giovedì, 19 luglio 2018
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QUANDO L’ ORDINARIO DIVENTA  STRAORDINARIO

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Può l’ordinario venire tramutato in straordinario? A volte riesce, a volte succede, succede quando nell’agire l’ordinario si intrufola il “diavoletto” cui diamo il nome di “arte”.

Questa diavoletta, e si, non possiamo tradire le parole, “arte” è femmina, quindi “diavoletta”, lei è un po’ pigra, spesso ozia, si distrae, insomma non si concede facilmente. Lei, l’arte, disdegna i superficiali, non ama i presuntuosi, odia gli indolenti, ignora chi non conosce l’ambizione, insomma è una grande snob, sceglie a chi concedersi, diciamo che dà confidenza solo a chi possiede genio e tiene socchiusa la porta dell’immaginazione. L’arte è una grande dea superba, però è anche generosissima, prontissima a regalare tesori se chiamata dalla persona giusta.

Per non confonderci, per tenere il filo del discorso, limitiamo l’ambito dell’immenso campo dell’arte alla lucina accesa della creatività, basta questo per vedere l’ordinario trasmutarsi in stra-ordinario. Prendiamo ad esempio il cucinare, tutti nell’ordinario lo facciamo, poi quando ci troviamo ad assaggiare la pasta coi tenerumi cucinata da un cuoco stellato rimaniamo a bocca aperta, col morso in bocca, cercando le parole adatte per esprimere la sensazione delle papille gustative e l’emozione che il cervello tenta di elaborare, insomma rimaniamo stupefatti!

Mi è successo proprio questo poche sere fa, al Teatro Garibaldi, dove andava in scena lo spettacolo di fine anno della scuola di danza dei Maestri Stoyanov-Cicero, il “Centro Internazionale di Danza”.

Ero andata al Teatro per intervistare i maestri sulle novità dell’imminente Concorso Internazionale di Danza che da ben 13 anni curano agli inizi di luglio, non pensavo di seguire il saggio di fine anno, quella è un’occasione dedicata alle famiglie degli allievi che frequentano la scuola, io non ho parenti quindi ero fuori questione, però, per mancanza di altri impegni per la serata, ho deciso di fermarmi, mi sono detta: ho bisogno di riposarmi, lo faccio qui, casomai vado via durante la pausa.

Il teatro era gremito, ma l’organizzazione ha aggiunto per me una sedia in un angolino vicino al tecnico, posizione marginale, ma la visibilità era buona. Ecco, ve la distillo in una goccia: sono tornata anche l’indomani sera per vedere la replica del medesimo spettacolo.

Sono tornata perché l’incanto e l’emozione della prima sera mi avevano talmente ubriacato che pensavo mi avessero tolto la lucidità di giudicare, sono ritornata per guardare con occhi e cuore distaccati, per vedere se ritrovavo il prodigio che questi due maestri sanno realizzare nell’ordinario del loro lavoro con i numerosi bambini che frequentano la loro scuola.

Sono tornata perché mi si era svelato il perché non lo chiamano “saggio di fine anno” ma lo chiamano “spettacolo”. Lo chiamano così perché è quello in cui tramutano l’ordinaria esibizione, “saggio”, in stra-ordinario spettacolo! Tramutano la dimostrazione del livello tecnico raggiunto dagli allievi in spettacolo mirabile e di altissimo livello artistico degno di essere realizzato in un grande teatro e per un pubblico amante appassionato della danza.

Certo, dietro l’esito finale, dietro il prodotto che appare nella serata dimostrativa dedicata alle famiglie, c’è la fatica quotidiana di questa coppia di ex ballerini, eccelsi maestri, c’è la messa a disposizione dei piccoli e grandi allievi della loro esperienza professionale/artistica maturata nell’ambito dello spettacolo a livello mondiale, ma questo è il regalo che loro fanno agli allievi, regalo che potranno giocarsi nella loro futura carriera di danzatori professionali, regalo che non si limita alla perfezione della preparazione atletica del corpo, dei gesti, dei movimenti, ma va oltre, va da subito, fin dall’inizio alla completezza espressiva, cioè alla cura interpretativa dello stimolo sonoro che guida il passo, il gesto, l’espressione del viso, la tensione del corpo, insomma la totalità dell’essere.

Tutto questo fa parte degli ingredienti dell’ordinario, del lavoro quotidiano dei due maestri, infatti i loro allievi più maturi in formazione vengono selezionati e premiati nei più prestigiosi teatri internazionali (Milano, Berlino, Montecarlo, Monaco), ma poi c’è dell’altro, c’è quello che si vede in queste serate dimostrative dove loro si mettono in gioco per mettere “in forma estetica” quello che altrimenti sarebbe un comune saggio di fine anno.

