domenica, 18 novembre 2018
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L’INCUBO DELLE CICCHE

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Il fumatore non pensa a me, ma io a lui, sì, tutti i santi giorni.

Non c’è niente di più prezioso per la salute che iniziare la giornata bevendo un bicchiere d’acqua (anche due). Poi magari un caffè sorseggiato davanti a una finestra aperta, mentre il resto del mondo comincia ad andare… in fumo.

C’è però chi, per sua somma sfortuna, inizia la giornata munita di paletta e scopa per rimediare all’indecoroso spettacolo risultato dell’inciviltà altrui, raccogliendo mucchietti di cicche di sigarette, accumulatesi nel corso della giornata e anche della nottata davanti al cancello di casa sua e anche oltre (le cicche non hanno ossa e se il vento è propizio le fa passare oltre le barre e te le porta dentro).

Gli automobilisti infatti, più pratici della vita, le hanno fatto volare fuori dal finestrino dell’auto, provandosi pure ad appallottolare il loro pacchetto di sigarette, giunto in fin di vita, (rendendolo così meno ingombrante, secondo loro, e più civile!). Ma ci sono pure, e più numerose, le signore che frequentano supermercati, negozi e botteghe che, in attesa e non di entrarvi, cessano di fumare e lanciano quel che resta della loro sigaretta sopra o sotto il marciapiede, dove capita e dove si accumula a fare compagnia alle altre cicche degli altri avventori che li hanno precedute nella giornata, e nei giorni precedenti (perché non vengono ramazzate ogni giorno!)

I seguaci del buddismo (ne conosco qualcuno), che ammiro per il semplice fatto che hanno molto rispetto per se stessi e per l’ambiente che li ospita (l’ambiente circonda sempre!), ci assicurano che per ogni problema ci stanno mille e più soluzioni. Ed io che non sono buddista, ma voglio avere ugualmente rispetto per me stessa e per l’ambiente (cioè per gli altri), dico che ne basterebbero solo due, per non dovere rinunciare alla mia unica (almeno credo) abitudine, prima di essere ”inghiottita” dalla fatica quotidiana.

La prima sarebbe quella di far rispettare ed applicare le innumerevoli norme di leggi e decreti che disciplinano non solo il fumo, ma anche quelle che riguardano il trattamento e lo smaltimento delle cicche, comminando le tanto conclamate (le grida di manzoniana memoria) multe previste, ma mai applicate, per chi fuma nei luoghi aperti, chiusi, pubblici ecc., con il cui ricavato si potrebbero  appianare gli ammanchi dei pubblici bilanci dei Comuni, data la grandissima quantità, in ogni dove, del corpo del reato (cicche, cicche e cicche).

L’altra soluzione sarebbe quella di soffermarsi per qualche secondo ad osservare l’oggetto che appare nella foto che si accompagna a questo articolo…

 (foto della ciotolina)

A coloro che fanno quella faccia stupita dico subito che non si tratta di un’astronave, ma di qualcosa di molto più ridotte dimensioni, ma che sarebbe utile e capace di risolvere in grandissima parte il problema. Pare si tratti di un posacenere da borsetta (per donna), da tenere in auto e che può essere utilizzato anche dai maschietti per posarvi le loro cicche, da buttare poi nel cestino domestico della loro spazzatura… differenziata.

Voglio proporre una terza soluzione, la più banale, ma forse la più efficace.

Tempo fa, in un paese (non in Sicilia) e in cui la raccolta differenziata dei rifiuti viene tuttora fatta con esiti molto più seri dei nostri, mi poteva accadere che volendo preparare una semplice frittata, mi accorgevo che le tante operazioni che si devono effettuare per selezionare i vari componenti per la differenziata:  qui il cartone delle uova,  lì la plastica del contenitore, là i gusci delle uova, qui il tovagliolo con cui avrei dovuto ungere il fondo della padella…, mi facevano passare la voglia di preparare la frittata e risolvevo tutto proponendo invece di andare a mangiare una pizza. Con questo non voglio incoraggiare i fumatori a recarsi tutti i giorni… in pizzeria, ma piuttosto suggerire loro che il problema si può eliminare alla radice. Il fumatore “provetto” e ben educato, quando finisce la sua cara sigaretta, deve porsi il problema di dove buttare la sua cicca, per evitare che diventi problema degli altri. Roba da portarsi le mani ai capelli, anzi al naso. Proprio al naso. Provatevi ad applicare una molletta da bucato al naso per più di un minuto e avrete un piccolo assaggio dello stato in cui si riducono le capacità respiratorie di un fumatore. Si aggiunga che i fumatori e le fumatrici (così si esprimerebbe Valeria, ex ministra dell’istruzione), incuranti della loro e altrui salute, si preparano a vivere, tra cicche e farmaci, una mala vita che a questo punto diventa problema della sanità pubblica, con ulteriore aggravio della spesa del servizio sanitario nazionale che già non basta per curare i nostri… immigrati, questi sì che restano nostri.

Per ultimo. Non so se avete prestato attenzione al fenomeno in crescita esponenziale. Rispetto ad alcuni anni addietro oggi sono le ragazze e le donne in genere a cedere (anche) al vizio del fumo. Imparano a fumare andando alla scuola pubblica, insieme all’inglese, alle parolacce e al chewing-gum. Che sia frutto dell’emancipazione e della conquistata indipendenza? Ma sarà vera gloria?

Giuseppina Partenza

 

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