domenica, 20 gennaio 2019
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LE NICCHIE PREZIOSE DELLA BIBLIOTECA CITTADINA

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Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire” (da “Memorie di Adriano”, Margherite Yourcenar).

Questo è una biblioteca, è una banca, è un’agenzia fornita di sportello per i movimenti di moneta quotidiana, il prestito dei libri per la lettura a casa. E’, anche, un deposito aureo, una garanzia di valore che della banca fa la credibilità, ovvero le tracce del sapere umano prodotto nel tempo.

Quella di Modica, intestata a Salvatore Quasimodo, ha un deposito aureo considerevole fatto di parecchi volumi secolari pervenuti dalle biblioteche di conventi e delle famiglie nobili dei secoli passati, questo la rende una biblioteca importante.

La Biblioteca Quasimodo in deposito ha un altro piccolo gioiello, che contribuisce a renderla unica fra le altre del meridione d’Italia, è la sezione di genere, la sezione creata dalla “Consulta Femminile”.

Si tratta di una raccolta di poco più di 1000 volumi di argomento vario (narrativa, storia, filosofia, religione, psicologia, politica, scienze) scritti da donne, ovvero una produzione di sapere fissato nei testi da quando le donne hanno osato “dire e dirsi” a partire dalla consapevolezza del proprio genere.

Anche questa sezione è un dono, realizzato nel 1988, proviene dal gesto audace e consapevole del gruppo di donne consultrici con l’obiettivo di portare in periferia un sapere di nicchia che altrimenti sarebbe rimasto appannaggio di un’élite dei grossi centri del nord.

Le consultrici hanno puntato all’obiettivo di far crescere la consapevolezza sull’identità, identità che declina sui due generi che la natura dà. Hanno creduto che la formazione di coscienza consapevole sul genere sia un bene che ricade sull’intera società, uno stimolo utile affinché ciascuno scavi dentro di sé e rafforzi la posizione duale della realtà identitaria che è realtà ontologica e irriducibile.

La biblioteca civica, dopo anni di chiusura, per la necessità di ristrutturazione dei locali, ha di recente celebrato l’inaugurazione e ha ripreso l’attività ordinaria.

Il 7 gennaio 2019, ha avuto luogo un evento, organizzato dalla Consulta Femminile in accordo con l’Amministrazione cittadina, per sottolineare la valenza della sezione di genere. Una sottolineatura della specificità che amplia la qualità di offerta culturale.

Sono stati invitati i Comuni del circondario per prendere visione dell’opportunità di poter usufruire di questi testi non altrimenti reperibili, a meno di non ricorrere al sistema bibliotecario nazionale.

Ha sottolineato il valore di questo patrimonio librario specifico il prof. Uccio Barone (direttore onorario della biblioteca), sono intervenuti anche l’Assessore alla Cultura Maria Monisteri e il Sindaco.

Alle esponenti della Consulta è toccato il compito di esprimere l’orgoglio della realizzazione, ma soprattutto l’obiettivo di utilizzarla come fonte di incontri formativi non solo con le tante altre donne del territorio affinché, tramite la lettura, possano rendersi consapevoli, delle catene interiori ed esterne, che limitano libertà e negano diritti, ma soprattutto come strumento per incontrare le giovani generazioni, sia attraverso incontri nell’ambito scolastico che in biblioteca, con eventi calibrati sui loro interessi.

La finalità è quella di contribuire alla strutturazione della loro identità. L’ambizione delle consultrici è di aiutare i giovani e le giovani a riflettere sull’identità individuale, affinché possa strutturarsi forte, ma consapevole della parzialità, parzialità che spetta al singolo genere al fine di poter riconoscere la legittima parità di valore all’altro.

Solo il riconoscimento di questa parzialità può disinnescare la vecchia e superata posizione del dominio che spetterebbe al maschio e della sottomissione che competerebbe alle femmine. Questa posizione di disparità è ormai solamente foriera di disadattamento sociale. Purtroppo i processi di elaborazione psichica sono lenti, e per chi è stato in posizione di privilegio è un cammino che presenta molta resistenza, dopo millenni di indiscussa supremazia, il maschile fa molta fatica a comprendere che il femminile è uscito dalla schiavitù in cui il patriarcato lo relegava, le donne hanno rotto le catene psichiche, le hanno rotte da tempo, e indietro non può più tornare.

La disparità di valore e di posizione che per mancanza di elaborazione purtroppo persiste ancora nel maschile in mancanza di assoggettamento del femminile provoca aggressività, sfociando, nei soggetti più fragili, in quell’orribile fenomeno che è il femminicidio.

Le donne consapevoli hanno il dovere di lavorare su questo aspetto culturale, possono farlo fornendo aiuto all’elaborazione ed evoluzione identitaria dei due generi, ne hanno il dovere per sottrarsi al pericolo dell’eliminazione fisica, ne hanno il dovere per dare una mano all’altro genere, che, avendo perso il dominio sul femminile che costituiva l’ancora con cui approdare e percepirsi dominatore, ora che ciò non funziona più nella realtà quotidiana perché il femminile ha maturato coscienza del diritto alla libertà interiore e non sottostà al dominio, ora il genere che è rimasto incagliato nella cultura patriarcale brancola nel buio di sé, ed è causa di disagio sociale ed esistenziale per entrambi.

Poiché è noto che chi rimane indietro fa zavorra frenante il cammino della civiltà, spetta al soggetto più consapevole agganciare e trascinare chi si è bloccato e arreso. E’ un lavoro enorme, difficilissimo, un impegno ambizioso, un lavoro che richiederebbe sinergie di tutte le agenzie formative, ma la Consulta vuole iniziare a fare la propria parte, sperando di riuscire a creare sinergie con la scuola, le famiglie e le altre strutture sociali che accolgono i giovani, mano a mano, strada facendo.

Carmela Giannì

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