mercoledì, 19 settembre 2018
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… PAURA???

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Finalmente, dopo colpi di scena teatrali, in bilico tra grand guignole avanspettacolo, abbiamo un governo.

Il Presidente Mattarella, il cui aspetto mite cela probabilmente una dirittura d’acciaio, fin dall’inizio delle consultazioni doveva aver ben chiara in mente che l’unica soluzione per uscire dal cul de saccreato da una legge elettorale fatta apposta per rendere ingovernabile il Paese era quella di far alleare il Movimento 5stelle, rivelatosi il primo partito per volontà degli elettori, con la coalizione del centro-destra o con quella del centro-sinistra, ambedue capaci di far raggiungere una maggioranza parlamentare più o meno solida.

All’Italia serviva un governo come che sia, capace di elaborare una nuova legge elettorale che possa dare subito un vincitore sicuro, e di emanare in tempo una Legge di Bilancio 2019 in grado di allontanare lo spauracchio dell’aumento dell’IVA.

Insomma, da uomo esperiente e profondo conoscitore dello Stato e dei suoi marchingegni, ha pensato che non c’era più spazio da lasciare alle antiche ideologie dominanti nel secolo scorso, oramai sepolte dalla globalizzazione in nome del profitto ad ogni costo. Come si diceva una volta: Franza o Spagna, basta che se magna!

La mera sopravvivenza in tempi di carestia. Obiettivo frustrante, modesto, minimale, estremo.

Constatando che i galli nel pollaio erano due, e che ambedue avevano rivendicato il primariato già da mesi prima delle elezioni, in barba alla norma costituzionale che attribuisce esclusivamente al Presidente della Repubblica la scelta del Primo Ministro, ha fatto valere questa sua irrinunciabile prerogativa dopo le consultazioni di rito, affidando il tentativo di formare il governo prima alla Presidente del Senato, poi al Presidente della Camera, sapendo fin dall’inizio che nessuno dei due sarebbe stato capace di dirimere la questione.

Da un lato Di Maio che, dalla posizione di capo più votato, cercava l’alleanza con l’agonizzante, suicida sinistra, ancora nelle renziane mani maneggianti la lama sanguinante per l’harakiri. Non appartenendo il M5s né alla destra né alla sinistra – il suo raccogliere la rabbia antipolitica degli italiani ricorda in qualche modo l’Uomo Qualunque di Giannini (1944) – Di Maio riteneva più digeribile dai suoi un’alleanza con un PD più simile alla DC che al PCI, quindi con una sinistra ultra moderata, piuttosto che con un centro destra rigurgitante di razzismo e di neo fascismo.

L’arroccarsi di Renzi nella sua posizione di Grande Sconfitto che vuole restare seduto sulla riva del fiume in attesa che passi il cadavere del Vincitore Nemico, anche a costo di vedere travolta dalle acque la povera Italia turrita, ha costretto Di Maio a rispolverare la andreottiana teoria dei due forni, cercando dialogo e intesa con Salvini.

Il leader leghista, conscio di avere ancora tra i piedi la mummia di Arcore per giunta “riabilitata” a tempo di record da una magistratura benevola (?) o forse collusa (?), si è mosso abilmente, con guanti di velluto su mani di ghisa, da politico consumato. Ha alternato personali passi indietro, anche per evitare di bruciare il suo nome, a improvvisi irrigidimenti. Quello sul nome del professor Savona per il dicastero delle Finanze ha fatto fallire il primo tentativo del professor Conte, nome terzo scelto in accordo con Di Maio.

In previsione delle bizze dei due pollastri, Mattarella aveva agitato fin dall’inizio delle consultazioni lo spettro di un governo “tecnico” di cui aveva già preparato l’organico.

Poche ore dopo la rinuncia di Conte, Mattarella annuncia l’incarico a Carlo Cottarelli, economista di fama internazionale, politicamente indipendente. Cottarelli accetta, con riserva ovviamente, ma già girano i nomi dei ministri del suo futuro governo.

Cottarelli, da gran galantuomo, nonostante la precedente esperienza di revisore della spesa pubblica voluta nel 2013 dal governo Letta, finita nel 2014 per mano di Renzi e per la totale impermeabilità dell’apparato burocratico a qualunque possibilità di riforma, si è rimesso a servizio dello Stato ricoprendo il ruolo di Babau istituzionale, sapendo perfettamente che il suo tentativo di formare il governo sarebbe stato vano, mentre quello di deterrente sarebbe stato determinante. Al punto che Di Maio si è spinto fino a dichiarare Mattarella reo di alto tradimento e di chiederne l’impeachment! Salvo poi contradirsi dopo poche ore, visto il mancato appoggio del sodale Salvini…

Dopo novanta giorni di crisi, la cabalistica paura del numero unita al terrore che un governo tecnico potesse affossare l’elettorato leghista come quello grillino, memori dei nefasti del governo Monti, i due ragazzi terribili si sono accordati spostando lo scomodo Savona ai Rapporti con l’Unione Europea, dove quest’ultimo potrà esternare le sue ubbìe sulla moneta unica senza fare troppo danno, essendo un ministro senza portafoglio. Ci chiediamo piuttosto come mai l’ultra ottantenne professore si sia prestato a questo ruolo da bottiglia Molotov: alla sua età e con il suo curriculum accademico avrebbe potuto dimostrare più rispetto per se stesso e per la pazienza degli italiani dichiarando la sua indisponibilità ad entrare nel governo.

