domenica, 17 febbraio 2019
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“SISTEMA” RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

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La raccolta differenziata dei rifiuti è legata ad un “sistema”, cioè ad una pluralità di elementi coordinati fra loro in modo da formare un complesso organico soggetto a date regole.

Perché il sistema possa funzionare è necessario che la pluralità di elementi e il loro coordinamento siano noti a tutti quelli che vi partecipano, cioè agli amministratori, agli operatori che gestiscono i passaggi e le fasi della complessa catena di passaggi. Deve non di meno essere noto, per la parte che li riguarda, anche agli utenti, cioè quelli che i rifiuti li producono e al nuovo sistema devono adeguarsi, cioè ai soggetti che devono cambiare le abitudini rispetto alla raccolta non differenziata.

Se solo uno di questi anelli non si aggancia alla catena funzionale l’ingranaggio si blocca, succede insomma quello che i nostri occhi vedono quotidianamente, ovvero il fallimento del sistema e il trionfo della sporcizia.

Perché il problema non è solo differenziare, farlo correttamente e conferire il rifiuto nei giusti involucri, depositare negli appositi contenitori nei giorni indicati.

Non è neanche solo ritirare le varie tipologie di rifiuto nei giorni previsti, il vero problema è fare coincidere l’organizzazione con la consapevolezza dell’utenza su tutti gli aspetti del sistema, sia in termini di modalità di conferimento che di ritiro, ma anche di giornate compatibili con il ritiro da parte della ditta. Infine quello di pretendere l’esecuzione rigorosa di conferimento del rifiuto senza tollerare cumuli esterni ai contenitori appositi.

Insomma non basta annunciare che si passa da un sistema ad un altro, non basta farlo partire affidandolo ad una ditta dotata di mezzi necessari perché tutto proceda in efficienza.

La macchina non si mette in moto se il quadro di comando non è dotato di un congegno elettrico che attiva i collegamenti fra le varie parti.

Come è sotto gli occhi di tutti noi, non è bastato annunciarlo e metterlo in azione per vederlo automaticamente funzionare, non è stato sufficiente neanche attendere che il sistema entrasse a regime.

A quasi un anno di distanza dall’inizio del sistema di raccolta differenziata alcuni ingranaggi riguardanti la ditta sono migliorati, ma manca ancora la piena collaborazione dei cittadini, di molta parte di essi, e, dato il numero dei non allineati, è evidente che non si tratta solo di negligenze e di resistenze verso il nuovo, è evidente anche ai ciechi che si tratta di non conoscenza degli ingranaggi del sistema.

Manca insomma la fase che doveva precedere l’avvio del sistema, quello che doveva sollecitare il cambio di approccio allo smaltimento del rifiuto, per non dire che sarebbe stata utile anche quella dose di elementare cultura verso la produzione di rifiuti. Agire su questo versante avrebbe reso tutto più semplice e più leggero.

Ammettiamolo, l’asino casca su questo punto, slitta su questa schiuma disgustosa che è l’ignoranza dell’adeguato modo di stare al mondo con responsabilità.

Prima di avviare il sistema di raccolta differenziata era necessario informare tutti i cittadini del fatto che praticare la differenziazione non è stata una decisione facoltativa, ma è stato obbedire ad un obbligo preciso imposto dalla Regione ai Comuni, imposizione dettata dal fatto che ad essa è stato negato il permesso di aprire altre discariche.

Insomma differenziare i rifiuti è un obbligo legale, è anche un obbligo morale, perché non è possibile aumentare ulteriormente il grado di inquinamento.

Bisognava che ad ogni cittadino venisse detto, chiaro e netto, che non si può più vivere e consumare come si è fatto in passato, perché la vita sulla terra non è più compatibile con l’agire irresponsabile che si è agito negli ultimi quaranta anni.

Il cittadino queste cose teoricamente le sa, ciascuno vede i cambiamenti climatici, i disastri da fenomeni atmosferici non previsti, ma pensa che ci devono pensare i governi a cambiare le cose. Anche i governi pensano che tutto deve partire da loro, solo che lo intendono nel senso che basta fare una gara d’appalto, espletare una gara, affidare il sistema ad una ditta e poi via, tutto fatto!  Pensa così anche il Sindaco Abbate, pensa che tutto dipenda dal suo impegno di presenza sulle emergenze per governarle.

