giovedì, 20 giugno 2019
IMG_1359

OGGI COMPIO 70 ANNI

Print pagePDF pageEmail page

b11434ff-a72a-4cd0-9b2d-cf0273315beeOggi compio 70 anni, sono orgogliosa di annunciarlo, sono una vecchia felice di esserlo. Ho una vita stracolma di passioni e di interessi, ho vissuto tutti questi anni con avidità e curiosità e ancora non sono sazia, non mi basta mai la bellezza che rubo alla quotidianità, non mi lascia indifferente lo stupore che la vita sa dare.

Sono fortunata perché mi è stato dato di vivere a lungo, di vivere pienamente sia gioie che dolori.

La mia vita è un baule grande, pieno di cose, di occasioni, di prodigi, di stupore, certo anche di fatiche e di dolori, ma tutto mi ha arricchito e io niente ho evitato, mi sono esposta agli uni e agli altri con la medesima apertura, mi sono esposta, non mi sono fatta da parte, ho vissuto ciò che la marea mi ha sbattuto in faccia.

La marea col suo movimento incessante, ora impetuoso ora calmo mi ha levigato come leviga le pietre, a settant’anni sono più liscia di come lo ero a sette, lo so bene, ho ricordi nitidi di tutte le fasi della mia vita, oggi sono più liscia di ieri, ma non sono diventata marmo, resto pietra come sono nata e ne sono fiera e felice.

Non faccio bilanci perché quel fiume in piena che è la vita scorre naturalmente e ciò che è stato è stato, ogni giorno è nuova acqua e io bevo sempre quella fresca del momento.

Niente bilanci, un compleanno non è occasione di bilancio, è un giorno speciale come tutti gli altri. La mia esistenza non contempla bilanci, né di previsione, né consuntivi, nella mia vita c’è piuttosto il rendiconto quotidiano, quello sì, serve per mantenere in ordine la situazione esistenziale, ed io lo faccio con metodicità, mi serve per potermi concedere al sonno che altrimenti non giungerebbe o se sopravvenisse per stanchezza non sarebbe un buon sonno e a me piace dormire bene e svegliarmi dopo un reset totale.

Quindi solo progetti per il tempo che resta, curiosità da soddisfare, mete da raggiungere, sfide da accettare.

Certo quello dei settanta non è un compleanno come quello dei trenta o dei quaranta, è diverso perché giunge il tempo del testamento, del tramando di eredità, neanche questo è nuovo, nei decenni passati già lo pensavo, ma adesso è giunto, ho già preso accordi col notaio, non è ancora formalizzato, ma in via di stesura.

Questo atto, la consegna di eredità, fa parte di quel rendiconto quotidiano che mai tralascio, ma se in quello individuale non mancano mai due domande: “cosa ho imparato oggi”, “cosa ho realizzato oggi”, in quello relazionale se ne impone un’altra di domanda: “cosa lascio, a chi lascio”. Tralascio l’aspetto familiare, qui non serve, mi soffermo su quello sociale. Ovviamente è escluso l’aspetto materiale perché chi nasce povero e vive onestamente del proprio lavoro sul piano materiale non può lasciare nulla. Il cosa tramando va sul simbolico.

Tramando un esempio d’impegno, ovviamente a chi ha saputo guardare con purezza di cuore, so bene che i più hanno guardato con pregiudizio, altri con sentimento di invidia, per entrambi le posizioni non restano segni, non potrebbero reggere, schiaccerebbero.

L’oggetto del testamento in via di stesura riguarda la politica delle donne e con le donne, cioè la politica fuori dal potere, non perché il potere non è da me ritenuto importante, ma perché rispetto all’accezione corrente lo intendo nell’accezione decentrata, cioè “poter fare”. In questo senso è importantissimo, ma per poter fare occorre innanzitutto essere autorevoli, cioè disinteressati sul piano personale e credibili, esserlo nella percezione e valutazione degli altri, cioè averlo riconosciuto da chi osserva. Ma veniamo all’oggetto: la Consulta Femminile.

Per me è stata un’esperienza assai significativa sul piano del senso e sul piano del simbolo, e quando, dopo oltre vent’anni di attività, per assottigliamento del numero delle aderenti è stato opportuno metterne in pausa l’azione me ne sono dispiaciuta, mi rammaricavo delle cose lasciate incomplete, delle cose sospese, della memoria dispersa.

Adesso, nel mio settantesimo, l’esperienza della Consulta Femminile riprende ricominciando da tre, cioè costruendo sul precedente, ovviamente con materiali e tecniche contemporanee, ma si innesta su ciò che c’era, e per me accompagnare il nuovo gruppo nei suoi primi passi è il piacere e l’orgoglio di consegnare un’eredità.

E’ veder raccogliere un patrimonio simbolico dove ho profuso molte energie. Sapere di poter lasciare altre donne che raccolgono il valore dell’esperienza passata e la rilanciano a partire dal loro bagaglio di potenziali energie, slanci motivazionali ed ideali, competenze e saperi, per me  è una restituzione di senso che mi ripaga dell’impegno che vi ho dedicato.

Sapere che accompagno questo re-inizio per affidare ad altre un metodo, una risorsa ideale, una struttura attraverso cui poter agire soggettività, estrinsecare idee ed agire saggezza è una soddisfazione grande.

Lo so, apparirà piccola cosa, in fondo lo è, specialmente se si fanno paragoni, che so,  con onori, carriere, però le cose hanno il valore che ciascuno gli dà, tutto è relativo. E comunque mettere su un gruppo di 35 donne che danno rilevanza all’azione politica condotta secondo il principio dell’ottica di genere è un’impresa non indifferente e l’avervi contribuito in maniera determinante mi fa essere orgogliosa.

Va detto che l’attuale gruppo che compone l’assemblea della Consulta Femminile, quello che si appresta a muovere i primi passi, non è, come avvenne nella prima esperienza della Consulta nel 1987, spinto ad entrare in azione dalle organizzazioni sociali presenti sul territorio, piuttosto nasce dal basso, stavolta sono le donne che autonomamente, a partire dal loro desiderio, decidono di mettersi in gioco in questo ambito, solamente dopo aver deciso chiedono una designazione formale all’organizzazione più prossima al loro ambito di appartenenza.

L’impresa sta proprio qui, nel riuscire a coinvolgere soggetti consapevoli e desiderose di mettersi in gioco in un ambito non certo consueto, un ambito dove non potranno esserci vantaggi personali, ma solo spazio per tessere tela simbolica, per tessere rete sociale, per agire buone prassi da mettere a disposizione anche del Consiglio Comunale, oppure elaborare proposte da sottoporre all’Amministrazione cittadina, ma, più di ogni altro, l’obiettivo ben più lusinghiero è poter essere in un luogo e un tempo politico, scevro dalle dinamiche partitiche, dove pensare e fare azioni per costruire un senso dell’identità basato sulla dualità e parità di genere, un progetto ambizioso da agire in una relazione significativa con le giovani generazioni.

Questa impresa ovviamente mi è costata fatica, ma mi piace e la metto nel mio grande baule.

Carmela Giannì

Condividi!