giovedì, 20 giugno 2019
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IL NETTURBINO

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Io sono… No, per dire chi sono devo incominciare dal principio.

Tanti anni fa, quando le strade si pulivano ancora con la scopa, mi definivano “spazzino”. Era giusto: spazzavo, quindi ero uno spazzino. Venivo compensato regolarmente per il mio lavoro e potevo dignitosamente mantenere me e la mia famiglia.

Col tempo s’inventarono attrezzi che resero il mio lavoro più veloce, anche se forse non più semplice, perché i rifiuti aumentavano e le strade erano sempre più sporche, ma, con quegli attrezzi, lo potevo svolgere ugualmente bene e ricevere il compenso che mi era dovuto. Mi chiamarono “netturbino”, perché non mi limitavo a spazzare, ma “nettavo”, cioè rendevo pulite, le strade. Il cambiamento del nome era perfettamente logico e coerente. Tecnico, oserei dire.

Attenzione, non pensavo di essere salito di grado perché da “spazzino” ero diventato “netturbino”, visto che il mio lavoro era sempre lo stesso e la paga pure.

Un giorno però le cose cambiarono. Dissero che bisognava usare un linguaggio “politically correct”, pare significasse “politicamente corretto”, perché lo dicessero in inglese non l’ho mai capito. Io non sapevo che voleva dire, parlavo il mio dialetto, come avevo sempre fatto, e l’italiano, e questo forse nemmeno troppo bene perché spesso a scuola pure i docenti parlavano in dialetto. Comunque stabilirono che chiamarmi “netturbino” era un’offesa, io ero un “operatore ecologico”. Per me, che mi chiamassero “spazzino”, “netturbino”, “operatore ecologico” o anche “superman” non cambiava proprio niente, solo che fu allora che cominciarono a consegnarmi il compenso per il mio lavoro in ritardo, un ritardo che a volte si protraeva per mesi e questo sì che mi faceva sentire in condizione d’inferiorità, insomma offeso.

Perché la dignità, il rispetto, non dipendono dalle parole, ma da quello che si fa per meritarseli. Una classe politica che pretenda di essere rispettata dal suo popolo, quindi di essere votata e obbedita, non sarà cambiando il linguaggio, i termini da usare per indicare le persone, i mestieri, le caratteristiche della gente, che dimostrerà verso di loro rispetto e a loro potrà chiederlo, ma piuttosto rispettando davvero la gente attraverso un comportamento onesto e responsabile. Questo sì che sarebbe “politically correct”, cioè “politicamente corretto” per chi rispetta pure l’italiano!

Ninì Giudici

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