le donne nel determinare i cambiamenti, nei momenti più bui della storia le donne hanno sempre reagito con coraggio e determinazione, dando un grande contributo al riscatto del loro paese, sono questi i momenti difficili in cui esse riscoprono l’essenza più intima delle maternità, che le fa essere madri di un’intera generazione, non solo dei propri figli. Non possiamo più assistere inermi al declino della nostra comunità: non permettiamo che offendano palesemente la nostra intelligenza con finti proclami e false promesse, non è più tempo di prestare fiducia a chi ci promette ciò che non potrà mai mantenere; non lasciamo che vengano strumentalizzati a fini politici luoghi come scuole o teatri, di solito deputati alla promozione di valori positivi quali il rispetto, per esempio. Non si può tollerare che si usi uno spettacolo di fine anno scolastico interamente realizzato da ragazzi per lanciare proclami elettorali, mancando così di rispetto sia ai ragazzi sia ai genitori presenti. Nelle scuole non si fa campagna elettorale! Dimostriamo di avere una testa pensante, guardiamo oltre, oltre il compromesso, oltre la convenienza, diciamo no con coraggio al parente, all’amico, o al politico potente, se non li riteniamo all’altezza di essere i nostri rappresentanti; per essere futuri cittadini liberi i nostri figli hanno bisogno del nostro esempio e del nostro aiuto con scelte responsabili e lungimiranti, non possiamo più delegare ad altri il cambiamento che auspichiamo, ma dobbiamo impegnarci in prima persona. Il mio invito a tutte le donne/mamme è quello di fare ciascuna la propria parte, lavorare affinché un giorno i nostri figli possano essere felici ed orgogliosi di tornare nella nostra città: una città pulita, libera, rigenerata, solo allora potremo tutti insieme celebrare LA FESTA DEL RITORNO.

Milena Di Martino Russo

foto Alessandro Spitale

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