mercoledì, 19 settembre 2018
l'editoriale di Luisa Montù

PROVIAMO A GUARDARE OLTRE GLI SLOGAN

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Se in una casa si vive in due, non sarà difficile starci anche in tre senza nemmeno fare sacrifici. E ci si potrà stare anche in quattro, in cinque, in sei, stringendosi un po’ e facendo qualche rinuncia sopportabile, ma se si pretende di entrarci in 123 allora sarà impossibile starci, sia per chi c’era prima e sia per chi arriva dopo.  Dobbiamo capire, ma non lo dobbiamo capire solo noi bensì l’Europa tutta, che il problema dei migranti è solo ed esclusivamente un problema di capienza dei territori e di distribuzione delle risorse e della popolazione.  Ma dobbiamo farlo, sempre che si sia ancora in tempo, rendendoci conto che non è una questione di razzismo (che è in assoluto il concetto più idiota che sia mai venuto in mente a degli esseri umani!) ma della capacità di organizzazione e soprattutto di lotta all’illegalità. E quando parliamo di illegalità occorre specificare che i clandestini, più e prima di ogni altra cosa, sono vittime, vittime dei trafficanti di esseri umani che si fanno pagare cifre assurde per caricare quantità di uomini come merci su gommoni fatiscenti che la minima onda può affondare e trasportarle là dove qualcuno s’impossesserà delle loro vite per usarle come strumenti di lavoro. Sì, strumenti, oggetti, non persone che lavorano. Ci piange il cuore (e non potrebbe essere diversamente per chi un cuore, magari piccolo, ce l’ha!) a vedere i cadaveri in mare o arenati sulla spiaggia, cadaveri tra i quali ce ne sono pure di bambini, bambini che hanno vissuto la loro breve vita senza poter capire perché e magari sorridendo al pensiero della favolosa avventura che li attendeva sul mare, sì, come fanno sempre i bambini che sanno sognare. Ci piange il cuore e ci sentiamo travolti da un moto di indignazione per chi riteniamo responsabile di tutto questo, cioè il personaggio politico di turno, quello che ieri non c’era e che magari domani non ci sarà, mentre c’erano ieri, ci sono oggi e continueranno anche domani se non faremo qualcosa per impedirle, le tragedie dei profughi nel Mediterraneo. Sembra che oggi abbiamo dimenticato (tanto per citarne uno che ci sconvolse tutti all’epoca) il naufragio di Porto Palo, almeno stando a quel che leggiamo ogni giorno sui social, e perdonateci se crediamo che dimenticare sia una colpa molto grave, per tutti.

Purtroppo solo per pochi istanti vengono mostrate le immagini di profughi fatti vivere in gabbie, alimentati con cibo di scarto e fatti uscire solo per lavorare la terra, trattati insomma molto peggio degli animali da lavoro, perché gli animali bisogna comprarli alla luce del sole quindi costano molto di più, sono periodicamente controllati dalle autorità, insomma, richiedono più cure. Non sono casi isolati, ce ne sono in tutta Italia, ma, se sono difficili da individuare per le forze dell’ordine, possiamo immaginare quanto sia pericoloso per un reporter ottenerle. Persone come merci. Persone che sono arrivate da noi illudendosi di approdare in Paradiso e si sono trovate all’Inferno. Perché permettiamo tutto questo? Perché non sappiamo o non vogliamo effettuare controlli, perché vorrebbe dire scontrarsi con organizzazioni delinquenziali potenti, delle quali abbiamo paura fino ad esserne diventati servi, perché l’Italia, ammettiamolo, da tempo ha rinunciato alla legalità per abdicare alla paura. Riflettiamo poi su quanto possa essere utile ai trafficanti di esseri umani (dai lavoratori in nero, alle donne commerciate come schiave del sesso, ai bambini che spariscono senza lasciare traccia – pedofilia? traffico d’organi? chi può saperlo?) che queste persone, vivendo in clandestinità, non si possano identificare, rintracciare, non possano insomma essere, se non ancora cittadini, almeno residenti, abitanti, persone alle quali poter offrire protezione. Stando così le cose, è impossibile. Insomma, si tratta di una categoria di persone che sono state completamente private degli strumenti con cui potrebbero e dovrebbero difendersi. Parlare di censimento non significa schedare le persone (non almeno più di quanto siamo schedati noi cittadini, che periodicamente siamo censiti e la riteniamo una cosa normale, proprio perché lo è), ma poter riconoscere come persone quelli che oggi sono solo fantasmi, quindi favorire l’integrazione.

Paradossalmente, potrebbe essere proprio Salvini, col suo razzismo (sincero o funzionale che sia), a creare le condizioni per cui sia possibile impedire tanti abusi. In questo momento la cosa che conta davvero ci sembra debba essere intervenire per garantire, sia a chi da sempre vive nei paesi dell’Europa che a chi è costretto a rifugiarvisi, condizioni di pari dignità, legalità e rispetto. Non ha importanza quanto stupido sia lo slogan che si userà per arrivarci, l’importante è arrivarci. E tenendo sempre ben presente che molto spesso clandestinità può tradursi, e in troppi casi è anche successo, in schiavismo.

Perché, checché se ne voglia dire, considerare i migranti una categoria, un genere, insomma un qualcosa di diverso da noi, sia che lo si faccia col cuore colmo di pietà per loro o di paura per noi stessi, è sempre e comunque una forma di razzismo, perché significa non vedere in loro semplicemente delle persone che si trovano in una condizione insostenibile, pertanto chi ha i mezzi per farlo (e questi mezzi, purtroppo, l’Italia da sola non li ha) è tenuto a intervenire. In questo momento dobbiamo dimenticare il concetto di solidarietà per sostituirlo con quello di collaborazione. Collaborazione tra noi e loro, ma quando diciamo “noi” non possiamo che intendere “noi tutti dei paesi dell’Europa”, perché l’Italia è un paese piccolo, povero e con un’altissima densità di popolazione, da sola non può fare molto, ha bisogno della collaborazione di quelli più ricchi, quei paesi che a suo tempo ha contribuito a unire ponendosi in prima linea per trovarsi poi messa da parte, irrisa. Occorre anche la collaborazione dei migranti per denunciare chi delle loro persone fa commercio illecito, ma come potranno farlo se non ne diamo loro gli strumenti? Certo, è una situazione difficilissima da risolvere, ma l’Europa si vanta di essere la parte più civilizzata del mondo: adesso lo dimostri!

Quanto a noi dovremmo riuscire a scrollarci di dosso i comodi cliché di ideologie ormai vecchie e superate, buone solo per illudere i gonzi, per farci portatori di idee nuove e più concrete, idee per le quali rimboccarci le maniche e metterci a lavorare per quella cosa che non può e non deve restare relegata ai libri di fantascienza ma deve costituire il principio al quale ciascuno di noi e tutti noi insieme dobbiamo rivolgere il nostro impegno, e cioè la protezione dell’unica razza alla quale tutti noi apparteniamo e che dobbiamo in tutti i modi difendere: l’umanità.

 

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