giovedì, 19 luglio 2018
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IL “Qe” STA PER FINIRE, MA L’ITALIA CRESCE TROPPO POCO

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Il governo giallo-verde ormai è in sella quindi dovrebbe abbandonare ogni slogan e passare ai fatti.

Nei tre mesi trascorsi dalle elezioni politiche del 4 marzo i partiti in questione (M5S e Lega) si sono parlati, accordati e diciamo divisi su formule più o meno variopinte al fine di conquistare la benevolenza dell’Europa.

Ma appena questo governo ha alzato (nel giusto) la testa sui migranti ecco che l’Europa che conta ha saputo solo (a torto) digrignare i denti. Alla fine di giugno, su precise indicazioni italiane, Macron e compagni cominciano un poco a ragionare, ed è già tanto per un’Italia sempre bistrattata.

Ma veniamo ai concetti annunciati da questo governo:

La Flat Tax (tassa piatta), il redito di cittadinanza, la legge Fornero. Di tutto questo ancora non c’è traccia. E questo non getta una buona luce sul futuro del nostro Paese.

Secondo gli annunci del governo già il reddito di cittadinanza dovrebbe prendere corpo con la legge di Stabilità per

Il 2019, che si discuterà in autunno.

Peccato però che sino a oggi non siano del tutto chiari obiettivi e compatibilità finanziarie. Si ipotizza, per questa riforma, un costo di 30 miliardi senza indicare però la relativa copertura. Ci chiediamo come sarà articolato. E come si inserirà questa ambiziosa riforma sugli strumenti già in essere (Rei)?

Ricordiamo al M5S che negli altri Paesi Ue il cosiddetto reddito minimo di inserimento è nato per combattere la povertà, non la disoccupazione.

Ricordiamo e puntualizziamo – qualora ce ne fosse bisogno – che nessuno mai deve essere pagato per stare sdraiato su un divano.

La Flat Tax la esamineremo – a tempo debito – quando la Lega ci farà sapere come intende formularla: cioè con importi, pesi e contrappesi. Indicare due aliquote del 15 e del 20% non vuole dire nulla. Noi siamo sin d’ora d’accordo che la pressione fiscale va abbassata a famiglie e imprese.

Abolire la legge Fornero, come vorrebbero Lega e M5S, è una chimera. Perché abbasserebbe ancora di più la partecipazione al lavoro degli adulti consolidando di contro un modello sociale in cui i genitori ancora giovani sono costretti a finanziare con le loro pensioni i figli che non trovano lavoro, insomma un girone dantesco.

Purtroppo il nostro debito pubblico non ci consente i tagli di imposte in modo miracoloso come promessi da M5S/Lega. Ma ciò non significa che non si possono abbassare le aliquote sul lavoro; basta finanziarle con tagli di spesa.

Registriamo poi che il Pil rallenta oltre le attese, il che crea timori per una manovra correttiva de conti. Rallenta l’economia italiana nel biennio 2018-2019. Il tasso di crescita del Pil è previsto quest’anno intorno all’1,3% per poi scendere all’1,1 nel 2019. Queste previsioni scaturiscono e dal rallentamento della domanda estera e dall’esaurirsi del ciclo positivo degli investimenti a livello nazionale. Tutto ciò richiede prudenza nei conti.

Per ultimo parliamo del Qe che sta per cessare. Col Quantitative easing (alleggerimento quantitativo), si designa una delle modalità non convenzionali di politica monetaria con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di un Paese, per aumentare la moneta in circolazione.

Quindi ha lo scopo di stimolare la crescita economica. E’ da supporto agli Stati – e alle banche – che hanno difficoltà a sostenere il proprio debito pubblico. Detto non convenzionale perché non è tra le misure tipiche di politica monetaria.

Mario Draghi, presidente della BCE, grazie al Qe ha introdotto nel sistema, a partire dal 2015/6, 60/80 miliardi di euro

al mese, permettendo così agli Stati dell’EU di avere maggiore liquidità. Con questa operazione l’Istituto centrale acquista dalle banche titoli di Stato. Con questi acquisti la Banca centrale abbassa il rendimento dei titoli e fornisce nuova liquidità alle banche. In questo modo gli istituti di credito dovrebbero avere maggiori possibilità di concedere prestiti a imprese e famiglie rilanciando consumi e investimenti e quindi crescita.

Orbene, nel 2018 il Qe è sceso a 30 miliardi di euro al mese. Tra ottobre e dicembre scenderà a 15 mld per poi esaurirsi nel 2019.

Tutti questi eventi devono suggerire al governo attuale di essere prudenti negli annunci e di essere invece esaustivo nell’indicare le coperture che servono per realizzare quanto promesso. Attenzione, il popolo che ha votato è fatto di cittadini non di sudditi.

Salvatore G. Blasco

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