domenica, 17 febbraio 2019
Robot_

IOTIZZAZIONE

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Il vocabolario si arricchisce. Se la tecnologia dà vita a nuove cose, a nuove scoperte, a nuove invenzioni, è pur necessario dare un nome e “battezzare” i neonati e le neonate, ma con nomi nuovi, inventati anch’essi. Qui la tradizione onomastica non può servire ed essere applicata. Della neonata “cosa” diciamo subito il nome: IoTizzazione. La T va conservata per ricordarci che si tratta della T di Things. Internet of Things. Qui l’inglese serve.

Ho appreso qualcosa dalla lettura del libro del quale intendo parlarvi.  Che cosa avrei appreso? Che se gli anni di fine secolo mi sorpresero per l’inatteso arrivo del personal computer, e servendomi di questo fui sorpreso di poter comunicare con qualcuno a mille miglia di distanza, senza dover prendere carta e penna per scrivere una lettera e un francobollo per spedirla al destinatario (posta elettronica), del cellulare per comunicare ancora con quel qualcuno ascoltando la sua viva voce e facendo ascoltare la mia voce, e mi fermo qui, tralasciando alcune altre invenzioncelle non meno “scandalose”, ora ho appreso che dietro a queste sorprese tecnologiche potrei trovarmi sorpreso dalla follia dell’intelligenza artificiale.

Follia artificiale è il titolo di un libricino di pagine 97 edito da Rubbettino e scritto da Luca Bolognini, avvocato, “uno dei massimi esperti europei di privacy e diritto dei dati” (1), il cui volto certamente avrete qualche volta visto in TV, in trasmissioni in cui si discuteva di privacy e di violazione della privacy. Scrive Bolognini (a pagina 32): “….voglio riflettere senza tecnicismi né erudizione sull’intelligenza artificiale e sull’internet delle Cose (Internet of Things, in sigla: IoT)”. Già da questa sigla IoT è nata una nuova parola, un neologismo tecnologico: IoTizzazione.

Bolognini: “Vi dipingo sommariamente uno scenario di IoTizzazione e di artificializzazione estreme (omissis); figuratevi che, in capo a qualche anno, tutti gli oggetti avranno un’anima. “Animalismo digitale”, credo ut intelligam. Dalla forchetta allo spazzolino… dalla bottiglia al bicchiere, dal giocattolo alla scarpa… dal catètere alla flebo. (omissis) Di più ancora di più anche le parti oggettuali di noi stessi esseri umani, dal sangue al tessuto cellulare, potranno essere IoTizzate e dotate di intelligenza e interconnessione in Rete. E tutte queste cose animate saranno dotate di intelligenza, per elaborare informazioni, dati, effetti, e capacità di comunicare tra loro e con gli esseri umani.”

Da questo punto in poi sono prefigurati scenari avveniristici e futuribili, ma anche apocalittici, che se potessero e dovessero (ma lui ci crede) avverarsi tra qualche decennio, sorprenderebbero noi e il nostro attuale mondo, non quelli che verranno, se verranno nel futuro mondo.

Bolognini pensa e crede veramente nell’avvento dell’intelligenza artificiale, ecco perché vuole mettere in guardia noi dinanzi alla follia artificiale. ”L’intelligenza, il cervello di queste cose potrà essere locale, in esse stesse, o disponibile da remoto, in server (computer) lontanissimi collocati all’interno di data center… – Vivremo immersi e pervasi, invasi e trasformati in un tutto bio-digitale, tant’è che oggi parliamo di BioT più che di IoT.”

“Esagero? (omissis) Mi affascina e intimorisce di più la follia artificiale, dell’intelligenza. Il momento in cui le macchine “daranno di matto”, per il complicarsi intelligentissimo dei loro calcoli e della loro sensibilità. Finché saranno razionali, potremo controllarle: la loro irragionevolezza, il loro squilibrio mentale artificiale, anche i loro capricci saranno la vera sfida.” ”L’essere umano ha fatto cose atroci, nella storia, senza essere artificiale,… tuttavia le peggiori nefandezze belliche sono state frutto non tanto dei sentimenti di rabbia, gelosia, invidia, cupidigia e altre emozioni negative, bensì di iper-razionalizzazioni. La perfezione di un calcolo astratto automatizzato è più vicina alla follia rispetto all’imperfezione dei sentimenti e delle regole di natura umana.”

Affascina, inebria, esalta questa eventualità che le cose costruite dall’uomo possano possedere altrettanta o maggiore intelligenza del loro costruttore e intimorisce invece la speculare eventualità che le cose “automatizzate”, robotizzate possano sfuggire ad ogni controllo dell’uomo. “Non possiamo dirci sicuri del fatto che il robot farà questo o quello, e solo questo e solo quello, perché potrà fare anche di testa sua.”

”In questo caso – conclude Bolognini – poiché “l’intelligentissima follia artificiale è la nuova frontiera del rischio, in pace come in guerra, prepariamoci a combatterla a mani nude sulla tastiera”.

Alieno

(1) Luca Bolognini, avvocato e presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy e la valorizzazione dei Dati.

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