lunedì, 16 settembre 2019
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L’OCA GIULIVA (scheda quasi scientifica, fantasiosa, ma… non troppo)

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La puoi trovare ovunque, ma il suo habitat è proprio dalle nostre parti. La si può trovare, ad esempio, lungo il percorso che fate per recarvi da Modica verso il “suol marino”, percorrendo la strada a scorrimento veloce o la vecchia strada provinciale, Via Contrade Beneventano e Zimmardo.

È impossibile evitarla, anche quando la vostra attenzione è rivolta ad altro; ad esempio, mentre siete intenti a smanettare volendo accedere al sito d’una scuola, in prossimità del mare.

Chi la conosce, la evita. Diversamente corre il rischio di sbattere contro un muro: si farebbe male e si romperebbe l’osso del collo.

Il capo e lo sguardo della stessa colpiscono il vostro sguardo e vi dicono che le case di cura non accolgono tutti i folli, qualcuno/a sfugge. Non lo si dice per es. del capo del terzo Reich?  e comunque quello fu, almeno, un capo folle. Questa invece è proprio fuori di testa, un folle capo.

Se poi vi dovesse capitare di imbattervi nella sua carnale presenza, è possibile che vi sentiate male e che vi vengano le convulsioni e le traveggole.

Nel regno animale esistono varie specie di oca: c’è l’oca selvatica (anser anser), l’oca lombardella (anseralbifrons), l’oca granaiola (anser fabalis), l’oca ballerina (anser hilaris). Di quest’ultima è parente l’oca giuliva (anser venetica veronensis), è speciale e presenta alcune caratteristiche uniche. Apre le ali come fossero braccia e mani, le agita in aria, stira il petto carenato, spinge imperioso in alto il capo, a far capire che lei comanda e tutti gli altri non sono un c… – come ebbe a dire il marchese del Grillo. –                 Starnazza, ma non vola, non può volare, non sa volare, solo… starnazza!

Appartiene comunque alla grande classe degli uccelli, che comprende circa 8600 specie e che ha preso origine, così almeno sentenziano gli zoologi, da un ramo del grande “ceppo” dei Rettili. Uccello non molto diffuso con pochi esemplari, ma non in estinzione, è quasi raro (rara avis).

La femmina costruisce da sé il nido e vi depone appena un uovo, ma grosso al punto che stenta a deporlo ed è tanto lo sforzo che si lacera lo sfintere. Abbandona poi il nido e lascia l’incombenza della cova al suo maschio: lei invece va a farsi… i suoi giretti in cerca di cibo.

Ha delle zampette alquanto arcuate e corte rispetto al corpo, coperte di squamette di un colore giallognolo. Il piumaggio non splende per naturale “brillore”(**) di  tinta unica, ma essa è così vanitosa e presa di sé che fa di tutto per apparire speciosa e appariscente, quando appetisce di mostrarsi allo sguardo attonito e ammaliato del maschio, ma anche delle compagne, infatti non fa differenze. Ha grandi occhi che appaiono ancora più dilatati per virtù di una specie di make-up, cui ricorre ogni mattina prima di spiccare il volo.  Frequenta, più che il mare o i laghi, gli stagni per specchiarsi nelle cristalline acque, che lei però riesce tutte le volte a rendere torbide e maleodoranti, giacché trovandosi sul posto ne approfitta per fare i bisogni suoi, incurante del fatto che anche altri animali hanno un naturale e legittimo bisogno di fare al momento giusto, ogni tanto, un bagnetto.

L’archeopaleozoologo  

P.S. Il lettore è avvertito: forse, se incontreranno il favore di chi legge questo giornale, potranno seguire altre schede.

Note:

(*) oggi usa, in certi ambienti, ad es. nei cosiddetti social,declinare nomi e pronomi al maschile e al femminile, di seguito, per significare l’uguaglianza di genere. Almeno in ciò la nostra Costituzione è rispettata!

(**) neologismo approvato con maggioranza risicata dall’Accademia della Crusca e solo recentemente introdotto nel vocabolario italiano.

 

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