lunedì, 17 dicembre 2018
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EUROPA, DOVE VAI?

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Stretta fra l’America protezionista di Trump, la subdola Russia di Putin e lo sfrenato capitalismo comunista della Cina, vero vaso di coccio tra vasi di ferro, l’Europa cosiddetta Unita dimostra oramai senza possibilità di dubbio di essere agli sgoccioli, ma non perché così affermano Di Maio e Salvini, enfants terribles ultimi arrivati ad affacciarsi alla ribalta.

Così diversa da quella immaginata dai padri fondatori esiliati a Ventotene, questa Europa unita solo dal denaro, schiava delle banche d’affari e rea di non essersi opposta alla disastrosa politica francese in terra d’Africa, divenuta méta di correnti migratorie ingovernabili, sta facendo rinascere sentimenti nazionalistici conservatori reazionari di chiara marca neo-fascista. Barriere di filo spinato, respingimenti e rimpatri forzati, detenzione in cosiddetti centri d’accoglienza e di identificazione, traffico di esseri umani, schiavitù: questa è la repellente realtà dell’Europa attuale.

La Gran Bretagna è in via di uscita dall’Unione, nella quale invero non si era mai voluta integrare totalmente per motivi di antica diffidenza verso il Continente; i paesi del sud navigano a vista, sbattuti tra strettoie di regole di pareggio di bilancio incautamente sottoscritte, con lo spauracchio di finire come la Grecia, e politiche economiche pesantemente sbilanciate a favore degli interessi dei paesi del nord.

La misura sembra essersi ormai colmata e non sappiamo quanto ancora potranno resistere regole che hanno relegato nella miseria e nella disoccupazione nonni e nipoti di tutto il continente: o l’Europa si raddrizza ridistribuendo oneri e onori creando pace sociale e benessere per tutti, o perderà credibilità e finirà a pezzi, speriamo in modo non cruento.

Tra i muri di Orban e i deliri su base alcoolica dei burocrati di Bruxelles, brilla una luce che proviene inaspettatamente dal nord, una volta culla della socialdemocrazia ma che di recente ha rivelato un’anima pericolosamente nera.

Il Premio Nobel per la Pace di quest’anno è stato attribuito al ginecologo congolese Denis Mukwege, che si è votato, rischiando la pelle ogni giorno, a ridare salute e dignità alle donne massacrate dagli stupri di guerra, e all’irachena di etnia yazida Nadia Murad, impegnata a testimoniare, con la propria sopravvivenza alle spaventose violenze subite, contro l’ISIS.

Questo insperato valore dato alle donne, finalmente persone e non cose, e il riconoscimento mondiale quale crimine infame e detestabile allo stupro sistematico come arma di guerra imbattibile, capace di distruggere corpi, anime e futuro di intere etnie peggio del napalm, fa intendere che in Europa non tutto è perduto e che c’è ancora spazio per sperare che il mondo possa migliorare.

Ma il lavoro da fare è ancora tanto se in Romania si indice un referendum per modificare la Costituzione in senso omofobo contro il matrimonio gay, e se a Verona il Consiglio Comunale vota una mozione per finanziare i movimenti cattolici antiabortisti, sostenuta oltre che dalla Lega anche dalla consigliera capogruppo del PD!

L’altissimo numero di medici che si dichiarano obiettori di coscienza, spesso per poter essere assunti da ospedali e case di cura dove vige una mentalità retriva, impedisce alla legge 194 di essere operante in intere regioni italiane, e costringe le donne a ricorrere all’aborto clandestino fatto a volte dagli stessi medici ufficialmente obiettori, ma privatamente abortisti a pagamento. Ricordiamolo sempre: la scelta di abortire non è priva di traumi e di sensi di colpa per la donna. Per dirla col lessico salviniano: l’aborto non è una pacchia!

Se il sindaco di Riace è finito agli arresti ed è stato destituito dalla carica per il reato di istigazione all’immigrazione clandestina così come codificato dalla legge Bossi-Fini, (gran bella coppia di legislatori…) ci aspettiamo che la magistratura faccia il suo dovere destituendo e carcerando il sindaco e tutto il consiglio comunale di Verona per manifesta azione di  grave delegittimazione di una norma sancita dal Parlamento e confermata dalla volontà del popolo italiano che votò NO al referendum abrogativo.

Fermiamo la scivolata verso l’oscurantismo. Recuperiamo la ragione, fabbrichiamo il migliore dei mondi possibile.

Merci, monsieur Voltaire.

Lavinia deNaroPapa

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