lunedì, 17 dicembre 2018
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DONNE CHE ODIANO LE DONNE

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C’è una parola relativamente nuova, usata da alcune femministe americane agli albori degli anni ’90, divenuta purtroppo di uso quasi quotidiano: femminicidio.

La necessità di creare un neologismo per indicare l’omicidio mirato al genere femminile è dovuta al fatto che il termine precedentemente usato, uxoricidio (dal latinouxor=moglie) specificatamente dedicato all’assassinio della consorte, ha avuto nel tempo un’estensione del significato per comprendere anche l’assassinio del marito e, in certi casi, anche i delitti compiuti contro altri membri della famiglia, perdendo così l’identità di genere.

Èsignificativo che fin dai tempi antichi fosse ovvio che era la donna l’oggetto su cui sfogare maschili vendette. Per l’uomo offeso era quasi un obbligo lavare l’onta col sangue della moglie adultera, pena il discredito presso la società.

La donna che avesse ucciso il marito, il padre o il fratello, magari dopo anni di violenze e di umiliazioni insopportabili patite spesso anche dai figli, non aveva scampo: condanna a morte. Basta ricordare la triste storia di Beatrice Cenci.

In Italia solo nel 1981 venne abolito il delitto d’onore assieme ad un altro obbrobrio, il matrimonio riparatore. Ci vollero ben 15 anni dal gesto di Franca Viola, coraggiosa diciassettenne di Alcamo che rapita, stuprata e segregata per otto giorni, rifiutò di sposare il suo bruto torturatore, perché il Parlamento decretasse la fine di un’usanza altamente incivile e lesiva… della morale pubblica! Per arrivare a definire la violenza contro le donne e i minori come delitto contro la persona si dovette arrivare al 1996, dopo gli orrori del massacro del Circeo (1975) e lo stupro di Franca Rame ad opera di un manipolo di neofascisti.

C’è da riflettere su quanta sofferenza, quanto lavoro, quanta abnegazione femminile siano costate queste conquiste di civiltà.

La tragica cronaca quotidiana ricorda alle donne che non solo non bisogna mai abbassare la guardia, ma che i diritti conquistati con tanta fatica vanno difesi ogni giorno.

In questi tempi dominati dall’incertezza del domani, i poteri del mondo sono finiti nelle mani di personaggi arroganti che, sbandierando orgogliosi la loro ottusa e proterva ignoranza, disprezzano i bisogni della gente comune e disconoscono i problemi di sopravvivenza del pianeta.

Disgustati, disamorati, disillusi, in tanti stanno appoggiando la montante marea revanscista, confidando nella restaurazione di presunti “alti valori” dei bei tempi andati.

Spiace vedere anche tante donne partecipare alla disgregazione di quel poco che è stato conquistato con tanto dolore.

Non che tutto ciò che è moderno sia un bene, tutt’altro: gli effetti devastanti sull’ambiente causati dalla specie umana negli ultimi centocinquant’anni sono evidenti, e i frutti velenosi causati da questo dissennato comportamento sono l’esodo di massa, l’odio per il diverso, il razzismo.

Nel nostro parlamento siedono persone come il senatore Pi(r)lon, che vuole riformare il diritto di famiglia restaurando i principi del più vieto paternalismo maschilista, e donne come la senatrice Pucciarelli, presidente della Commissione Diritti Umani, nota per le sue posizioni estremiste inneggianti alle ruspe e ai forni per risolvere i problemi creati da migranti e zingari. Praticamente, come affidare Cappuccetto Rosso al Lupo!

Le donne dovrebbero essere le prime a credere e a rafforzare i principi della solidarietà femminile, ma purtroppo non sempre è così.

La pakistana cristiana Aasia Bibi, accusata di blasfemia da una collega di lavoro, si è fatta nove anni di galera nel braccio della morte e adesso, finalmente riconosciuta innocente e scarcerata, vive nascosta nell’impossibilità di lasciare il paese, braccata dalle ire vendicative degli estremisti islamici che la vogliono morta comunque.

Lo stupratore irlandese di una diciassettenne si è visto assolvere grazie al lavoro dell’avvocato donna che lo ha difeso sventolando in tribunale un tanga di pizzo. Perché indossare un simile indumento, certo strumento del Demonio, sotto i jeans è indubbio segno di dissolutezza e di provocazione!

C’è ancora tanto lavoro da fare per raggiungere un modesto grado di civiltà diffusa, e tanta attenzione per non fare passi indietro e sprofondare nel buio del fatalismo, della creduloneria, del cieco fideismo.

Che le donne sappiano dare il buon esempio: autostima e nozione della propria dignità sono le basi per essere persone capaci di lasciare da parte invidie, gelosie, ripicche, chiacchiericcio e calunnie, imparando a volersi bene: basta con donne che odiano le donne.

L. deNaro Papa

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