lunedì, 17 dicembre 2018
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MA POI NESSUNO SE NE RICORDERÀ…

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d46014af-5c3a-4f24-8559-6d7167f8f087 2Manca meno di un mese alla commemorazione dei defunti, intanto, come sempre accade in ogni paese, prima di ogni ricorrenza, tutto tace.

Tacciono i morti che aspettano i vivi, tacciono i vivi che non vanno a trovare i morti.

Non sempre naturalmente, certamente ci sono quelle persone che, giornalmente prima e poi settimanalmente, forse magari mensilmente, vanno a trovare i propri cari defunti durante tutto l’anno. Il problema è che quando arrivano davanti alle tombe e anche nei viali, tutt’attorno, sparsi, vedono lavori in corso fermi da anni, fiori secchi, sempre gli stessi e sempre di più che quasi non riescono neppure a salire più le scale.

A proposito di scale, anche quelle, le scale sono come i ponti, dopo tanti anni infracidiscono e il ferro arrugginito la fa da padrone, causa il tempo e le sue intemperie e l’umidità di quel triste luogo. Possono quindi crollare, ma in questo caso saranno i vivi ad avere la peggio, il fatto è che nessuno di noi contesta questo stato di deterioramento.

Proprio oggi, le osservavo e tra me e me pensavo: immagina un terremoto adesso, tra le bare troverebbero anche me.

Il punto però che volevo affrontare minuziosamente, è che spesso nella normalità diventiamo sempre più anormali, non ci accorgiamo delle mancanze altrui e anche nostre, ma forse facciamo solo finta, è un modo per giustificare la nostra coscienza.

Per esempio, il torto di non contestare il cimitero vecchio, sempre più vecchio e trascurato, sporco in alcuni punti nascosti e in altri no (puliti solo alle entrate che poi suddividono i vari vialetti nascosti alla massa) e intanto veder costruire quello nuovo accanto, con tutti i requisiti, anche gli ascensori.

Certo, tutto questo accade anche in città ormai. Mai in tanti anni che sono nata e vissuta a Modica, ho sentito così forte l’odore acre della spazzatura, uguale a quello dei fiori secchi al cimitero. Anche su questo punto ci stiamo abituando ma tutto ciò non è normale!

Ritornando al cimitero che include tutte le varie problematiche odierne dei vivi, dimentichiamo veramente spesso di pensare, di ricordare, di piangere quando veramente dovremmo, perché spesso le nostre lacrime sono di coccodrillo, ovvero, solidarietà apparente. Infatti, aspettiamo le ricorrenze e le celebrazioni o gli attentati alla vita per ricordare. La memoria l’abbiamo persa tutti, abbiamo sempre più bisogno di apparire tra la massa che di essere.

Fra meno di un mese dunque, ci vestiremo tutti a puntino, compreremo tanti fiori e andremo come a una grande festa, tutti al cimitero a trovare i nostri defunti. Se loro, ormai abituati, non ci aspettano, noi dobbiamo farci vedere lo stesso, almeno dalla gente. Gente che, come noi, in quel triste giorno sorride anche agli sconosciuti e non fa neppure caso al fatto che, come in città, anche al cimitero esistono persone di serie A e persone di serie B.

E qui mi chiedo: che senso ha costruire un pezzo di cimitero nuovo se a quello vecchio che sta cadendo a pezzi non si fa manutenzione? Forse ci si aspetta che crolli tutto da un momento all’altro, d’altra parte funziona così nella vita odierna, zero prevenzione, ma poi ricostruzione con prestiti per disastri ambientali (costerebbe meno, secondo me, la cura). E poi, che senso ha portare fiori freschi solo quel giorno, che per giunta costano quattro volte in più, e ritrovarseli poi ancora a Natale, ammucchiati sulle scale o tra i viali?

Funziona così ormai, anche tra i vivi. Dipende tutto dal quartiere in cui viviamo. Fortunati sono coloro che hanno un “amico ” sul quale appoggiarsi, in questo caso avranno strade assestate e pulite, per non dire mille cantieri attorno aperti, soprattutto troveranno certamente un posto decente al cimitero, sempre apparentemente, certo, perché, tanto, poi nessuno se ne ricorderà.

Sofia Ruta  

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