Giuseppe Conte è stato velocemente ripescato e incaricato. Dopo un lunghissimo discorso programmatico punteggiato da numerosi applausi e da qualche mugugno, il Parlamento gli ha dato la fiducia. A molti il programma è sembrato il solito libro dei sogni, qualcuno ha notato che sono mancati accenni specifici alla scuola e alla cultura, che la legge Fornero non è mai stata citata, che non ci fosse nulla di specifico per il Sud, che nulla sia stato detto circa la tempistica e il reperimento dei fondi per attuare i tanto promessi e attesi provvedimenti finanziari. Vedremo.

L’ipotesi di un governo italiano formato da outsidersin gran parte privi di esperienza politico-amministrativa e diplomatico-relazionale e che intende cambiare le regole del gioco, ridiscutendo gran parte di quegli accordi che si sono dimostrati dannosi per il nostro benessere, ha scatenato viscerali paure nei partnerseuropei dei paesi che finora hanno tratto i massimi benefici dalle regole fissate a Maastricht. Dichiarazioni al limite del tollerabile sono state fatte da Oettinger, da Juncker e da Moscovici circa il cattivo voto degli italiani e sulla loro propensione alla corruzione e al malaffare.

Per carità, siamo sicuramente brutti, sporchi e cattivi, ma non più di chi ci critica altezzosamente. Costoro hanno paura di perdere la comodità di un paese che per posizione geografica e per scelte dettate da gretti interessi di alcuni, sapientemente mascherati da cristiana bontà, si è accollato finora dell’onere dell’accoglienza di orde di migranti provenienti dal Nord Africa. E in tanti temono i futuri comportamenti italiani circa gli obblighi di rispetto delle norme per il ripianamento del debito pubblico: se anche noi volessimo ottenere trattamenti pari a quelli che Germania e Francia hanno avuto anni fa invece che la possibile imposizione della troikasubita dalla Grecia, si tratterebbe di sedizione pericolosa, potenzialmente contagiosa!

Immediatamente si è attivata la speculazione sui titoli di stato, lospreadnei confronti dei bundtedeschi è ripartito alla grande e la minaccia della BCE di uscire dal piano Draghi ha trovato ampia diffusione anche per bocca di Alan Friedman, che non perde occasione per bacchettare i vizi italici sfoggiando frequentemente in tv il suo accento pesantemente americano, nonostante viva da decine d’anni in Toscana.

La Merkel, per tenersi buona la Lega, si è spinta ad ammettere che l’Italia è stata lasciata sola ad affrontare la tragedia delle migrazioni di massa!

Financo il torbido finanziere Soros è uscito allo scoperto, deplorando l’apertura verso la Russia di Putin espressa dal nuovo governo.

Mentre Giorgia Meloni fa astenere i suoi Fratelli d’Italia sul voto di fiducia, in attesa di vedere come butta per capire se, come e quando saltare giù dalla diligenza guidata da Silvio, le accolite di costui, Bernini e Gelmini, si sono prodotte in agitati monologhi, dalla gestualità teatrale evidentemente provata davanti allo specchio, sventolando lo spettro del comunismo (!) circa l’intenzione di tagliare le maxi pensioni, di agire seriamente contro i casi di conflitto d’interessi, di rivedere la questione dei termini di prescrizione dei reati, di mandare in galera i grandi evasori fiscali… Paura di finire tutti in manette, eh?

Già, perché questo governo è formato da incensurati, grande scandalosa novità!

In compenso vanta un ministro anti- europeo per i rapporti con l’Unione e un ministro dichiaratamente cattointegralista omofobo come ministro della Famiglia: come mettere il lupo a guardia dell’ovile!

Nonostante lo stress che sicuramente li avrà colpiti per questi novanta giorni di pura follia, i due giovani luogotenenti, assurti al ruolo di Ministri e di vice premier, non si sono risparmiati il tour elettorale in Sicilia. In particolare, passando dal “Forza Etna!” alla volontà di rilanciare l’oro di Sicilia, gli agrumi della Piana di Catania, contro le importazioni dal Marocco, il neo Ministro dell’Interno Salvini si è recato a Pozzallo a visitare l’hot spot dove erano appena arrivatigli scampati all’ennesimo naufragio, accogliendoli con l’asserto “Per i clandestini la pacchia è finita!”. Rinunciando a partecipare al comizio del candidato sindaco leghista, si è poi concesso uno struscio in Corso Umberto, accettando di buon grado la tortura deiselfiecoi modicani. Nota di colore: pare che parecchi apparenti ammiratori di Salvini fossero gli stessi che giorni prima avevano assalito Claudio Fava a colpi di smartphonesparandosiselfiesa raffica: cosa si fa pur di mettersi in mostra! Fiamma tricolore o Falce e martello non fa differenza: l’importante è poter dire: c’ero anch’io!

Da domani si vedrà se il professor Conte sarà in grado di guidare un suo governo, non quello Salvini-Di Maio, o giallo/verde che dir si voglia. Per il bene del Paese, che piaccia o no, questo esecutivo non dovrà essere un “governo balneare”, ma una solida prova che veramente è iniziato il cambiamento e che il mondo farà bene a riconsiderare il ruolo ricoperto dall’Italia. Un’Italia capace di ricordare di essere oltre che un popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori, come ebbe a dire Mussolini, anche di inventori, di ricercatori, di filosofi, di donne e uomini di pace.

Ce la faremo?

L.deNaroPapa

 

 

 

 

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