lunedì, 17 dicembre 2018
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LA MAGGIORANZA CONSILIARE E I LAPSUS FREUDIANI DEI SUOI COMUNICATI STAMPA

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Mi piacerebbe poter seguire i lavori del Consiglio Comunale da casa tramite la televisione, ma poiché questa opportunità non è data mi sono recata direttamente al Palazzo per seguire i lavori, all’O.D.G. c’era l’approvazione del “Piano Triennale delle Opere Pubbliche” ed ero interessata a sapere cosa c’era in cantiere.

Ho assistito ai lavori ed ho constatato personalmente le dinamiche di comunicazione che intercorrono tra maggioranza e opposizione, lo avevo constatato già nella precedente seduta quando il tema in trattazione era la raccolta differenziata, la dinamica comunicativa è la “negazione dell’interlocutore”. Cioè, la minoranza chiede informazioni sugli atti in esame, la maggioranza mastica qualche dettaglio, la minoranza ribadisce che i chiarimenti non sono stati forniti, la maggioranza invoca l’applicazione del regolamento consiliare che vieta di re-intervenire, quindi dichiara che si può passare alla votazione, dopodiché la minoranza ha il diritto di intervenire solo per fare la dichiarazione di voto.

Ovviamente, se alle domande di chiarimento poste non è stata data esauriente risposta, alla minoranza non rimane che votare contro per mancanza di elementi di comprensione, nessun provvedimento può essere votato sulla fiducia fideistica, ogni consigliere risponde del proprio voto anche legalmente qualora la giustizia venga ad intromettersi, insomma capire prima di votare è un diritto e un dovere, la legge non ammette ignoranza!

Purtroppo, invece, ad ogni seduta, si va avanti con la tattica della serie: non rispondo alle domande che mi poni, anzi faccio finta di risponderti, lo faccio accogliendo un decimo di ciò che chiedi, così ti blocco (secondo regolamento consiliare) la facoltà di replicare, quindi la maggioranza (secondo regolamento) può andare avanti. Applico questa tattica perché mi permette di non perdere tempo, tanto come maggioranza abbiamo i numeri e possiamo infischiarcene di voi.

Nella prima seduta di Consiglio dove ho constatato questa strategia d’azione ho pensato che i toni dileggianti assunti dalla maggioranza e dall’Amministrazione (perché c’è anche questo) e le azioni neganti l’interlocutore e l’assenza di esauriente risposta fosse dovuta perché il Consiglio era stato convocato su proposta della minoranza, quindi il tono dileggiante e la negazione di esauriente risposta fossero dettati dal fastidio di rendere pubblica una situazione difficile e complessa come l’inizio di un nuovo sistema di raccolta dei rifiuti.

Sembra chiaro a tutti che un cambio di sistema comporta delle oggettive difficoltà, specialmente in assenza di una comunicazione sufficiente tra Comune e cittadinanza. Ho pensato che il dovere ammettere il deficit di comunicazione rendesse particolarmente irritati amministratori, funzionari e consiglieri.

Mi sono data questa spiegazione, ma nella seduta successiva mi sono accorta che quello della sufficienza e della negazione dell’interlocutore è uno stile o una tattica.

Che si tratti dell’uno o dell’altro non cambia molto, anzi spiega perché venga negata la ripresa televisiva dei lavori, lo spiega benissimo perché, se la cittadinanza potesse vedere questo atteggiamento, finirebbe col chiedersi il perché una maggioranza dotata di numeri sufficienti per approvare agevolmente tutto ciò che propone non dia sufficienti spiegazioni sugli atti, se lo potrebbe permettere senza temere blocchi di deliberazione, il non farlo potrebbe forse significare che dietro alle procedure c’è qualcosa che non si vuole dire.

La cittadinanza partecipe delle dinamiche di comunicazione tra le parti potrebbe dire: se è tutto chiaro e lecito, perché non rispondere esaurientemente?

