giovedì, 20 giugno 2019
©ivo+Ana
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NONOSTANTE LA CORNICE

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Nonostante la cornice di bassa qualità e di pessima fattura di CochoModica, che anziché inquadrare l’immagine riuscita ed originale del cioccolato, all’interno della cornice mette di “tutto e di più” e dove il cioccolato è una mercanzia come un’altra, nonostante quello che ogni anno si mobilita ne viene fuori solo una sorta di fiera dei prodotti locali, alimentari e non, pregiati e non, artigianali e non, nonostante tutto, grazie ad alcuni operatori culturali degni di nota, che cercano di riempire di contenuti l’aspetto culturale dell’evento, se il visitatore ha la pazienza di guardare nelle pieghe, negli angoli nascosti, succede di trovare cose notevoli.

Mi riferisco a un documentario, “Cacao Collective” proiettato al Teatro Garibaldi, realizzato da due giovani registi spagnoli, Ivo Roviera e Ana Ponce.

I due, finanziati da una multinazionale del cacao, sono stati mandati in giro per il mondo, nei luoghi di produzione della materia prima (Africa, Svizzera, Perù, Messico, Giava, Vietnam, Francia, Madacascar, Costarica, Spagna) per documentare il mondo della produzione delle diverse varietà.

Ivo Roviera e Ana Ponce, con un sapiente dosaggio di professionalità e sensibilità, hanno fatto emergere, con semplicità e maestria, la complessità dell’universo produttivo del cacao.

Guardando il documentario è venuta fuori una realtà che è fatta di rispetto dei tempi biologici, di pratiche che consentono l’ecosostenibilità dei processi produttivi e di politiche che devono biforcare su due versanti essenziali: il primo è diretto agli acquirenti della materia prima, i quali, se vogliono realizzare un cioccolato buono devono scegliere la materia base di qualità.

L’altro versante, il secondo, è rivolto alle politiche che si riversano sul mondo produttivo e sugli operatori di settore.

Se si vuole continuare ad avere un prodotto base di qualità che rimanga a disposizione nel tempo, bisogna che alla produzione vengano concessi mezzi idonei, e ai produttori venga consentito di mettere a frutto la loro esperienza e il loro sapere senza sfruttarli, assicurando loro non solo i mezzi per la sopravvivenza, ma anche lasciandoli liberi di decidere i tempi e i modi della produzione che necessita di pratiche globali in modo da non depauperare l’ecosistema che ne consente la produzione nei ritmi che la natura richiede.

Al contadino va consentito di avere i mezzi per allevare gli animali con cui produrre il letame che fertilizza la terra; il terreno va coltivato con diverse tipologie di piantagioni in modo che le piante di cacao possano crescere all’ombra di altre piante che garantiscono la condizione di fruttificare in presenza della necessaria umidità.

I due bravissimi registi hanno avuto la sensibilità e la genialità di dare voce ai coltivatori, i quali, con umiltà e saggezza, hanno dato spazio alla loro passione e al loro amore intriso di rispetto per l’ambiente in cui lavorano, e dove vivono in simbiosi affettiva e amorevole.

E’ con questi ingredienti che si realizza la qualità del prodotto. E’ con passione e dedizione che si ottiene un prodotto eccellente.

E’ con il rispetto degli individui che vi lavorano che la produzione potrà continuare nel tempo senza esaurirsi, ma occorre che a questi contadini, ricchi di saperi antichi, vengano forniti strumenti per consentire di continuare a praticare il loro duro lavoro senza che in loro insorga l’insoddisfazione che potrebbe spingerli ad abbandonare la loro pratica fatta di maestria, una pratica che va compresa e rispettata, tramite la possibilità di poterla effettuare senza essere sfruttati, di poterla praticare restando nella dignità che ogni essere umano merita, dignità che se assicurata mette in moto quel circolo virtuoso dove tutti ci guadagnano.

Se le politiche saranno in grado di assicurare il rispetto dovuto alla dignità di questi saggi lavoratori essi sapranno tutelare la terra e l’ambiente, perché il concetto di rispetto per loro è dimensione religiosa.

Se le politiche non si dimostreranno sorde, ci potranno continuare a guadagnare le multinazionali che lo importano, perché il consumo di cioccolato crescerà, ci guadagneranno gli amanti del cioccolato perché potranno gustare un prodotto sano e di qualità, ci guadagneranno gli artigiani che lo trasformano in prodotto finito, ci guadagnerà l’universo perché un ecosistema rispettato è una pompa di energia inesauribile.

I due bravissimi registi hanno fatto un’operazione mirabile, non solo armoniosa dal punto di vista visivo, ma di eccezionale valore documentario dell’universo produttivo, ecologico-ambientale, di sostenibilità ambientale ed economica, di attenzione alla realtà umana di coloro che ci lavorano, insomma un prodotto documentario di alto valore pedagogico.

Se la cornice CiochoModica avesse una regia con l’obiettivo davvero rivolto al cioccolato, il documentario sarebbe stato messo a disposizione delle scuole e della comunità artigianale, nonché della collettività dei visitatori dell’evento, non sarebbe rimasto nascosto all’interno di un luogo dove solo pochi hanno potuto godere.

Al di là dell’operazione mediatica dell’evento, fatta di amenità e cose improprie con effetto rumore, con questo documentario CiochoModica ha fatto un salto di qualità, un salto di cui non so se il Consorzio è consapevole, è infatti la prima volta che viene messa a tema la qualità del cacao, fino ad ora questa pratica di conoscenza e divulgazione l’avevano fatta solo Bonajuto e la Bottega Solidale.

Intanto vanno ringraziati Ivo Roviera e Ana Ponce per la qualità di quello che hanno saputo realizzare, e con loro va ringraziata Tiziana Spadaro, che, grazie alle sue notevoli competenze nel settore, è in grado di avere questi contatti qualificati che mette a disposizione della periferica e provinciale Modica.

Carmela Giannì

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