domenica, 17 febbraio 2019
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ORA È RECESSIONE TECNICA

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L’economia italiana è entrata in recessione tecnica? Si.

L’Istat ha certificato che nel quarto trimestre del 2018 il Pil è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente ed è altresì aumentato dello 0,1% in termini tendenziali.

Trattasi del secondo calo congiunturale consecutivo dopo il – 0,1% segnato nel terzo trimestre del 2018, quindi primo segno negativo del secondo trimestre 2014.

Cerco di essere ancora più chiaro su quanto detto sopra: nel 2018 il Pil si è incrementato dell’1%, meno rispetto al + 1,6% del 2017.

Veniamo alla nostra analisi. Si parla di recessione tecnica quando il Pil fa segnare una variazione congiunturale negativa per due trimestri consecutivi. Attenzione, la variazione congiunturale prende a raffronto il trimestre precedente, mentre quella tendenziale (economica), che pure ha un rilievo statisticamente importante per valutare l’andamento economico di un paese, fa riferimento allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Tale indicatore non dà però risposta su durata e gravità del rallentamento economico. Per certificare che trattasi di recessione conclamata e non transitoria occorre prendere in considerazione l’andamento di tutta una serie di altri indicatori: oltre al Pil, occupazione e reddito di imprese e famiglie, consumi e andamento demografico.

La recessione o la crescita hanno un forte impatto sulla Politica Economica di uno Stato e di conseguenza sui cittadini.

Pertanto le dichiarazioni del ministro Tria, che ha parlato di un dato “atteso e determinato dal ciclo economico europeo”e che non sta “intaccando il recupero di fiducia dei mercati finanziari nel debito pubblico”, secondo noi non trova nessuna giustificazione.

Aggiungiamo che questo doppio meno arriva dopo ben quattordici trimestri consecutivi di crescita, sebbene tutt’altro che significativa.

Ora si capisce bene dai dati sopra evidenziati che siamo lontanissimi da quel più 1% che il governo ha messo alla base della Legge di Bilancio.

Sullo spread non ci mettiamo le mani nei capelli ma altresì, sui valori sempre vicini a 250 punti base, certamente non stiamo tanto tranquilli.

Lega e grillini contro i dati sulla recessione scommettono su una ripresa oggi imprevedibile. Loro si affidano a quota 100 e al reddito di cittadinanza come lo sciamano alla danza propiziatoria.

Noi siamo del parere che questo governo faccia la sua strada forte anche del consenso che va oltre il 60%. Ma è anche vero che corregga la rotta economico – finanziaria per evitare di andare a finire sugli scogli.

Più volte noi e tante altre voci autorevoli abbiamo sollecitato i due luogotenenti a diminuire il cuneo fiscale a imprese e famiglie e non invece penalizzare il ceto medio con il blocco dell’adeguamento pensionistico.

Sboccare i cantieri pubblici e privati significa favorire l’occupazione e nel contempo vitalizzare il settore creditizio. Solo così si combatte la disoccupazione e la povertà (si registrano circa 5 milioni di poveri assoluti) e non certo buttando miliardi per fini meramente elettoralistici.

Apprezziamo l’impegno dei grillini di dare una smussata ai privilegi di casta e alla burocrazia, ma li invitiamo altresì a guardare lontano favorendo l’apertura di tanti cantieri che stanno andando alla malora per schermaglie puramente politiche o di trincea.

Questo governo è bene che lavori in Europa e non contro l’Europa. Infatti la schermaglia inutile e dannosa contro la Commissione europea per l’approvazione della manovra 2019 è costata ai cittadini ben 5 miliardi di euro. Per poi fare miseramente marcia indietro.

Opere infrastrutturali, costo del lavoro, stretta al credito: sono le emergenze che il sistema delle imprese segnala in ordine sparso dopo una raffica di revisioni al ribasso sulle prospettive future dell’economia italiana.

Concludo, quindi, invitando ancora una volta il governo in carica a lavorare per gli interessi dei cittadini e non al più favorevole posizionamento politico in vista delle europee del prossimo mese di maggio.

Chi vivrà vedrà.

Salvatore G. Blasco

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