Se le riprese sono negate, nessuno constata, la cittadinanza non sa e non vede. Viceversa la cittadinanza viene raggiunta solo dai comunicati stampa ufficiali redatti dalla maggioranza che, agendo lo stile comunicativo della denigrazione e praticando la tecnica della “proiezione” (faccio indossare i miei panni al prossimo) può ribaltare la realtà, diciamo che si gira la polpetta dal lato dove non è bruciata dicendo che la minoranza ha tentato di farla bruciare e se non c’è riuscita è grazie alla maggioranza che sa ben friggere, e, come se non bastasse si aggiunge: noi maggioranza, animati da spirito di inclusione ci siamo adoperati a fornire padella, olio e forchetta, lo abbiamo fatto per generosità, lo abbiamo fatto perché vogliamo generare uno spirito di collaborazione per il bene della città e loro fanno di tutto per far bruciare le polpette per poi dire che noi non sappiamo friggere. Noi però non ci caschiamo, ci dispiacciamo per loro che non riescono a realizzare un gioco costruttivo a causa dell’odio nei nostri confronti.

Adesso, poiché non chiedo atti di fede a nessuno, provo a riportarvi ciò che i miei occhi hanno visto e le mie orecchie udito nella seduta che vedeva in approvazione il Piano Triennale delle Opere Pubbliche. Riporto il quesito posto da Mommo Carpentieri che, come è noto a tutti, non è un estremista di sinistra, tralascio volutamente i quesiti posti dai consiglieri del PD che, come tutti presumono, è gente rivoluzionaria, non li nomino neanche, dico solo che chiedevano le medesime cose di Carpentieri solo in forma un po’ più articolata.

Carpentieri ha chiesto: desidero sapere se le opere elencate nel piano sono finanziate e con quali fondi e se sono già in condizioni cantierabili. Come si vede, il quesito pone il minimo indispensabile per poter esprimere un sì alla proposta della maggioranza. Carpentieri ha detto anche che si asteneva da ogni valutazione sulle opere, praticamente non metteva becco. Insomma, nessun appunto sul numero delle opere, nessuna osservazione sulla scelta.

Il quesito sul finanziamento era inevitabile perché il Piano delle Opere Pubbliche è un segmento del Bilancio di Previsione che verrà votato successivamente, quindi sapere quanti e quali fondi vengono impegnati è determinante. Sarebbe bastato rispondere con chiarezza e sarebbe stato incassato un voto favorevole. Sul quesito invece è stato balbettato un dato parziale dall’Assessore al ramo, mentre l’Assessore al Bilancio, successivamente chiamato in causa, ha addirittura affermato che la risposta non era dovuta e che lei lo faceva solo per cortesia e nella sostanza ribadiva quanto precedentemente detto, e cioè che tutte le opere erano finanziate e che l’ammontare era quello detto dall’Assessore a corredo della elencazione delle opere.

Peccato che Carpentieri nello spazio di dichiarazione di voto ha potuto solo ribadire: non mi avete chiarito ciò che chiedevo, non posso esprimere voto favorevole.

La cittadinanza tutto ciò lo ignora perché non lo vede. La cittadinanza invece viene a conoscenza del comunicato stampa formulato dalla maggioranza che al riguardo testualmente dice: “la minoranza accecata da rancori personali e odio verso l’Amministrazione che è disposta a fare di tutto pur di andarle contro vota contro il Piano, a memoria d’uomo non è mai successo, i soliti della minoranza si sono messi a giocare, ma tra alcuni componenti di questa minoranza è tanto l’accanimento contro la maggioranza che si adora praticare fino alle estreme conseguenze l’ostruzionismo più cieco che porta a votare contro tutto e tutti anche contro la realizzazione di importantissime opere pubbliche che gioverebbero a tutta la Città.”

Ho evidenziato in neretto i termini: “Contro”, certamente si tratta di un errore si battitura, certamente si intendeva esprimere “andare incontro” al posto di contro. Lo capiamo benissimo, ma il dott. Freud direbbe che certi refusi non sono casuali, e noi del dott. Freud abbiamo una certa stima, sappiamo che con le sue teorie ha squarciato il velo su quello che la parte istintiva del cervello toglie alla parte razionale, quella che pratica la formale educazione, noi con l’aiuto del dott. Freud notiamo che la paroletta riportata in grassetto svela quello che i nostri occhi hanno visto e le nostre orecchie udito.  Quanto all’adora. lascio libera interpretazione.

Se la maggioranza rifiuta la chiarezza dando alla minoranza solamente mezze risposte, è chiaro chi va contro chi. Purtroppo la maggioranza interpreta il largo consenso elettorale ottenuto come autorizzazione ad essere servita dalla minoranza senza che a questa si consenta di battere ciglio.

Penso che non occorra cercare altre spiegazioni sul perché viene negata la ripresa televisiva o la diretta streaming dei lavori del Consiglio, penso che ciascuno può farsi un’idea da sé.

Carmela Giannì

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