giovedì, 16 agosto 2018
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PIANTE VITTIME DELL’IGNORANZA, O MEGLIO, DELLE NON CONOSCENZE DELL‘UOMO CIVILE

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Giorni fa abbiamo appreso, con sorpresa, la notizia dell’abbattimento degli alberi di Via Aldo Moro. Un evento ventilato e sollecitato da alcuni cittadini infastiditi. Un polverone si è subito sollevato e la confusione di idee è visibile in tutti i messaggi su facebook. La rapidità dell’intervento ha richiamato la famosa “Ghigliottina a vapore” del Giusti.

Volendo ripercorrere il periodo storico degli ultimi cinquant’anni e forse più, notiamo che le proposte di rimboschimento delle aree collinari hanno innescato il processo di impianto anche nelle aree urbane. La facilità di reperimento, la gratuità o il costo esiguo delle piantine da vivaio, ha promosso la diffusione di piante forestali in tutto il territorio, privato e pubblico. Le caratteristiche di queste piante forestali, capaci di sopravvivere in ambienti semiaridi, ha determinato la certezza che non avessero bisogno di lavori preliminari all’impianto come quelli previsti per gli arboreti da frutto, scasso, trincee, buche, terrazzamenti etc. Prendendo ad esempio le piantagioni forestali realizzate anche con una semplice posa in opera su uno strato esiguo di terra, ci si è convinti della certezza del fenomeno.

I pini impiantati a filare in Via Aldo Moro appartengono a quel periodo. Poi il ridurre l’area destinata a superficie libera disponibile per ogni pianta solo a una striscia di cinquanta centimetri di larghezza, fa parte delle non conoscenze degli addetti ai lavori. Per una pianta da frutto si prevede una superficie assegnata, pari alla proiezione della fronda, sia per i processi respiratori, sia per ricevere tutte le cure colturali. Inoltre, tutte le piante, come esseri viventi, sono dipendenti dalle presenze di acqua nel terreno e, in mancanza, le radici tendono a raggiungere i terreni umidi, anche a distanze imprevedibili, ma con strutture radicali di grosse dimensioni.  Ora mettiamoci nei panni di queste trentotto piante di pino, posate su un terreno di spessore esiguo e calpestate da un manto di asfalto impermeabile, con una esigenza idrica attuale di circa cinquanta litri di acqua al giorno, dove potevano reperire l’acqua necessaria alle loro esigenze biologiche, se non in un terreno molto lontano? E’ chiaro che dovevano necessariamente attraversare la strada, con incremento della sezione delle radici e conseguente sollevamento del manto stradale.

L’ uomo di città, da tempo, ha considerato gli alberi come degli oggetti, più che esseri viventi. Infatti si può notare lo stretto colletto attorno al tronco presente in tutte le aree urbane pavimentate. Però, dalle piante si pretende l’immagine decorativa e la fioritura gratuita. Non sono previste forniture nutrizionali. Questo comportamento inconcepibile ha una motivazione nella storia umana di nostri antenati, fuggiti dalla campagna con rabbia e per paura, spinti a dimenticare tutto ciò che riguardava la campagna. Si è arrivati al punto di rinnegare i propri genitori, vergognandosi di presentarli agli amici. Non meraviglia quindi la non conoscenza delle naturali esigenze di un essere vivente inferiore.

Necessita quindi rieducare il cittadino a convivere con questi esseri tanto diversi. Da tempo ho proposto la figura professionale del Curatore botanico, capace di collaborare con le Amministrazioni, sia per le scelte nella programmazione che per la gestione del verde. In questo caso particolare, il Curatore, avrebbe criticato l’impianto di alberi a filare, senza una preventiva operazione di garanzia di sopravvivenza delle piante, per tutto il loro ciclo biologico, approntando uno scavo con un volume di terra proporzionale alle esigenze della pianta adulta. Nel caso specifico le piante forestali sono state posate su un sottile strato di terra, come è insano costume negli impianti forestali.  Non si sono tenute in conto né le esigenze idriche né gli elementi a garanzia della staticità con un sano sviluppo radicale programmato e una potatura di formazione adeguata.

Se vogliamo esaminare il caso dell’estirpazione degli alberi, si sarebbe dovuto vagliare la spesa periodica per il livellamento del manto stradale, con l’attrezzatura usata per scorticare e livellare le superfici stradali, con sovrapposizione di un sottile tappetino, con la spesa dell’estirpazione e la successiva sistemazione di un verde analogo, nel rispetto delle esigenze delle piante scelte. Premesso che ogni pianta desidera una zolla di terra fertile proporzionale alle dimensioni finali dell’albero, la disponibilità di acqua piovana o di irrigazione, le concimazioni annuali di fondo, tutte le opere colturali specifiche e infine una superficie su cui far cadere le foglie che normalmente le piante usano per sfamare tutti i conviventi radicali che infastidiscono le sue funzioni assimilative. Naturalmente si realizzerebbe un ripristino di equilibri biologici, scomodi per l’industria di pesticidi, che detta legge su chi deve vivere e chi no, creando l‘agricoltura del’odio.

La scelta drastica è stata dettata da una società intollerante e viziata che ignora tutti i principi di convivenza col prossimo e quindi anche con gli esseri viventi non commestibili. A ciò si aggiunge l’opera irresponsabile delle industrie di pesticidi, che per soli fini affaristici determinano scelte insane che stanno distruggendo gli equilibri biologici.  Nessuno si è accorto che e rondini e i rondoni quest’anno non sono arrivati a Modica e in altre città per l’abuso di pesticidi contro le zanzare e in agricoltura, sollecitato dagli uomini città, che ignorano la biologia delle zanzare e non ricordano più che la bonifica  delle paludi fu effettuata con le gambusie, pesciolini prolifici che distruggono le larve di zanzare gratuitamente.  Si aggiunge poi l’abuso di pesticidi in agricoltura che darà il colpo di grazia a tutti gli insetti pronubi. La pazzia dell’uomo moderno si adagia sulla scoperta di frutti apireni che non hanno bisogno di impollinazione, così le api, se rimarranno in vita, faranno solo miele senza visitare i fiori, bevendo delle soluzioni zuccherine preconfezionate come si fa con gli altri animali.

Stiamo vivendo in un’epoca strana in cui gli affari stanno cancellando i fondamenti della scienza in tutti i campi e l’inquinamento ormai è difficile da ridurre o eliminare del tutto. La corruzione scientifica è dilagante e le false notizie sono presentate su piatti d’argento e propinati a una popolazione diventata ingenua per ignoranza.

Abel

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