mercoledì, 24 ottobre 2018
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LA CAGE AUX FOLLES

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Sarà per il caldo di stagione, per le tempeste elettriche o, forse, per la luna rossa in congiunzione con Marte, ma che il mondo tenda a diventare sempre più simile ad una gabbia di matti è proprio palpabile.

L’evidente disturbo bipolare di cui soffre Donald Trump ha straordinariamente accelerato l’alternarsi delle fasi: oggi pianta nel giardino della Casa Bianca un albero simbolo di fratellanza assieme a Macron, e l’indomani, sempre a favore di telecamera, lo fa spiantare e gettare tra i rifiuti.  Ad Helsinki striscia ai piedi di quel furbacchione di Putin, umiliando così il suo intero paese, e subito dopo, dall’AirForce One in volo verso casa, grandina tweet goffamente riparatori nei quali accusa il novello zar di tutte le Russie di essere la causa dei suoi guai per il Russia-gate. Non pago di aver gettato nel panico le Borse di tutto il mondo minacciando di imporre pesanti dazi sulle importazioni, principalmente di acciaio e di alluminio dall’estero, Europa compresa, dopo roventi dichiarazioni di inimicizia verso il vecchio continente, s’incontra a Washington con uno Juncker pronto al peggio nella discussione sulle politiche economiche, ed è un idillio, un “volemose bene” in salsa barbecue!

In tutta l’Europa assistiamo, chi con sgomento e chi con soddisfazione, ad una crescita di sentimenti fobici verso i diversi e gli sconosciuti, segnatamente i negri e gli islamici. Mentre questi ultimi vengono percepiti come potenzialmente molto pericolosi per le note vicende di terrorismo a matrice religiosa, i negri sono gli invasori brutti-sporchi-cattivi, incivili, violentatori, antropofagi e via discorrendo. Ai recenti campionati del mondo di calcio abbiamo visto squadre europee praticamente formate all’80% di atleti di colore: la squadra francese vincitrice finale ha schierato solo sei giocatori “bianchi” sui ventidue convocati. Congo, Mali, Guadalupa, Marocco, Algeria, Camerun, Guinea, Angola, Senegal, Togo, Filippine… senza il contributo di questi “colorati” naturalizzati francesi, la Coppa del Mondo probabilmente sarebbe andata in altre mani. Alla premiazione, un fradicio Macron – pioveva a dirotto ma l’ombrello ce lo aveva solo l’anfitrione russo, il solito Putin! – se li è baciati ed abbracciati tutti con gran trasporto! Cosa non si fa per la grandeur de la France! La bella e bionda presidentessa della Croazia, squadra classificatasi seconda, anch’essa mal protetta da un tardivo ombrello, ha baciato ed abbracciato con ardore tutti, simil-francesi e veri croati, in un afflato di fratellanza più che sportiva che, immaginiamo, gli eroi pedatori avranno certamente più gradito di quello, forse un po’ appannato dall’ipocrisia, del presidente francese.

Qui in Italia assistiamo all’evolversi del disturbo maniacale compulsivo di Matteo Salvini: la sua guerra personale contro i clandestini. Da tempo ci chiediamo se il capo della Lega ex-nord ci faccia o ci sia. Il soggetto, indubbiamente politicamente ben addestrato all’uso dei media, spara ogni giorno cannonate ad effetto sui migranti, sulle ONG colluse coi trafficanti schiavisti, sugli zingari da censire, sugli italiani da armare per l’autodifesa. Le motivazioni che adduce per queste lotte, condotte sul filo delle interviste estemporanee in mezzo alla gente ed esternate da continui cinguettii che sembrano colpi di rostro d’aquila, non sono mai ignobili, anzi il fine ultimo è quasi sempre condivisibile da chiunque sia dotato di buonsenso. Peccato che il modo di dire le cose sia astutamente passibile di fraintendimento… come spiegarsi altrimenti l’exploit di deficienti che cominciano ad allenarsi a sparare sui neri per adesso, ma già con danni irreversibili, con armi ad aria compressa?