Ecco, in queste occasioni, quando si tratta di mettere “in forma estetica”, dal Maestro Stoyanov sgorga, tra una sgridata e l’altra durante le prove, una sorta di magia che trasmuta il tutto da ordinario in straordinario, diciamo che sfodera lo zampino creativo e vola come un’aquila. In questi frangenti l’apparente burbero maestro diventa mago, mago senza la bacchetta, ma mago!

Certo, marito e moglie per tutta la vita hanno lavorato e vissuto in mezzo all’arte, in mezzo al bello, hanno dimorato nei templi della danza, conoscono quindi i livelli in cui un prodotto può definirsi compiuto; certo il loro bagaglio di sapere in ambito di coreografie e costumi li aiuta, ma non si può non sottolineare che il loro immaginario si apre al fantastico quando le circostanze lo richiedono; le porte dell’estro creativo si spalancano e, specialmente lui, Stoyanov, diventa capace di realizzare cose capaci di incantare noi osservatori esterni.

La meraviglia alchemica che sanno mettere in atto è quella di saper fondere con maestria le performance degli allievi principianti con i più avanzati in formazione, riuscendo a dare un senso a questa insolita miscela, anzi facendone una ricchezza capace di completare l’espressione del pezzo in maniera inedita e geniale.

Per evitare che le parole rimangano sospese nell’aria come bolle di sapone provo a fare un esempio, anche se la parola non potrà mai dire ciò che gli occhi vedono e semplicemente impazziti finiscono per stordire il cervello per la complessità di suggestioni che inviano.

Ci provo: la prima parte dello spettacolo ha visto la messa in scena della nota fiaba musicale “Pierino e il lupo” (musiche di Prokofiev) le coreografie di questo pezzo erano curate dal Maestro Stoyanov, che, col suo genio in azione, ha saputo tirare fuori un’inedita meraviglia, una performance davvero incredibile, infarcita di intuizioni funzionali ed estetiche formidabili, dettagli fatti utilizzando cose ordinarie, e per questo incredibili e incantanti.

Entrando nel merito: prima intuizione geniale, il lupo interpretato da una leggiadra ballerina con un costume color salmone ma ricoperto da un enorme pastrano grigio che, portato avanti e indietro, ora sulle spalle ora sulla testa, ora aperto ora chiuso come un mantice sul corpo, a seconda degli stimoli sonori da seguire, faceva risaltare la leggerezza del passo e al contempo la famelicità del lupo; secondo espediente funzionale e coreografico, l’impiego delle piccolissime, entranti e uscenti dal palco ora come stormo di uccellini che agitando le manine mimano uccellini seguendo la melodia del flauto, ora in cerchi attorno al nonno brontolone, che, a guisa del coro nella tragedia classica, ampliano il senso di ciò che la voce narrante illustra. Potrei continuare perché lo spettacolo era composto di diversi quadri, ma certe cose bisogna vederle per apprezzare l’effetto che realizzano.

Con una serie di piccoli (si fa per dire!) espedienti dove ciascun allievo tecnicamente fa ciò che il livello di formazione le consente, viene fuori una coreografia inedita e carica d’incanto.

Fra i dettagli che hanno impreziosito lo spettacolo ha certamente contribuito la bellezza e la ricercatezza dei costumi, la varietà dei colori adottati, l’accostamento delle tinte, la ricercatezza dei dettagli di rifinitura e decorazione, il tutto messo in luce, quadro dopo quadro, da un uso sapiente delle luci utilizzato in maniera mirata all’atmosfera da rendere.

Ormai questo è un evento andato in repertorio; coloro che vorranno immergersi nella magia della danza potranno cogliere l’occasione di seguire il “Concorso Internazionale di Danza” (direttore artistico E. Stoyanov) che dal 10 al 14 luglio, presso l’atrio comunale, rende Modica una città internazionale, dove oltre 100 ballerini provenienti dalla Grecia, dalla Macedonia, dall’America, dalla Bulgaria, dalla Korea, oltre che dalle varie parti d’Italia, si sfideranno per conquistare borse di studio, stage presso accademie prestigiose, ma anche ipotetici contratti di lavoro, perché ad osservare le loro performance, oltre alla giuria di esperti di fama mondiale, ci sono anche impresari.

Carmela Giannì

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