Purtroppo registriamo che non funziona così, che non basta il presenzialismo per raddrizzare ciò che non va come dovrebbe andare.

Bisogna prendere atto che moltissimo dipende dall’entrata in azione di quella cosa ormai fuori moda che si chiama responsabilità. Benedetta responsabilità che deve dividersi nelle dovute proporzioni tra governi e individui.

Se non entra in gioco questo fattore immateriale, ma essenziale, nessun sistema può funzionare, nessun cambiamento può avvenire.

La “responsabilità” che sarebbe dovuta entrare in azione molto prima del nuovo sistema di raccolta, doveva coinvolgere innanzitutto il sindaco, che si sarebbe dovuto adoperare ad incontrare, quartiere per quartiere, tutti i cittadini per dire loro che era giunto il momento di diventare attori del nuovo, attori del cambiamento che la salute richiede e la terra reclama. Avrebbe dovuto dire che non è più possibile consumare più risorse di quelle che l’universo ci fornisce e più di quelle che l’atmosfera tollera.

Avrebbe dovuto dire che era necessario uscire dalla passività, uscire dal concetto di essere serviti ed entrare nel nuovo concetto di adeguarsi alla compatibilità dell’essere, ciascuno, anello di un’unica catena che la vita consente.

Bisognava dire che ciascuno doveva rimboccarsi le maniche ed agire in maniera diversa rispetto a come si era fatto fino a quel momento, perché questo richiede la virtù e la saggezza della vita.

Il sindaco avrebbe dovuto assumere la responsabilità di dire che era finito il tempo del facile, che tutti avrebbero dovuto adeguarsi pena sanzioni ai reticenti.

Detto ciò, avrebbe dovuto passare la parola ai tecnici competenti del sistema i quali avrebbero dovuto spiegare con chiarezza, e con responsabilità, che i rifiuti avrebbero dovuto essere differenziati per tipologie, e spiegare come, raccolti in quali tipologie di sacchetti, dove e come reperire questi sacchetti, e poi, dove e quando conferirli.

Se ciò fosse stato fatto, ciascuno, nel giro di poco tempo, avrebbe interiorizzato che la borsetta di tela andava tenuta a portata d’uso, che la plastica degli involucri può essere limitata, basta fare un po’ di attenzione, che la roba da comprare può essere scelta nei contenitori di vetro piuttosto che in quelli tipo tetrapak che va nell’indifferenziato e quindi in discarica che rimane come eredità per secoli, che la carta può essere limitata all’essenziale, che la plastica delle bottiglie d’acqua va compressa per ridurne il volume, che quella rigida dei contenitori può essere lavata e quindi trattenuta in casa per conferirla una volta la settimana nei sistemi mobili di raccolta, col vantaggio che questi rilasciano lo scontrino che dà diritto allo sconto sulla bolletta.

Con una adeguata informazione, ciascuno avrebbe potuto realizzare che, tutto sommato, si tratta di agire piccoli sforzi perché tutto diventi fattibile.

Se questo passaggio logico fosse stato favorito dall’adeguata informazione, la città sarebbe potuta tornare ad essere pulita, i contenitori di raccolta decorosi, i cumuli di rifiuti attorno ad essi eliminati, perché c’è la disponibilità del sistema a ritirarli una volta avvisato.

In fondo il sistema prevede tutto questo, prevede anche che le persone impossibilitate a portarli fuori per ragioni di salute ricevano il ritiro a domicilio purché questo venga documentato da certificazione medica.

Insomma, tutto potrebbe funzionare se ciascuno si limitasse a conferire giornalmente nell’apposito contenitore solo l’umido.

Ma l’esito è quello che gli occhi di ciascuno registrano, il disordine, i cumuli dei rifiuti ingombranti vicino ai cassonetti, sporcizia perché i sacchetti di raccolta non sono quelli adeguati, sciatteria insopportabile e inciviltà che regna sovrana.