Sulla scia dello strisciante razzismo che, inutile negarlo, esiste nel paese, è impressionante la stupidità con cui gli oppositori del governo giallo-verde si gettano su episodi minimali, che una stampa serva e gossippara pompa in modo da scatenare l’indignazione dei leoni da tastiera, che leggono solo i titoli senza controllare mai date e fonti delle notizie. Ultimo episodio manipolato quello del lancio di uova, che da stupidata goliardica notturna di giovani perditempo è diventato “aggressione razzista e sessista di stampo fascista” nei confronti della giovane atleta Daisy Osakue. Un gioco di cattivo gusto che ha fatto correre alla ragazza il rischio di non poter partecipare ai campionati europei di Berlino a causa dei medicinali a base di cortisone che le sono stati applicati all’occhio colpito. Come cambiano i tempi: più di quarant’anni fa Monicelli ha fatto divertire tutt’Italia con le “zingarate” di “Amici miei”, senza che nessuno gridasse allo scandalo, o si appellasse al politically correct!

Anche la nostra Modica soffre di ciclotimia, però con fasi temporali molto più lunghe. Quando più di trent’anni fa vedemmo piantare un filare di giovani pini al centro della via che fu poi intitolata ad Aldo Moro -la strada dell’Ospedale, tanto per intenderci- in molti pensammo che era stata una pessima idea usare degli alberi che col tempo avrebbero sviluppato altezze, ma soprattutto chiome e radici assolutamente incompatibili con la funzione di spartitraffico assegnata loro. I pini sono alberi che vivono bene in spazi ampi come le radure e non sopportano potature o, peggio, capitozzature, operazioni che squilibrano la pianta e ne facilitano il collasso improvviso. Il taglio delle radici è assolutamente demenziale, inutile e dannoso. L’abbattimento degli alberi, operazione odiosa e resa ancor più impopolare per la modalità “senza preavviso” con cui è stata compiuta, è stato l’inevitabile frutto di un’azione scellerata fatta in passato da gente ignorante.

L’abbattimento dei pini operato qualche anno fa alla Sorda in Via Fabrizio invece poteva essere condotto con mano più selettiva, togliendo solo quelli che creavano veramente problemi, non seguendo la vecchia mentalità contadina che da sempre ha osteggiato a maccia ca fa ‘mpaccio, specie se l’impaccio riguardava solo il reperimento di qualche posto auto (e di qualche voto…).

La prossima fase ascendente speriamo porti presto alla piantumazione di essenze da siepi di non eccessivo sviluppo in larghezza oppure di alberi di piccole dimensioni con apparato radicale modesto, come è stato fatto in Via Salvatore Quasimodo, dove sono stati messi a dimora oleandri ad alberetto.

La successiva fase discendente riguarderà la rimozione di molte delle ficus beniamina, la cui piantumazione, dovuta un’altra scelta scellerata compiuta anni fa, ha destinato gran parte di Corso Umberto, di Viale Medaglie d’Oro, di Piazza Santa Teresa e della scalinata di San Giovanni a sicuro dissesto.

L’andamento delle cose nel mondo è ondivago a tutti i livelli.  Da noi è particolarmente esasperato nel campo delle grandi opere: il ponte di Messina, il MOSE di Venezia, la TAV in val di Susa, la TAP in Puglia sono oggetto di discussioni infinite, di scontri di opinioni, di perizie tecniche, di valutazioni politiche contrastanti, di non sempre chiari interessi finanziari in odore di corruzione e di mafia. Specie quando sono opere che coinvolgono accordi e trattati internazionali e che sono state realizzate in larga parte dai partner stranieri, la pretesa italica di stopparle sul nostro territorio è una sciocchezza che ci costa già adesso svariati milioni di euro per le penali causate dal mancato rispetto dei termini contrattuali per opere già appaltate, e altri milioni ci costeranno gli indennizzi per i danni che tardivi nostri ripensamenti potrebbero causare all’intera economia europea.

A livello governativo la schizofrenia la fa da padrona financo su temi che interessano la salute delle generazioni future, con l’indegna querelle sui vaccini.

La gabbia di matti è veramente molto affollata. Donald, Vladimir, Emmanuel, Matteo e Gigino: tutti dallo psichiatra, avanti, marsh!

Lavinia dNP

nella foto: Odi molteplici disseminati per il mondo, olio su tela di Roberto Cesareo

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