martedì, 23 ottobre 2018
l'editoriale di Luisa Montù

NON CI SONO PIÙ LE MEZZE STAGIONI

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Eh, già, ne siamo davvero tutti convinti. Sì, siamo pronti a giurare che in un mondo passato esistevano, eccome!, le mezze stagioni, la buona educazione, il rispetto per le città, la pulizia, persino la democrazia!

Forse abbiamo ragione, forse è tutto vero. Ma forse anche no.

La convinzione che in passato le cose andassero meglio, sia dal punto di vista climatico che da quello sociale che da quello comportamentale, c’è sempre stata, oggi ma anche ieri. Forse perché si vuol credere disperatamente che qualcosa di meglio ci sia o almeno ci sia stato.

Se però andiamo a spulciare i libri di storia, ci accorgiamo che catastrofi naturali ne accadevano anche allora, che anche allora, nelle varie parti del mondo, c’erano anni di grandi piogge e anni di grandi carestie, terremoti, eruzione di vulcani, uragani. Se poi andiamo a curiosare nelle vita quotidiana dei vari popoli, dall’antica Roma alla Firenze rinascimentale, scopriamo che la pulizia, come l’intendiamo noi, era qualcosa di assolutamente impensabile, che le strade non erano mai sicure, tutt’altro!, solo che quando si malmenavano o scannavano tra loro i popolani, quelli che non facevano parte delle poche grandi famiglie che hanno fatto la storia, era cosa di poca importanza, succedeva ma non si pensava valesse la pena parlarne. Oggi almeno se ne parla, è già qualcosa anche se non un granché. Non parliamo poi delle condizioni in cui si trovava il popolo, ma anche queste si affrontano solo per spiegare il perché delle grandi rivoluzioni. Sappiamo bene però che dopo ogni rivoluzione le sue condizioni nel giro di non troppo tempo sono tornate più o meno quelle che erano prima. Fin dai tempi dell’antichità, quando un sovrano doveva affrontare una guerra o semplicemente circondarsi di preziose opere d’arte, gravava i cittadini di ulteriori tasse senza offrirne particolari giustificazioni. Più o meno come succede adesso, no?, visto che le nostre tasse aumentano senza spiegazione, che veniamo truffati legalmente con canoni e tariffe applicati con sistemi vampireschi e ingiustificabili, che nessuno si chiede se e fino a che punto saremo in grado di sopportare questo carico sempre più oppressivo. E di questo è colpevole lo Stato certo, sia in proprio sia perché consente alle multinazionali (vere padrone delle nostre vite) di perseguire i propri interessi senza che alcuno vi si opponga. Accade sia nelle grandi che nelle piccole cose: pensate solo, proprio per andare nello spicciolo, a Sky, dove, se vogliamo seguire la nostra squadra del cuore, dobbiamo fare l’abbonamento a tutto il calcio, ma anche a Dazn, e, se per caso quella squadra ha avuto la bravura di trovarsi in Champions League, anche a tutto lo sport (dal golf al wrestling al baseball, dei quali non capiamo nulla e che non c’interessano per niente!), senza che sia stata prevista una riduzione dei vari abbonamenti. Chi ci protegge? Non certo lo Stato, no!, proprio come accadeva ai tempi dell’antica Roma, quando i senatori e le poche famiglie nobili facevano quel che loro conveniva senza mai curarsi della disperazione delle plebe, così come nella Firenze rinascimentale o nella Francia del Re Sole o nella Russia degli Zar.

Ecco perché qui noi sosteniamo che le cose, nel nostro mondo, non siano cambiate neanche un po’, né in meglio né in peggio. Si usa credere che la razza umana si sia evoluta, sia più matura, più civile. Non è vero per niente! Sono progredite alcune branche della scienza, dalla medicina alla tecnologia. Siamo arrivati a fare qualche passo al di là del nostro pianeta, magari riusciremo pure a metterci in contatto con altri esseri di altri mondi, ma, se questo dovesse accadere, questi extraterrestri si accorgerebbero di quanto barbari siamo ancora noi. Forse, chissà, come dicono coloro che credono fermamente nell’esistenza degli alieni (cioè non sono tanto presuntuosi da pensare che la nostra razza sia unica in tutto l’universo), costoro ci sorvegliano da millenni. Magari aspettano, per incontrarci, che riusciamo a salire almeno un gradino nella civiltà più vera, quella dei comportamenti.

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