So già che qualcuno dirà che altrove e peggio, che Palermo e Roma dimostrano che la differenziata comporta problemi ingovernabili. Potremmo anche aggiungere che la mafia c’entra, che la corruzione ci lucra, che è impossibile la disciplina diffusa. Potremmo anche aggiungere che praticare la repressione ai negligenti è difficile perché richiederebbe un sistema di sorveglianza impossibile da praticare.

Insomma, se vogliamo declinare la responsabilità individuale tutte le ragioni sono buone, ma se facciamo esame di coscienza dobbiamo ammettere che complessivamente, come comunità, siamo dei falliti, falliti per pigrizia e per ignoranza, e dobbiamo ammettere che ce ne freghiamo del futuro della vita sulla terra.

Dobbiamo ammettere che ci costa troppa fatica raccogliere le cicche delle sigarette che fumiamo in un apposito contenitore per conferirle una volta la settimana nell’indifferenziato.

Dovremmo vergognarci nel contemplare che il pacchetto vuoto delle sigarette non vogliamo smembrarlo, dovremmo sentirci degli stupidi a non mettere la pellicola con la plastica, la stagnola con la plastica e la parte di cartone insieme alla carta, ma per carità….! Troppa attenzione! Troppa fatica! Troppo impegno!

Inutile dire che l’assenza di queste piccole azioni inficia il conferimento di interi blocchi di differenziata ben fatta, con l’esito che finirà tutto in discarica, ovvero in cumuli di rifiuti che richiedono secoli per disfarsi e degradarsi.

Dovremmo ammettere che siamo degli imbecilli che non capiamo il peso e le conseguenze delle nostre azioni, dovremmo dirci che siamo imbecilli che pensano di essere astuti, ma nella sostanza risultiamo essere piccoli furfanti senza rispetto per noi stessi e per i nostri figli, e anche per le generazioni che verranno, generazioni che, a buon diritto, ci giudicheranno criminali da strapazzo, o, se vorranno essere clementi, come cretini, ignoranti e indegni della qualifica di esseri pensanti e raziocinanti.

E adesso facciamoci un bell’esame di coscienza e proviamo ad accettare la sfida, moltissimo dipende da noi singoli, non tutto, ma intanto facciamo la nostra parte, poi chiediamo che vengano attivate le sanzioni, solo allora potremo chiederlo a gran voce, solo allora potrà funzionare!

Anche il Sindaco ormai deve essersi reso conto che nel sistema della raccolta gli anelli non sono ben collegati, tanto e vero che torna sul campo con una campagna informativa denominata “Chiedimi, non mi rifiuto”.

Per carità, meglio tardi che mai, ma ancora una volta il Sindaco l’aggancia al protagonismo personale, sceglie le scuole e cerca di coinvolgere le famiglie, insomma torna sul campo ma con lo scopo evidente della platea per sua visibilità.

Perché, diciamocelo, i bambini sanno benissimo come si differenzia e non hanno nessun tipo di resistenza a farlo, purtroppo a confrontarsi e ad agganciarsi al sistema sono le famiglie, non i ragazzi, e in orario scolastico le famiglie sono al lavoro, non possono essere presenti a scuola, se non in piccola parte.

Questo lavoro di informazione dettagliata, se si vuole raggiungere l’efficienza, deve essere fatto quartiere per quartiere, concordando l’ora di maggiore presenza possibile con i residenti, deve essere fatto dai tecnici del settore, il Sindaco deve solo firmare la lettera di convocazione, poi deve dedicarsi a ben altri compiti.

In questi appuntamenti deve venir data informazione dettagliata di tutti i passaggi del sistema in modo da creare quell’aggancio che manca, ma deve anche venire prospettata la sanzione dovuta a chi non si adegua.

Insomma non basta essere presente in 4 scuole, la cittadinanza è estesa su un territorio vasto, con 4 incontri in orario lavorativo delle famiglie l’obiettivo della consapevolezza del funzionamento del “sistema” non può essere raggiunto.

Carmela Giannì

 

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