giovedì, 20 giugno 2019
l'editoriale di Luisa Montù

UN NATALE SENZ’AMORE

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E’ Natale, sì, ma un tempo si parlava di Natale d’amore, si pensava che questa ricorrenza riuscisse a esaltare i buoni sentimenti, che la gente, almeno in questo periodo, diventasse davvero più buona. Forse non è mai stato così, ma almeno si cercava di far apparire che lo fosse.

Oggi l’odio ha prevalso. Forse è proprio questo il sentimento che nutre la razza umana, perché le città, le nazioni, i continenti ospitano solo fazioni, fazioni che si scontrano l’una con l’altra; sulla politica, sulle scelte sociali, sullo sport, persino sulla musica. Finanche il presepio, sì, proprio il presepio!, è diventato motivo di scontro. Si discute (no, si litiga aspramente) se farlo per rispetto della nostra tradizione o non farlo per rispetto delle altre religioni. Già, me è proprio il rispetto quello che è venuto totalmente meno, il rispetto per il pensiero. Non ci riferiamo qui al pensiero altrui, ma alla possibilità (e soprattutto alla capacità) di pensare. Perché pensare non vuol dire sostenere a spada tratta un’idea, nostra (perché maturata nella nostra mente o diventata nostra perché inculcataci da altri a dispetto della nostra volontà o capacità di capire) o altrui, pensare vuol dire riflettere su un’idea, ragionarci, elaborarla, farla, sì, nostra, e magari poi renderci conto che era sbagliata e avere il coraggio ma soprattutto l’intelligenza di cambiarla.

Si parla tanto, ma non si pensa più e questo ha fatto sgretolare tutte le conquiste nella civiltà ottenute attraverso secoli di dominio della razza umana sulle altre del pianeta. Siccome però quel concetto di civiltà è rimasto vagamente impresso nelle nostre povere teste, si crede che attraverso la finzione, l’ipocrisia, si possa illudere se stessi e gli altri che buoni sentimenti e pensieri intelligenti esistano ancora.

Che da che mondo è mondo l’ipocrisia sia stato appannaggio indiscusso della politica si sa benissimo, eppure non c’è nulla in cui crediamo di più fino a giocarci per questo la vita nostra e il futuro dei nostri figli. Pazzi! Seguiamo come docili pecorelle chi ci fa credere che si sta battendo per noi, per il nostro benessere, per un domani migliore e ci ritroviamo poveri, a mani vuote, senza più illusioni. E’ per questo che ci ostiniamo disperatamente a credere che quelle illusioni non siano illusioni ma ancora speranze? E allora ce la prendiamo con chi ci capita a tiro, con chi ha capito, lo insultiamo per capriccio, lo aggrediamo per sfogare la rabbia che abbiamo dentro come bambini che litigano per le caramelle, ma le caramelle si sciolgono e in mano resta solo uno sciroppo appiccicoso.

Lo specchio di tutto questo sono i social, dove trovate, accanto gli uni agli altri, messaggi di odio, di disprezzo, di razzismo, di offesa e auguri natalizi melensi e sdolcinati trasudanti ipocrisia come disgustosa melassa.

E questo Natale senz’amore ci si radica nell’anima e ci ferisce, forse ci rende ancora più cattivi.

Ma perché siamo sempre più cattivi? Semplice, perché abbiamo perso la libertà. La libertà di esprimerci se non aggregandoci a un pensiero altrui. La libertà di essere diversi, ma non, o non solo, diversi per razza, per sesso, per età, diversi per le scelte, per i comportamenti, per il modo di esprimerci. La libertà di pensare in maniera diversa, quindi la libertà di vivere.

Il solo augurio dunque che sentiamo di fare ai nostri lettori (ed è un augurio sincero, senza alcuna traccia di ipocrisia ma nemmeno d’indulgenza) è di lottare, con gli altri ma anche con se stessi, con la propria pigrizia, col proprio naturale avvilimento, per riuscire ad affermare ogni istante della vita la propria libertà di pensare.

In questo senso, buon Natale, amici, buon Natale davvero con tutto il cuore.

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