mercoledì, 19 settembre 2018
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MODICANI, GLI ALBERI NON SONO NEMICI!

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Chiunque si sia recato a Catania o a Palermo, avrà potuto vedere che razza di radici riescono a sviluppare le ficus: enormi gobbe simili a serpenti o ad elefanti accovacciati, e radici aeree che quando toccano terra diventano colonne.

L’incanto del palermitano giardino Garibaldi a piazza Marina, con le sue ficus macrophylla, ci fa tornare al magico tempo in cui,ragazzi, eravamo voraci lettori delle avventure salgariane di Tremal-Naik e del perfido thug Suyodhana, che aveva il covo nel cavo di un sacro banyan dalle mille colonne!

Sono meraviglie della natura che è delittuoso far crescere come piante da viale, sottoponendole ad oscene capitozzature periodiche o a tagli topiari nel tentativo di contenerne lo sviluppo radicale devastante per il manto stradale, trattamenti che non potranno allontanare il momento orrendo dell’espianto.

Tuttavia ci sembra opportuno rivolgere una preghiera al sindaco Abbate che, per la facilità con cui provvede a scerbare, potare ed abbattere, si è guadagnato l’appellativo di Mani-di-forbice: ci vada cauto. Prima di ordinare ai suoi sgherri azioni brutali a sorpresa contro alberi incolpevoli, valuti attentamente con l’ausilio di veri esperti, caso per caso.

All’epoca dell’abbattimento dei pini di Via Silla e di Via Fabrizio – zona scuole alla Sorda -, a fronte delle forti proteste dei modicani, si disse che le radici, oltre a deformare l’asfalto, avevano compromesso la staticità degli edifici scolastici, dai quali distavano decine di metri! Si arrivò ad affermare che i residenti avevano gioito per aver perso ombra e frescura guadagnando posti macchina liberi da resina e cacchina di uccelli! La vox populinon sempre è vox dei, anzi…

È lecito condannare a morte un albero perché offre ospitalità notturna agli uccelli che scaricano deiezioni sulle auto parcheggiate? Meglio sarebbe allontanare i pennuti con opportuni dissuasori, magari adoperando la lotta biologica tra specie immettendo nell’ambiente coppie di falchi.

Quanto al fatto che le radici provocano deformazioni del manto stradale potenzialmente pericolose per motocicli e biciclette, si pensi che entro certi limiti possono essere tollerate: in fondo, tutte le nostre strade presentano manti stradali ricchi di buche, rappezzi, tombini, caditoie e anche incongrui dissuasori di velocità e passaggi pedonali rialzati. Un po’ di attenzione e qualche sobbalzo in più da parte degli utenti stradali bastano per salvare gli alberi.

Poi non è detto che tutti gli alberi di grandi dimensioni prospicienti una pubblica via debbano essere ritenuti comunque pericolosi per l’incolumità dei passanti: financo gloriosi, centenari carrubi che senza colpa si trovano adesso in zone urbanizzate, sono stati massacrati dall’ascia di Attila!

Salvare olivi e carrubi espiantati a Zappulla per le esigenze del cantiere dell’autostrada Siracusa-Gela trapiantandoli nelle aiuole delle rotatorie, è stata comunque una scelta meritoria: le piante hanno ripreso a vegetare, e diventeranno bellissime icone della civiltà contadina iblea.

Con buona pace di certi criticoni “a prescindere” che prontamente hanno giudicato non corretto usare tali essenze al di fuori del contesto paesaggistico propriamente agricolo.

Un filare di oleandri ad alberello da qualche tempo abbellisce il marciapiede di Via Salvatore Quasimodo: sarebbe magnifico se piccoli alberi da fiore tornassero anche a Sant’Antonino, da dove per i lavori di restauro della chiesa furono espiantati dei ciliegi del Giappone.

Le alberature eliminate devono essere ripristinate, e le tante zone ancora incolte vanno alberate: la città ha bisogno di ombra e ossigeno, e le piante generosamente ce ne danno. E, a proposito di oleandri, tutti abbiamo notato come quest’estate il loro rigoglio sia stato spettacolare: all’ingresso di Modica dalla parte di San Giuseppe Timpuni, al Polo Commerciale, sulle spallette della S.P.115, ovunque è stato un trionfo di colori.

Sono piante estremamente rustiche che non richiedono cure particolari e campano anche con poca acqua: se la collina del Monserrato fosse rimboschita con tanti oleandri farebbe da degno sfondo a Corso Umberto, e forse tutte le orrende antenne che la deturpano si noterebbero meno.

Fino a che sarà possibile bisogna curare le palme ancora non colpite dal maledetto punteruolo rosso, ma dove oramai non c’è più niente da fare occorre pensare alla piantumazione di nuove essenze. Nel mese di aprile del 2017 l’assessore Lorefice annunciò l’espianto delle palme malate da Piazza Rizzone e la pronta sostituzione con altre palme ritenute non attaccabili dal malefico insetto. Forse per i noti problemi economici, o forse per la difficoltà di reperire palme immuni dal contagio, ad oggi l’unica vera piazza di Modica è solo una plaga di pietra che il sole implacabilmente arroventa.

Per quanto è dato sapere, oltre alle phoenixcanariensis, il punteruolo attacca, però in misura minore, anche le phoenixdactilifere, le washingtonie e financo le chamaerops humilis, la comune ma bellissima “scupazza” nostrana. Curiosamente, gli esemplari di canariensisfemmine resistono molto di più dei maschi, come pure sembra essere più resistente la palma del genere cocos plumosa. Vedremo.

Certo che, ricordando le vicende delle alberature di Piazza Busacca a Scicli, c’è poco da stare allegri. Le foltissime splendide ficus, che avevano divelto la pavimentazione, furono sostituite da palme che si mantennero vigorose fino all’estate del 2009; già a novembre 2010, forse in seguito ad una sciagurata potatura estrema – esattamente come è successo a Modica -, molti esemplari erano già morti. Nel giugno del 2017, al posto delle palme, gli sciclitani affranti hanno piantato qualche alberello (forse arancio amaro?) e i gestori dei bar hanno sistemato qualche fioriera con modesti ligustri tra i tavolini… che tristezza!

Anche qui a Modica saremo così sfortunati?

Se saremo capaci di imparare dall’esperienza, uscendo dalla spirale dell’istintiva coazione a ripetere, forse riusciremo a non commettere più gli stessi stupidi errori che troppo spesso inficiano anche i propositi più nobili.

L.P.deNaro Papa

 

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